Pride Month – Fiction Rai

Giugno ormai è consacrato ad essere il mese dell’orgoglio della comunita LGBTQ+.

Così ho pensato di parlare di due fiction Rai che hanno trattato nella trama l’argomento.

La prima è La Compagnia del Cigno che conta 2 stagioni.

Nella prima, che ho preferito, la trama si concentrava sui sette giovani protagonisti che frequentano il Conservatorio Verdi di Milano. Uno di essi ha uno zio, a cui è affidato, che è omosessuale. E la cosa che più mi è piaciuta del personaggio, oltre al fatto che è simpaticissimo e tenerissimo, è che sia stato rappresentato senza farlo diventare una macchietta. Perché di solito i gay vengono sempre fatti vestire con abiti dai colori sgargianti e pieni di lustrini, mostrando solo una piccola percentuale di quel mondo. Invece Daniele, nome del personaggio interpretato da Alessandro Roja, è un uomo comune con un lavoro da impiegato. E la sua storia romantica con Daniele2, nome del suo compagno interpretato da Michele Rosiello, è molto bella e “normale”, passatemi il termine. E, cosa strana per un prodotto targato Rai e con un target molto giovane, vengono anche mostrate delle scene in cui i due sono a letto insieme. Che sembra una vera rivoluzione a sentir dall’opinione che l’italiano medio ha della tv di Stato.

Purtroppo la seconda stagione cala notevolmente di qualità sia di trama che di recitazione. Non so se sia dovuto al Covid che ne ha spezzettato le riprese od ad una vera e propria mancanza di idee. Comunque la parte più interessante è un’altra volta quella dei due compagni: uno che si ritrova il nipote futuro padre a poco più di 18 anni e l’altro che vorrebbe l’affidamento di un bambino. Peccato non si sia approfondito meglio questo aspetto perché sarebbe stato davvero interessante vedere confrontarsi con la burocrazia ed il pregiudizio delle autorità in maniera più cospicua. Invece c’è stato solamente un piccolo accenno e poi è finita, come si suol dire, a tarallucci e vino. Anche il carattere euforico del personaggio di Daniele lo zio è stato più marcato e quindi stereotipato. Ma nel complesso rimangono una bellissima rappresentazione del mondo LGBTQ+.

La seconda fiction si chiama Vivi e lascia vivere.

Di questa salvo solamente la trama riguardante il figlio maschio della protagonista: un ragazzino che per tutta la vita ha voluto compiacere il padre giocando a pallanuoto, ma che una volta che esso è venuto a mancare trova finalmente il coraggio di dedicarsi a ciò che più gli piace, ossia il nuoto sincronizzato. E più avanti si scopre anche gay. Togliendo il fatto abbastanza stereotipato che un ragazzo che si interessa ad uno sport che fino a poco tempo fa era prettamente femminile, alla fine sia anche omosessuale, la sua storia mi è piaciuta perché è stata anche una storia di crescita e consapevolezza personale.

Entrambe si possono rivedere su Rai Play.

Mchan

Carnaval

Anno: 2021

Paese: Brasile

Genere:  commedia, sentimentale

Regia: Leandro Neri

Cast: Giovana Cordeiro, Gessica Kayane, Flavia Pavanelli, Bruna Inocencio, Samya Pascotto, Jean Pedro, Felipe Adler, Nikolas Antunes, Rafael Medrado

Trama: Nina è una giovane influenzer che è stata appena tradita dal ragazzo. Così prende la palla al balzo di una proposta di collaborazione e parte per Salvador Bahia con le sue tre migliori amiche. Qui è in corso il Carnevale e lei è nell’entourage del cantante più acclamato del momento.

E’ abbastanza banale e pieno di cliché, ma ne è anche ben consapevole per questo si lascia vedere senza problemi. Non ci sono chissà quali messaggi profondi, solo un paio di ore di spensieratezza tra belle ragazze e bei ragazzi quasi sempre in costume da bagno. Anche il finale è scontato, ma non infastidisce date le premesse.

Le uniche cose che stonavano leggermente, o meglio che a me hanno infastidito, sono la sua amica assatanata di uomini, davvero molto volgare a tratti, più che altro nei modi, e l’altra amica presentataci come assolutamente nerd e poi rivelatosi più “normale” del previsto dato che comunque partecipava a qualunque cosa o festa in cui si imbarcameravano le altre. Ah, ed anche il fatto che ormai che avevano fatto 30 potevano fare 31 dando l’happy ending a tutte ed invece una di loro è rimasta a bocca asciutta per tutto il film.

Bella l’atmosfera festosa, anche se da una parte metteva un po’ di nostalgia e dall’altra un bel po’ di disagio per via di tutta quella gente accalcata in questo determinato periodo storico.

Sicuramente un film da vedere in tv non al cinema.  

Mchan

Shazam!

Anno: 2019

Paese: Usa

Genere: azione, commedia, fantascienza, fantastico

Regia: David F. Sandberg

Soggetto: personaggio creato da Bill Parker e C.C. Beck con storia by Henry Gayden e Darren Lemke

Cast: Zachary Levi, Asher Angel, Mark Strong, Djimon Hounsou, Jack Dylan Grazer, Grace Fulton, Ian Chen, Jovan Armand, Faithe Herman, Cooper Andrews, Marta Milans, John Glover, Adam Brody, Ross Butler, Meagan Good, Michelle Borth

Trama: il 14enne orfano Billy Batson è tutta la vita che fugge dalle case famiglia dove lo sistemano per cercare la madre che ha perso in una fiera. Ora è stato affidato ai Vasquez una coppia molto carina con già altri 5 ragazzi. Il primo giorno di scuola affronta dei bulli per difendere i suoi nuovi “fratelli” e mentre fugge si ritrova in un altro mondo dove un vecchio mago gli dona i suoi poteri rendendolo un supereroe adulto. Quando torna a casa si ritrova a doverlo confidare a Freddie, il “fratello” compagno di stanza e coetaneo, poiché non riesce più a tornare adolescente. Da qui i due ragazzini inizieranno a sperimentare questi poteri e “salvare” la gente dai pericoli di tutti i giorni fino a quando non arriva il super cattivo.

E’ partito un po’ lento, ma poi si è lasciato vedere piacevolmente. Magari potevano non rendere così tanto infantile l’eroe da adulto, che da adolescente è visibilmente più maturo. Comunque bella la storia e belli i messaggi che traspaiono.

La bimba chiacchierina poi è troppo tenera!

Effetti speciali buoni, quei mostri/vizi capitali erano perfettamente orrendi.

Menzione d’onore ad Adam Brody che interpreta Freddie da super eroe: il suo personaggio più iconico, Seth Cohen di The O.C., ha sempre sognato diventare un super eroe ed ora ci è riuscito!

Mchan

Piccole Donne 2019

Anno: 2019

Genere: sentimentale, drammatico, storico

Paese: Usa

Regia: Greta Gerwig

Soggetto: omonimo romanzo by Louisa May Alcott

Cast: Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Laura Dern, Timothe Chalamet, Meryl Streep, James Norton, Bob Odenkirk, Louis Garrel, Chris Cooper, Jayne Houdyshell

Trama: la vita delle 4 sorelle March nella seconda metà del 1800 con un padre al fronte e l’età adulta dietro l’angolo. Meg, Jo, Beth ed Amy, ognuna con le sue ambizioni ed i propri sogni che le porteranno lontano dalla casa natale, ma sempre unite dall’amore tra sorelle.

Avevamo bisogno di un ennesimo adattamento del famosissimo libro della Alcott? No. E questo, a differenza di Emma., non porta nulla in più allo spettatore rispetto ai precedenti film. Anzi, il voler narrare la storia praticamente dalla fine con continui flashback a me ha dato solo il mal di testa. Tra l’altro non si capiva poi molto del senso temporale se non si conosceva già la trama perché le attrici non portavano segni evidenti del tempo che era passato, soprattutto l’interprete di Amy che da dodicenne a diciottenne ha avuto sempre la stessa faccia e lo stesso fisico. Leggermente improbabile.

Anche il fatto che in alcune scene la regista abbia voluto sovrapporre l’identità di Jo con quella della stessa Alcott non si è capito molto. Io sinceramente l’ho scoperto solo leggendo alcune recensioni alla fine della visione.

Le attrici tutte brave, nulla da dire.

Più che altro ho trovato poco azzeccate alcune scelte narrative. Prima di tutte il quasi oscuramento di Beth e del suo rapporto con il signor Lawrence. Da questa pellicola si evince solo che era la più pacata di casa, anche un po’ infantile a giocare ancora con le bambole da praticamente adolescente, e che ad un certo punto si è ammalata.

Per non parlare del rapporto tra Jo ed il professore. Praticamente inesistente. A parte il fatto che in teoria lui doveva essere più anziano e meno “bello”, ma affascinante nei modi e nei pensieri. Naturalmente impossibile da mostrare in quei 3 minuti scarsi dedicati al loro periodo a New York.

Meg è stata relegata a casalinga disperata.

L’unica altra sorella che ha avuto un ruolo rilevante è quella che mi è sempre stata più antipatica: Amy. Ed in questo adattamento comunque si rimarcano gli episodi ed i tratti del suo carattere che me l’hanno sempre resa indigesta. Anche se ad un certo punto la si è voluta far passare per rivoluzionaria con quel suo discorso a Laurie, quando gli dà del nullafacente mantenuto dai soldi di famiglia. Perché lei invece lavora (ironia modeOn). Fa la dama di compagnia della vecchia e ricca zia perché fondamentalmente è tale e quale a lei: amante delle belle cose e con il pallino di sposare uno ricco per fare la bella vita. Non ha mai fatto nulla per aiutare la famiglia. Infatti, anche se la sorella Beth sta praticamente morendo, la madre e la sorella, Meg, non la contattano. E poi quel gesto di sposarsi letteralmente in segreto con Laurie è stato davvero il colpo di grazia alla povera Jo, che tuttavia si è scansata un fosso.

Laurie mi piaceva tanto finché appunto non si è buttato sulla sorella minore, accontentandosi e nello stesso tempo facendo un dispetto a Jo per il suo rifiuto dato che era la sorella che sopportava di meno anche lei.

I genitori non pervenuti. La dolcezza e generosità della madre sono passate in sottofondo rispetto al resto.

Ho decisamente preferito adattamenti precedenti.

Poi sinceramente tutta questa acclamazione perché è un film femminista mi pare esagerata. Non è stata la Gerwig a renderlo femminista, ma la stessa Alcott, quindi anche i precedenti lo erano. Anche se sono stati girati nel 1933, 1949 e 1994.

Mchan

To all the boys: Always & Forever

Anno: 2021

Paese: Usa

Genere: drammatico, sentimentale, commedia

Regia: Michael Fimognari

Soggetto: omonimo romanzo by Jenny Han

Cast: Noah Centineo, Lana Condor, Janel Parish, Anna Cathcart, Ross Butler, John Corbett, Madeleine Arthur, Trezzo Mahoro


Trama: terzo capitolo della saga adolescenziale con protagonisti Lara Jean & Peter.

I due sono all’ultimo anno di liceo, la loro relazione procede bene, fino a quando vengono ammessi in due college differenti. In più lei si “innamora” del college di New York che è praticamente dall’altra parte del paese rispetto a quello in cui andrà lui. I due riusciranno ad avere l’happy ending?

Probabilmente sono troppo cresciuta per i film adolescenziali perché mi sono annoiata a morte. Oltre al fatto che il finale è super scontatissimo, non c’è realmente un qualcosa per cui valga la pena guardarlo.

Qui il personaggio di Peter, che sulla carta (in entrambi i sensi) è abbastanza valido, si riduce a fare da cagnolino alla protagonista. Sarebbe stato bello approfondire la sua situazione famigliare (genitori separati con padre che si è rifatto una famiglia e non ha più calcolato i primi due figli) ed invece viene sì messo in mezzo il padre che nei film precedenti non si era mai fatto vedere, ma la loro situazione viene conclusa in una scena di meno di 5minuti. Completamente priva di pathos e senso.

Altra situazione che avrebbero potuto approfondire è il rapporto tra le ragazze e la futura matrigna.

In generale sono state buttate lì un paio di battute su questi temi (Peter che dice di non sentirsi mai scelto e Margot a cui dà fastidio che la fidanzata del padre abbia rivoluzionato l’arredamento di casa), ma non sono stati approfonditi. Io avrei preferito questo al viaggio a Seoul e tutte quelle scenette a New York.

La protagonista è la solita egocentrica (scusate ma io proprio non la sopporto). Commette degli errori stupidissimi, tipo mandare il messaggio alla persona sbagliata, ed invece di risolverli subito si crea mille paranoie e poi si nasconde al mondo per non affrontarlo. Lui fa di tutto per scusarsi di un qualcosa che ha comunque creato lei. Io la figura della principessina a cui è tutto dovuto solo perché è una ragazza non l’ho mai sopportata nemmeno da adolescente figuriamoci con venti anni in più.

Tra l’altro questo film pecca anche di filo logico nella cronologia di alcuni eventi. Tipo quando all’inizio tornano dal viaggio a Seoul (che ho trovato evitabilissimo perché non ha dato nulla alla trama se non il fidanzatino della più piccola, che comunque era un plus giusto per darle qualche battuta) è già buio, il padre dice loro di entrare in casa perché lui deve accompagnare la vicina/fidanzata nella sua, che si trova lì accanto. Loro entrano, Lara Jean dà i regali che ha comprato a Peter, scherzano, chiacchierano e poi si mettono a vedere un film. Si addormentano, ma lui si sveglia e dice che deve andare via perché è quasi il coprifuoco, mentre lo saluta lei vede il padre che si inginocchia per chiedere alla fidanzata di sposarlo. Ma quanto cavolo dura una serata in Nord America in primavera (considerando che era già buio)??? Ma poi perché il padre ci ha messo tutto quel tempo per fare la proposta??? Mah…

Peggio ancora l’escamotage per far dividere le due coppiette nel viaggio a New York e girare quelle scene con lo scambio delle foto su WhatsApp o similare. Prima dicono che i ragazzi si divideranno in gruppi in base al cognome e che non possono fare a cambio, per cui ci troviamo i due ragazzi in un gruppo e le due ragazze in un altro, poi quest’ultime ad un certo punto se ne vanno per conto loro seguendo una tipa universitaria che le porta ad una festa. Quindi era possibilissimo che i ragazzi invece di seguire i propri gruppi se ne potessero andare in giro da soli, ma non lo fanno. No, altrimenti come separare la coppietta e far venire a lei i dubbi su dove trascorrere l’università?

Altra nota negativa almeno per una come me che queste cose le nota: ma la costumista le vuole proprio male a Lana Condor per farle indossare sempre abiti indecenti, improbabili e che le stanno malissimo. L’unico vestito che si salvava era quello del matrimonio, davvero bello e la valorizzava anche molto.

Non ho trovato immagini più decenti, ma le stava davvero bene. L’unico che le faceva un punto vita e valorizzava le gambe molto snelle.

Per non parlare della cofana di capelli posticci che le hanno messo su per il ballo del diploma. Sembrava una di quelle bambine dei concorsi di bellezza. Imbarazzante.

La loro canzone è carina, ma ho trovato estenuante il fatto che dovessero trovarla per forza.

Tuttavia era coerente con il libro. Lara Jean è costantemente alla ricerca della relazione perfetta.

A proposito di musica: ma secondo voi è normale che un ragazzo di 17 anni nel 2021 ascolti gli Oasis??? Io l’ho trovato un po’ strano. Tra l’altro sono britannici e si sono sciolti nel 2009, mah…

Mchan

Ps: vi lascio il link alla mia recensione dei romanzi

E quello al film precedente

Love & Monsters

Anno: 2020

Paese: Usa, Canada

Regia: Michael Matthews

Genere: azione, avventura, commedia, fantascienza

Cast: Dylan O’Brien, Jessica Henwick, Dan Ewing, Ariana Greenblatt, Michael Rooker

Trama: per contrastare lo scontro di un asteroide le varie nazioni terrestri si coalizzano e puntano contro di esso tutti i missili possibili. Il mondo rimarrà salvo, ma non la popolazione. Infatti le radiazioni hanno colpito tutti gli esseri a sangue freddo rendendoli dei veri e propri mostri assassini. Sette anni dopo l’umanità è costretta a vivere rinchiusa in dei bunker sotterranei in quelle che chiamano “colonie”. Joyle è rimasto orfano e lontano dalla sua fidanzata Aimee, che ritrova solamente via radio poco tempo prima. Nella sua colonia tutti hanno trovato la loro metà della mela e lui si sente solo e soprattutto inutile dato che a differenza degli altri non esce mai in superficie per rifornirsi del necessario per poter sopravvivere poiché è un fifone. Ma un giorno si stufa di questa sua situazione e decide che raggiungerà la sua bella a 7 giorni di distanza. Una volta fuori si imbatterà in vari pericoli, ma troverà anche un amico inaspettato: Boy, un cagnolino che lo salverà ppiù di una volta. Incontrerà anche un duo abbastanza singolare: un uomo maturo ed una bimba di 8 anni che sono diretti al nord e che gli insegneranno molte cose.

Sicuramente non è un film da Oscar, ma si lascia vedere.

Dylan nella parte del ragazzino pauroso ma avventuroso ci sta sempre bene. Il rapporto con il cagnolino è bellissimo. Il personaggio della bimba è super simpatico ed anche tenero.

I mostri sono ben fatti, grazie alla CGI, infatti fanno ribrezzo.

Belli anche i disegni che fa il protagonista in una sorta di “manuale dei mostri”.

La parte più tenera e commovente è stata affidata ad un robot. Scelta strana, ma azzeccata.

Alla fine c’è anche una piccola sopresa nella trama che altrimenti sarebbe stata forse un po’ banale. Tuttavia è lineare e ben sviluppata. Forse l’unica pecca è il fatto di non vedere poi così tanti mostri come ci si sarebbe aspettati. Soprattutto dato che derivano dagli esseri più popolosi della terra ovvero insetti e rettili.

Sinceramente ho trovato la visione molto più gradevole, nonostante i mostri orridi, di molte commedie romantiche che ho visto di recente. Quindi la consiglio se volete passare un paio d’ore di svago.

Mchan

Ps: qui il link di una clip del backstage di una scena con un mostro, davvero interessante

Cupcake al cioccolato

Per festeggiare la mia mamma ho deciso di farle dei dolcetti:

Questi sono gli ingredienti:

200g di cioccolato fondente

150g di burro

250ml di latte

2 uova

290g di zucchero

230g di farina

1 bustina di lievito

Per prima cosa ho fatto sciogliere il cioccolato ed il burro. Poi ho aggiunto le uova e lo zucchero, dopo aver bene amalgamato ho aggiunto il latte e poi la farina con il lievito.

In forno a 180° per 30 minuti circa in pirottini piccoli. Me ne sono usciti più di 2 dozzine. Calcolate che non li dovete riempire fino al bordo perché si gonfiano.

Mchan

His dark materials

Anno: 2019 in corso

Episodi: 15, 2 stagioni in corso

Paese: Usa, Uk

Genere: fantasy, avventura

Ideatore: Jack Thorne

Soggetto: omonima saga by Philip Pullman

Cast: Dafne Keen, Ruth Wilson, James McAvoy, Anne-Marie Duff, Clarke Peters, James Cosmo, Ariyon Bakare, Will Keen, Lucian Msamati, Gary Lewis, Lewin Lloyd, Daniel Frogson, Lin-Manuel Miranda, Ruta Gedmintas, Amir Wilson, Lia Williams, Nina Sosanya, Andrew Scott

Trama: Lyra è un’orfana che vive al Jordan College di Oxford, in questo mondo ogni umano ha un Daemon, una sorta di spirito a forma di animale parlante da cui non può essere separato, il suo si chiama Pan e fin quando è una bimba cambia forma di continuo. Suo zio è un ricercatore ed esploratore che ha trovato al Nord un fenomeno denominato Polvere, che è ritenuta pericolosa ed eretica dal Magisterium, la forma di governo di questo mondo. Un giorno arriva al College una signora molto affasicnante e ricca che la vuole assumere come assistente e portarla a Londra. Nel frattempo molti bambini vengono rapiti da un’entità sconosciuta, compreso il miglior amico di Lyra. Così la piccola deciderà di unirsi agli Gyziani per trovare i bimbi perduti e partirà verso il Nord.    

Ho iniziato questa serie perché il film “La bussola d’oro” del 2007 mi era piaciuto molto, nonostante abbia sempre letto pareri negativi, per cui volevo vedere come proseguiva la storia dato che i sequel non hanno mai visto la luce. Sinceramente sono rimasta delusa. Sia dalla trama che non discosta molto da quella del film se non per l’aggiunta di Will ed il suo “mondo”, sia dalla resa.

L’introduzione del film e tutta la scena tra Lord Asriel e gli accademici sono state molto più esaustive riguardo la polvere ed i vari mondi. Lascia tuttavia molte domande, ma decisamente meno che nella serie in cui è tutto molto offuscato.

I Daemon, il cui legame con l’essere umano è il fulcro della narrazione, sono molto messi in disparte, spesso scompaiono proprio. Il più delle volte fungono da interlocutori solo quando quel personaggio si ritrova da solo ed altrimenti non potrebbe parlare con nessun altro. Perfino Pan, che è il Daemon della protagonista, spesso e volentieri non appare.

Se non fosse stato rinnovato per la seconda stagione non avrebbe dato nulla di più alla trama del film nonostante le 8 ore di durata complessiva.

Seguono considerazioni episodio per episodio. Quindi spoiler.

Il primo episodio non mi è sembrato chissà cosa di eccezionale o discostante dal film, anzi.

Le uniche cose positive sono la fotografia degli esterni e la scelta degli attori per i personaggi adulti, perché la ragazzina, che in Logan aveva fatto un buon lavoro, non mi piace affatto in questo ruolo. Invece Ruth Wilson è sempre perfetta come villain. Altra cosa che mi è piaciuta è stata la presentazione dei Gyziani con la cerimonia della stabilizzazione del Daemon, molto carina.

Il secondo episodio l’ho trovato noioso e ripetitivo, nonché lunghissimo. Non avevo capito che quel tizio viaggiasse attraverso i mondi fino a che non l’ho letto nei commenti in rete. Pensavo che la scena con il tipico bus a due piani di Londra ed il tizio in bici con la t-shirt fosforescente fosse un refuso. La rivelazione della paternità di Lyra è stata fatta troppo presto. Tutta quella tiritera sull’ascensore chiuso con la chiave e poi scappano dalle scale antincendio. O.O? Non mi piace molto che i Daemon quando in scena ci sono molte persone praticamente spariscono. Dovrebbero stare sempre accanto ai loro umani ed invece non si vedono quasi mai. Capisco la difficoltà del CGI, ma è una parte fondamentale della storia.

Tuttavia meglio il Daemon di Mrs. Coulter della serie che quello del film:

Film vs. Serie

Terzo: la rivelazione della storia dei genitori di Lyra da parte della sua vecchia balia ovvero Ma Costa ha spiegato un bel po’ di cose. Ma fatto nascere anche delle perplessità: la scusa che la bimba non somigliasse al marito di Mrs. Coulter è abbastanza tirata, a meno che il tale non fosse di colore od asiatico, ma questo non ci è dato saperlo. E poi perché non riunire la famiglia quando il su detto marito è morto? Anche perché da come sono stati rappresentati cronologicamente i fatti la piccola era ancora neonata a quel tempo. Mah… Speriamo che ci spieghino meglio più avanti, altrimenti questa spiegazione risulta davvero strana. I simboli sull’aletiometro potevano farli un pochino più nitidi che non è che si capiscano molto.

Quarto: perché il coniglio si chiama Ester ma il doppiaggio italiano le ha dato una voce maschile? E perché ogni tanto è marroncino ed altre volte è grigio scuro? Di nuovo problemi con i Daemon: Lyra e Farder Coram camminano in mezzo al villaggio pieno di gente, ma i loro Daemon sono gli unici che si vedono, a parte quelli della “polizia” del Magisterium. Idem quando lei è nella locanda con l’areonauta. E poi se l’aletiometro è illegale perché loro ci “giocano” in mezzo alla strada dove può vederli chiunque? Finalmente l’orso!!! Bene che si iniziano a scoprire un po’ di altarini.

Quinto: posso non sopportare più gli adulti che lasciano che i ragazzi prendano in giro o proprio bullizzino i compagni, o come in questo caso un altro adulto, senza dire una parola che sia una? Si chiama educazione, specie in questo caso, dato che il ragazzo se l’è presa con una persona adulta e “fragile”. Tutta questa storia del mondo alternativo, che poi sarebbe il nostro, da una parte toglie un po’ di spazio alla trama principale, che procede troppo lentamente, ma dall’altra parte è qualcosa di nuovo per chi come me conosce la trama grazie al film. Dato che non si discostano molto, questo porta un più alla narrazione di qualcosa di già visto. Finalmente mostrano il Pan fifone che ricordavo. Anche la morte del piccolo Billy Costa è stata una sorpresa oltre che tristissima. Però mi è dispiaciuto non abbiano approfondito la questione della mancanza del Daemon, è sempre il solito problema: tutto questo “mondo” si basa sui Daemon, ma non traspare per nulla sullo schermo.

Sesto: non ci ho trovato il pathos che avrei voluto. A parte la scena tra madre e figlia, molto di impatto, la Wilson fantastica. Continua a non esserci una vera e propria interazione tra umano e Daemon. Dopo che Lyra è stata fatta uscire dalla macchina separatrice mi sarei aspettata un abbraccio con Pan, un stringerlo e non lasciarlo più per lo spavento appena scampato, invece nulla. Anche la scena della battaglia tra Gyziani e Tartari non è stata granché. La trama di Will messa da parte ci può stare dato che c’era molto da raccontare del mondo di Lyra, che per ora rimane quello principale.

Settimo: anche qui tutto decisamente sotto tono. La lotta tra i due orsi in uno spazio così angusto senza che abbiano rotto qualcosa l’ho trovata assurda. E comunque abbastanza sciatta sotto ogni punto di vista, con addirittura la parte più importante, ossia la vittoria di Iorek, avvenuta praticamente off screen. La storia dell’armatura completamente trascurata, addirittura hanno combattuto senza. Meno male che si chiamano “orsi corazzati”. Unica nota positiva dell’episodio: hanno cambiato la voce di Ester, ora è femminile.

La battaglia degli orsi nel film

Ottavo ed ultimo: la morte di Roger non mi ha colpita più di tanto dato che non sopportavo né il personaggio né l’attore (sorry, but not sorry). Più che altro ho trovato impressionante il comportamento di Lord Asriel. Ma d’altronde si era invaghito di Mrs. Coulter, tra sociopatici ci si intende. E no, lei non è meglio di lui solo perché alla fine non vuole lasciare la figlia da sola dato che si è bellamente dimenticata di lei per più di 10 anni. Lyra continuo a non sopportarla. Prima dice che vuole combattere e poi quando inizia la battaglia si accuccia e si copre le orecchie. Mah… Decidetevi: od è coraggiosa od è una bimba. Decisamente meglio la caratterizzazione nel film. E poi è caduta tipo mille volte e non si è mai fatta nulla. La questione del peccato che rimanda alla religione non mi fa impazzire, anzi. Tra l’altro fa sembrare che peccare sia una cosa che ci viene indotta quando in realtà abbiamo il libero arbitrio, per cui… E comunque non la trovo una questione da fantasy per ragazzi. Anche perché non è come in “Le cronache di Narnia” che ci sono dei rimandi e/o parallelismi, qui si fa esplicito riferimento ad Adamo ed Eva ed il serpente tentatore.

Il finale ci sta. Anche ben fatto. Fa voglia di aspettare la seconda stagione e contemporaneamente potrebbe anche finire così.

Sicuramente la seconda stagione la vedró, anzi è già in pronto visione, perché vorrei capire dove si vuole andare a parare con la storia di Will e perché Lyra è così importante.


Mchan

#amorenoncorrisposto by Sarah Ockler

Anno: 2014

Titolo originale: #scandal

Quarta di copertina:

“Un ballo, un bacio ed una foto su internet. E se la tua vita cambiasse con un click?”

“Lucy ha imparato un’importante lezione dai giornali di gossip che tanto ama: evitare i riflettori e custodire gelosamente i segreti. Un sistema che ha funzionato per tutto il liceo. Ecco perché, quando la sua migliore amica Ellie si ammala poco prima del ballo di fine anno e le chiede di accompagnare il suo fidanzato Cole, Lucy preferisce non dirle che per la serata aveva in mente tutt’altro. E soprattutto che è segretamente innamorata di Cole dalla notte dei tempi.

Ma quando lui la bacia alla fine del ballo, Lucy sa di dover confessare ad Ellie ciò che è successo. Prima ancora che riesca a parlarle, però, qualcuno posta sulla sua pagina Facebook le foto del bacio con Cole, insieme ad un sacco di commenti maliziosi. Nel giro di due giorni, Lucy ha già la fama di una poco di buono, una narcisista, una che pugnala gli amici alle spalle. Cosa potrà fare per tenersi Cole e non perdere la faccia?”

“Un incredibile successo del passaparola”

“Un intrigante storia di amore ed amicizia che offre al tempo stesso un’interessante analisi dei social media”

Prima di tutto il titolo non c’entra nulla. Ma vabbè, ormai siamo abituati ai titoli italiani che poco rispecchiano la trama del romanzo. Meno male che viene indicato anche il titolo originale.

Secondo: Lucy non ama affatto i giornali di gossip, anzi.

Terzo: non bacia solamente Cole. Nel senso che i due finiscono a dormire insieme, come hanno fatto altre centinaia di volte essendo migliori amici da anni, ma qualcuno li fotografa e sembra che siano stati insieme biblicamente.

Parte davvero bene, il tipico equivoco che fa scaturire un bel po’ di reazioni, ma poi si perde. Prima di tutto l’aggiunta inutile di una sorella maggiore attrice super famosa che per nella cittadina dove vivono e sono cresciute nessuno conosce con la sua vera identità. Alquanto improbabile che nemmeno i vicini di casa si siano accorti che questa super star super paparazzata ovunque in quel di Los Angeles va e viene dalla villetta accanto.

Secondo: a Lucy viene letteralmente rubato il cellulare alla festa dopo il ballo scolastico e lei non denuncia nulla. Nemmeno blocca il numero o cambia password agli account social. Niente.

Terzo: la sua migliore amica Ellie le conferma ciò che le aveva detto Cole ossia che i due si erano lasciati già da un paio di settimane, ma non lo dice a nessun altro facendo così in modo che la povera Lucy continui ad essere additata come traditrice di amiche. Con una migliore amica del genere chi ha bisogno di nemici?

Quarto: la Preside del suo liceo se la prende con lei per via del polverone scaturato dall’aver postato dal suo account Facebook foto di liceali in atteggiamenti equivoci. Ok, lei spiega la situazione, ossia che le hanno rubato il cellulare, la Preside le crede, ma poi non fa nulla nemmeno lei per “salvarla” dalla gogna mediatica e pubblica. Viene letteralmente bullizzata a scuola e nessuno muove un dito. Viene aperta una pagina Facebook denigratoria nei suoi riguardi ed anche qui la colpa la si dà in primis a lei. Addirittura durante un evento scolastico, alla presenza del corpo docente, i suoi compagni di scuola la chiamano “troia” e nessuno si degna di farli smettere. Se non ci fossero stati quei due amici contati a sostenerla sarebbe stata da sola contro l’intera scuola.

Uniche note positive che ha guadagnato da questa vicenda: la ritrovata sorellanza con la sorella maggiore, alcuni nuovi amici inaspetatti e l’amore di Cole. Che nonostante tutto le è stato vicino, seppur silenziosamente ed anche un po’ in ombra, ma questo di comune accordo.

In finale è un libro leggero, scorre anche bene, affronta un tema delicato, quello che oggi chiamiamo RevengePorn (anche se qui non è un video hard ad essere postato e non da un ragazzo mollato, ma il senso è più o meno uguale), e più in generale dei rischi dei social che a volte possono rovinare reputazioni e vite. Peccato che il tutto avvenga in un modo un po’ banalotto e facilmente evitabile.

Mchan