Movies time

Queste sono due commedie che ho visto di recente e di cui consiglio la visione se si vuole svagare la mente per un paio di ore.

Tavolo n°19

Anno: 2017

Genere: commedia

Paese: Usa

Regia: Jeffrey Blitz

Cast: Anna Kendrick, Lisa Kudrow, Craig Robinson, Tony Revolori, Stephen Merchant, June Squibb, Wyatt Russell, Amanda Crew, Charles Green

Trama: Eloise si reca al matrimonio di colei che era la sua più vecchia amica e di cui ha contribuito all’organizzazione nonostante abbia appena rotto con il di lei fratello e sia stata confinata al temibilissimo tavolo n°19, ossia quello più vicino ai bagni e destinato agli ospiti non proprio desiderati. Qui incontrerà la vecchia tata della sposa, un lontano cugino con la fedina penale non molto pulita, il figlio adolescente di una conoscente ed una coppia di colleghi del padre della sposa o dello sposo, non mi ricordo più sorry! All’inizio c’è’ imbarazzo ed anche un po’ di attrito, ma poi si riveleranno dei fantastici nuovi amici.

Sinceramente non mi aspettavo granché da questo film, lo avevo nella watchlist solo per via di Anna Kendrick, invece si è rivelato una piacevole visione. Fortunatamente sono andata solamente a matrimoni di parenti nella mia vita per cui l’esperienza di essere nel tavolo degli ospiti abbastanza indesiderati non l’ho mai provata. Questi invitati finiranno per vivere un ricevimento a sé, un po’ per l’isolamento sia fisico che sociale del loro tavolo sia perché si troveranno a vivere alcune situazioni che li porteranno lontano dai festeggiamenti. Ma il tutto avrà un risvolto positivo per tutti i membri di questa stramba compagnia ed il finale se da una parte sarà scontato, da un’altra sarà terapeutico.

La parte del finale che riguarda la protagonista non è che mi piaccia molto, più che altro non mi piace come ci si sia arrivati, mi è sembrato un po’ forzato.

Il vestito di Eloise è di gran lunga più bello di quello delle damigelle per cui è stata fortunata ad essere stata declassata a semplice invitata 😜

Little Italy

Anno: 2018

Paese: Canada

Genere: commedia, sentimentale

Regia: Donald Petrie

Cast: Emma Roberts, Hayden Christensen, Alyssa Milano, Adam Ferrara, Gary Basaraba, Linda Kash, Andrew Phung, Cristina Rosato, Danny Aiello, Andrea Martin, Jane Seymour, Amrit Kaur, Vas Saranga

Trama: Little Italy canadese. Due famiglie di origine italiana condividono la gestione di una pizzeria in piena armonia. Almeno fino a quando non hanno vinto il premio per la miglior pizza del quartiere. Proprio in questa occasione i due padri ed amici litigano e da quel giorno separano l’attività ed aprono le ostilità. A farne le spese i figli Nicoletta / Nikki e Leo, che da migliori amici vengono separati. Solo il ritorno di lei dopo un periodo a Londra sarà occasione di riunione per le famiglie.

Pensavo fosse il classico film stracolmo di stereotipi su noi italiani, invece mi sono leggermente ricreduta. O meglio, alcuni stereotipi ci sono, ma non sono irritanti. Le due famiglie sono nel campo della ristorazione ed il loro unico piatto è la pizza, la nonna di lei è abbastanza cattolica praticante, lui va in giro su una vespa, i due da piccoli giocavano a calcio, tutti hanno un caretterino abbastanza fumantino, ma poteva di sicuro andare peggio. Ora non so se il doppiaggio ci abbia salvato da varie parole dette proprio in italiano, perché ho letto in giro che lui ha una pronuncia migliore di altri.

Non ho capito perché lei sia andata a Londra per diventare una chef e non a Parigi, dove praticamente vanno tutti nei film di questo genere. Perché la Seymour è inglese? Per fare la battutina su Gordon Ramsey? Vabbè…

Il tizio pretendente di Nikki con la fissa per le scarpe da donna è stato messo un po’ a casaccio. Da come l’avevano presentata sembrava che la madre le dovesse fare avere appuntamenti con decine di ragazzi di origine italiana ed invece c’è stato solamente lui. Evitabilissimo.

La scena dell’arresto di Leo da parte della poliziotta è stata terrificante. Di un cringe assurdo.

Bello il momento tra Leo ed il Luigi asiatico.

Spoiler: la storia clandestina dei nonnini mi è piaciuta tantissimo!!! Che teneri! 😍

Hayden Christensen moro è un grande no. Che poi non è che noi italiani siamo tutti mori o bruni. Comunque non mi è piaciuto nemmeno visivamente vicino a Emma Roberts, non so, c’era qualcosa che stonava, forse la differenza di età.  

Alyssa Milano come madre sulla quarantina e passa è stata un po’ strana da vedere.

Finale prevedibile, ma non è che ci si possa aspettare chissà cosa da questo genere di film.

Mchan

Un giorno di pioggia a New York

Anno: 2019

Regia: Woody Allen

Paese: Usa

Genere: commedia, sentimentale

Cast: Timothée Chalamet, Elle Fanning, Selena Gomez, Rebecca Hall, Cherry Jones, Jude Law, Diego Luna, Liev Schreiber, Suki Waterhouse

Trama: una giovane coppia deve trascorrere un romantico weekend a New York, dove lui è nato e cresciuto, solo che saranno divisi da vari impedimenti e la vacanza non sarà come avevano progettato.

Probabilmente sono io che ho dei problemi con Allen, ma questo è il terzo film suo che vedo ed il secondo che non mi piace (e comunque il terzo mi ha lasciato abbastanza indifferente). Non so nemmeno da dove partire.

La storia è banale. Sul serio, due innamorati che dovrebbero passare insieme l’intero weekend in una città che per uno dei due è molto importante e che guarda caso vengono separati da una multitudine di eventi improvvisi. Che novità!

La città che dovrebbe essere protagonista come ho letto praticamente ovunque, viene solamente citata dal protagonista e vista sul serio solo nelle ultime due scene, tipo. Davvero, ditemi dov’è che avete visto New York in questa pellicola. Strade e locali che potevano essere in qualunque altra città al mondo. Anzi. Io mi immagino (anche grazie ai vari stralci di essa visti in tv o sui social) una NY attiva, fremente, piena di gente e di colori. Qui era spoglia, lenta e quasi desertica. Stotaro sarà anche un genio della fotografia, ma a me non è piaciuta affatto, troppo calda, sembrava quasi anni ’70. In generale non sembrava ambientato ai giorni nostri. Ho capito che era contemporaneo solo quando hanno tirato fuori gli smartphone. Addirittura la protagonista femminile nell’intervistare il regista invece di registrare la conversazione prende appunti.

Continuo a trovare Chalamet scialbo. Non so se fosse il contesto, ma non mi sa di nulla.

Elle Fanning è stata bravissima se l’intento era quello di dipingere Ashleigh come una svampita stupidotta. Anche se una ragazza 21enne del suo ceto sociale così stupidina ed ingenua nel 2020 è leggermente anacronistico.

Selena Gomez non mi è piaciuta. Non so se sia il doppiaggio, una voce troppo rude, tuttavia anche il suo personaggio è antipatico. Prende in giro una perfetta sconosciuta solamente per il suo luogo di nascita, con battute davvero offensive ed anche abbastanza razziste. Poi, all’inizio pensavo che dato il suo essere così grezzo ed anche abbastanza arrogante verso persone benestanti fosse tipo del Bronx, invece poi si scopre che è abbiente anche lei. E lasciamo stare i suoi outfit che sono orrendi. I pantaloncini corti e la Tshirt, senza un minimo di giacchetto, in pieno autunno a New York poi sono davvero ridicoli.

E vogliamo parlare dei personaggi di contorno? La storia di Jude Law non l’ho capita e secondo me è stata anche messa a casaccio giusto per riempire delle scene e far perdere tempo alla protagonista perché alla fine non ha portato a nulla, anzi si è pure risolta in maniera frettolosa.

Il fratello maggiore di lui che si accorge solamente dopo essere andato a convivere ed ad un passo dal matrimonio che la risata della fidanzata è assurda è giustappunto assurdo.

Lui che si nasconde dagli zii al museo ci sta, ma non che appena lo scovano poi si passi alla scena in cui lui è al telefono con la madre giustificandosi di non averle detto di essere in città. Non poteva semplicemente dire agli zii di non farne parola con la madre? Mica avevano una cimice addosso.

Tutto il discorso della madre di lui è stato un grosso Embhè? Davvero si vuole giustificare il comportamento di una persona dicendo che probabilmente lo ha nei geni? Siamo negli anni ’90? No, all’epoca non c’erano gli smartphone, per cui è completamente senza senso. Perché che lei fosse stata una escort o meno non ci cambia nulla dato che l’abbiamo vista solamente in un paio di scene. E poi ci sono una miriade di persone che hanno il vizio del gioco e delle scommesse e non per questo le loro madri sono state tutte delle donne di facili costumi.

Probabilmente l’unica scena leggermente più verosimile è stata quella di Ashleigh e l’attore che vengono interrotti dalla fidanzata di lui. Anche se vista e rivista. Mancava giusto il cornicione.

Io ad un certo punto pensavo che fosse una parodia di un film romantico, sul serio. Delle soluzioni così strambe penso di non averle mai viste tutte insieme.

Comunque non ho capito perché il 95% delle comparse fosse caucasico. Sul serio? A NY? Praticamente di verosimiglianza in questa pellicola non c’è nulla.

Mchan

Emma.

 

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Anno: 2020

Paese: Uk

Genere: sentimentale, commedia

Regia: Autumn de Wilde

Soggetto: omonimo romanzo by Jane Austen

Cast: Anya Taylor-Joy, Johnny Flynn, Mia Goth, Miranda Hart, Bill Nighy, Josh O’Connor, Callum Turner, Amber Anderson, Rupert Graves, Gemma Whelan, Tanya Reynolds, Connor Swindells

 

Trama:

Nella campagna inglese una giovane nobildonna si diverte a fare da cupido alle sue conoscenze. Dopo aver organizzato il matrimonio della sua governante con un nobiluomo rimasto vedovo, prende sotto la sua ala una giovane studentessa di un collegio locale. Purtroppo il suo carattere presuntuoso, non aiutato da un’educazione viziata, la porterà a voler scegliere per la sua nuova amica dei possibili mariti troppo sopra la sua portata, nonché non interessati alla ragazza. Solo l’amico di famiglia Mr.  Knightley la riporterà alla realtà.

 

C’era bisogno di un’ennesima trasposizione dell’omonimo romanzo di Jane Austen? No.

Mi è piaciuta? Sì, nonostante tutto.

Emma non è  il mio romanzo preferito della Austen, anzi, quindi non ricordo i dettagli, come non ricordo praticolarmente la versione del 1996 con Gwyneth Paltrow nei panni della protagonista, ma mi è parso abbastanza fedele al libro. Per questo motivo dico che non ne avevamo bisogno.

Perché non aggiunge granché altro al precedente se non dei colori più sgargianti nei costumi. Risultando una scopiazzata del Marie Antoinette di Sofia Coppola per quanto riguarda appunto la fotografia e l’abbondanza di colori vivaci sia negli abiti che nella scenografia ed in particolar modo nella glassa dei dessert ogni presenti tanto da sembrare l’unico tipo di cibaria disponibile.

Tra l’altro non ci sono nemmeno dei nomi particolari nel cast. La protagonista femminile, Anya Taylor-Joy, io non l’avevo mai sentita nominare, quello maschile ha svariati lavori alle spalle, ma perché è anche abbastanza grande di età (classe 1983). Gli unici due che conosco sono Tanya Reynolds (Mrs Elton) e Connor Swindells (Robert Martin) perché entrambi nel cast della serie Netflix Sex Education.

Il cast sembra essere stato fatto in base alle “stranezze” fisiche degli attori. La protagonista ha dei lineamenti stranissimi (forse gli occhi troppo distanti?), l’attrice che interpreta Harriet praticamente non aveva le sopracciglia, Mrs. Elton il collo troppo lungo e Mr Knightley, oltre a diverse cicatrici sul volto, delle labbra strane.

So che sono frivolezze, ma io ho il vizio di farci caso all’estetica e queste “stranezze” mi distolgono di continuo l’attenzione dalla storia, per non parlare del fatto che mi abbiano fatto pensare ad un voler rendere un po’ grottesco il tutto. Sembrava di essere in un film di Tim Burton, solo più colorato.

L’unica cosa innovativa è stata la musica. Davvero ben utilizzata e particolare. Non ricordo di altri adattamenti con una colonna sonora così incisiva. Ed è molto emozionante la scena del ballo tra Emma e Mr. Knightley.

Per il resto avrei apprezzato una versione un po’ più moderna magari. Non come Clueless del 1995, ma qualcosa di più bizzarro fino in fondo.

E poi ci sono state due scene che non ho capito affatto. La prima è praticamente all’inizio ed è il nudo integrale (ma visto da dietro) di Mr. Knightley che non c’entrava praticamente nulla e la seconda è più che altro la perdita di sangue dal naso di Emma mentre parla con Mr. Knightley alla fine. Mah…

Mchan

Movies time summertime

Questi due film mi è capitato di vederli per caso, soprattutto perché Raiplay non mi funzionava più sulla smarttv 😦

Sono entrambi produzioni Netflix, quindi capite che avendo bocciato praticamente tutte le altre loro produzioni che ho guardato non mi ci sono approcciata nel migliore dei modi.

Feel the beat

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Anno: 2020

Genere: sentimentale, musicale, drammatico

Paese: Usa

Regia: Elissa Down

Cast: Sofia Carson, Enrico Colantoni, Wolfgang Novogratz, Brandon Kyle Goodman, Donna Lynne Champlin

Trama: una ballerina di Broadway torna nel suo paese natale dopo un provino fallito. La sua ex insegnante di ballo la coinvolge in una competizione, ma le allieve non sono propriamente delle campionesse.

 

I film sulla danza non mi dispiacciono, ma il trailer di questo non mi ha entusiasmato, soprattutto per la protagonista. Bellissima ragazza, per carità, ma con una faccia da scocciata perenne e nel contempo supponente. All’inizio pensavo facesse parte del personaggio, poi siccome ho letto sotto commenti di gente che avrebbe visto il film solo perché c’era lei, che era bellissima, bravissima e chi più ne ha più ne metta, ma io non l’avevo mai nemmeno sentita nominare, l’ho googlata per vedere cosa avesse fatto in passato. Sono uscite anche alcune foto ed aveva la stessa espressione supponente anche quando calcava il red carpet. Quindi avevo deciso di passarlo, ma poi ho ceduto perché avevo bisogno di vedere qualcosa di easy e questo era il primo nella lista.

Ora veniamo al film. La trama è un po’ trita e ritrita: la solita ragazza di provincia che tenta la fortuna nella grande metropoli e che scoraggiata torna a casa. In questo caso più che scoraggiata è stata tanto sfortunata da fare un torto alla sua provinatrice non sapendo chi fosse. Comunque la cosa piacevole del film sono le ragazzine a cui la protagonista deve insegnare a ballare. Non sono perfette, non sono nemmeno eccelse, ma sono dolcissime. Prima di tutto perché fanno gruppo, non ce ne è mai una che si crede superiore alle altre, si supportano ed è carinissimo da vedere. Come il fatto che nel gruppo ci sia una bimba sordomuta e tutte hanno imparato la lingua dei segni per poter comunicare con lei. Anche i più piccolini sono teneri, il maschietto ha una faccetta troppo simpatica.

Purtroppo tutto il fulcro è la competizione e naturalmente la storia della protagonista, perché avrei preferito vedere più le bimbe. Soprattutto perché alcune scene erano superflue e buttate lì a caso. Tipo quella della presa. Ok farla fare ai bimbi più piccoli dato che faceva parte della loro coreografia, ma poi tirare in ballo la ragazzina e la sua cotta non c’entrava nulla. Uno perché non era nella loro coregrafia, due perché il ragazzo era un atleta e non un ballerino, quindi aveva zero esperienza e non è stato credibile che l’abbia tenuta su in aria senza problemi per alcuni secondi quando una presa ad angelo del genere (tipo quella di Dirty Dancing per la quale Patrick e Baby si sono allenati per giorni) richiede molto esercizio. E poi il fine della scena, far avvicinare di nuovo la ragazzina alla protagonista, non è che fosse fondamentale. O comunque potevano trovare un altro modo.

Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso per praticamente tutto il film è stato il fatto che la protagonista non si sia degnata di imparare i nomi delle allieve ed ha inventato dei soprannomi ed i genitori, che assistevano alle lezioni, non le hanno detto nulla. Alcuni erano davvero poco lusinghieri come quello dato alla ragazzina di colore: mangiaunghie (perché insicura), o peggio quello dato alla bimba sordomuta: manine, davvero poco carino ed anche leggermente denigratorio.

Il finale è ad happy ending, ma non così scontato. Alla fine il compromesso che hanno trovato mi è piaciuto.

 

Sotto il sole di Riccione 

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Anno: 2020

Paese: Italia

Genere: commedia, sentimentale

Regia: YouNuts!

Cast: Cristiano Caccamo, Andrea Roncato, Lorenzo Zurzolo, Isabella Ferrari, Luca Ward, Saul Nanni, Ludovica Martino, Fotin Peluso, Matteo Oscar Giuggioli, Davide Calgaro, Giulia Schiavo, Maria Luisa De Crescenzo, Claudia Tranchese

Trama: sulla riviera romagnola, in estate, un gruppo di ventenni cerca l’amore.

 

A questo film mi sono approcciata ancora peggio che al precedente. Prima di tutto perché Netflix Italia non ha sfornato chissà che capolavori in precedenza, c’è la partecipazione di Mediaset, la regia è affidata a sconosciuti, c’è la firma di Vanzina ed ho letto che ci si è ispirati a Sapore di Mare, film del lontano 1983 e del genere cinepanettone estivo. Poi però ho deciso di dargli una chance per via del giovane cast. Qualche nome lo avevo già visto nelle fiction Rai, degli altri ho letto lodi in rete per serie che non sono affatto il mio genere.

Devo dire che non mi è dispiaciuto affatto. Leggero, ma non volgare, i ragazzi sono stati tutti bravi, quindi positivamente stupita.

Certo, ci sono dei dettagli che sinceramente potevano rendere meglio. Tipo l’happy ending per tutte le coppie. A mio gusto avrei preferito un pochino più di drama nella rottura per quella di Caccamo ed avrei evitato tutto quel lovvo tra Marco & Guenda, dato che fino a due secondi prima lei non se lo filava di striscio, sarebbe stato carino vedere un interesse da parte di lei in crescendo e non uno tutto in un botto solo perché lui si è dichiarato in mondovisione. E seppure la loro sia stata la coppia più carina di tutte, avrei evitato la notte insieme tra Vincenzo e Camilla e subito dopo lui che le appoggia il fatto di partire per il Canada. Ma non stava cercando il grande amore lui? Iniziare una relazione a distanza con una ragazza che ha lasciato il suo ex storico per te, per giunta come primissima relazione, non mi pare una grande idea. Poi, come dicevo, è sempre una questione di gusto personale.

Altra considerazione personalissima: il titolo è ripreso da un brano (tormentone estivo di un paio di anni fa) dei The Giornalisti. Ed in generale tutta la colonna sonora è composta da loro brani o da quelli di Tommaso Paradiso, loro ex frontman, di cui vi è  anche un cammeo. Ecco, io avrei evitato. Sarò di parte perché a me la loro musica non piace (sorry, but not sorry 😜), ma è davvero troppo invadente.     

Mchan

To all the boys: P.s. I still love you

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Anno: 2020

Paese: Usa

Genere: sentimentale, drammatico

Regia: Michael Fimognari

Soggetto: omonimo libro by Jenny Han

Cast: Lara Condor, Noah Centineo, Jordan Fisher, Janel Parrish, Anna Cathcart, Ross Butler, John Corbett, Holland Taylor

 

Trama: Lara Jean e Peter sono una coppia ufficiale, ma hanno comunque tanti piccoli problemi. Primo fra tutti: l’arrivo di un vecchio amore di lei che è deciso a conquistarla.  

 

Lo so che riprodurre fedelmente la trama di un libro non va più di moda, per certi versi funziona, per altri no. Come in questo caso.

Già nel libro Lara Jean era insopportabile, ma nel film lo è decisamente di più. Sarà anche perché hanno fatto diventare Peter stupidotto. Sul serio, quello doveva essere il ragazzo più ambito della scuola? A volte sembrava un idiota.

Continua a non piacermi la linea ideologica che le ragazze devono avere tutto ciò che desiderano in una relazione ed i ragazzi le devono solamente accontentare altrimenti sono brutti e cattivi, ma è così che è strutturato anche il libro per cui… Però non è ammissibile che lei non riesca a dire a John Ambrose che è la fidanzata di Peter e non subisca alcuna conseguenza. Anche perché oltre a non aver svelato all’amico la sua relazione, non ha detto una parola a Peter sul fatto che abbia incontrato di nuovo John Ambrose e nel frattempo si arrabbia perché lui frequenta ancora la sua ex con la quale è praticamente cresciuto. Quanto meno irritante.

Per non parlare del fatto che è un continuo lamentarsi del fatto che probabilmente tutto quello che lei fa con Peter lui lo ha già fatto con la sua ex. In pratica lei vorrebbe che tutte le sue prime volte fossero prime volte anche per lui, ma così non può essere perché lui ha già avuto una ragazza e questo lei lo sapeva benissimo. Ora, io capisco che non si può decidere a tavolino di chi innamorarsi o meno, ma non si può nemmeno fare sempre una colpa al proprio ragazzo se prima di te ha avuto altre esperienze. Non si vive bene la relazione a questo modo. Anche perché se davvero questa cosa ti dà fastidio non dovevi proprio iniziare una relazione con un ragazzo che è stato già impegnato in passato. Ora voi mi direte che è una cosa tipica degli adolescenti ed io vi rispondo che io da adolescente non ci pensavo affatto a queste cose. Ok, io sono stata un’adolescente “atipica”, ma davvero le ex dei ragazzi che mi piacevano (e quello che avevano fatto insieme a loro) erano proprio l’ultimo dei miei pensieri. Tra l’altro poi lei non ne parla praticamente con nessuno per cui nessuno la consiglia. O le fa capire che con le pippe mentali non si va da nessuna parte (citofonare Dawson Leary).

A proposito di John Ambrose: perché farlo diventare di colore quando nel primo film era caucasico???

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E perché far mettere insieme Chrissy, la migliore amica di lei, con Trevor, il miglior amico di Peter???

Chrissy è una ragazza strambra nel libro e proprio per questo è perfetta per essere la miglior amica di Lara Jean. E non frequenta assolutamente nessuno della loro scuola. Per questo è spesso assente e distante da tutti gli eventi scolastici. Poi la scena del pranzo in falegnameria non l’ho proprio capita. Tra l’altro anche il fatto che Trevor sia asiatico stona molto con quello che è narrato nel libro e che è poi il fulcro del personaggio di Lara Jean. Lei è per metà caucasica e per metà coreana ed è proprio per questo che è insicura e goffa. Perché non c’è’ nessun altro come lei nella scuola. E va d’accordo con Chrissy perché lei è un po’ pazza e molto sopra le righe. Mettendo tutti questi altri personaggi di altre etnie la questione viene a mancare. Non può sentirsi emarginata né nel piccolo gruppo di amici né tra i compagni di scuola.

Stormy: il suo personaggio nel libro è fondamentale per la sfera emotiva di Lara Jean che è orfana di madre e la cui sorella maggiore al momento è dall’altra parte del mondo. E’ stata una sorta di nonna acquisita, con i suoi consigli e le sue storie d’amore tormentate. Qui invece diventa solo una vecchina con un paio di battute.

Il vestito di Lara Jean al ballo alla casa di riposo è un NO grosso come una casa.

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Ok, tutti i suoi outfit lasciano alquanto a desiderare, ma quell’abito era orrendo. L’attrice non ha un fisico da modella, e va anche bene, a me ricorda un po’ Hilary Duff, ma i costumisti servono a questo, no? A sminuire i difetti. Quell’abito non le faceva risaltare nulla. La gonna era troppo piatta, le avrei messo un po’ più di tulle sotto per farla cadere un po’ ad A dato che Lara Condor non ha un punto vita ben disegnato. E vogliamo parlare della scollatura? Troppo profonda. Ad un certo punto, quando salta al collo di Peter per baciarlo, ho avuto paura che le uscisse tutto di fuori. Per non parlare di tutti quei voilant sul seno, che è già pieno di suo, non servivano proprio.

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Una nota positiva: la sorella maggiore praticamente non si vede per tutto il film. Grazie. Insopportabile.

Avrei preferito un chiarimento sul video hard postato in rete da Gen quando si è incontrata con Lara Jean. È stato fatto passare tutto come se fosse uno stupido scherzo, invece è stato abbastanza grave.

Piccola nota: la casa sull’albero doveva essere molto più piccola. Prima di tutto perché i ragazzi dovevano trovarcisi un po’ scomodi essendo cresciuti e poi perché quel posto era davvero più grande della mia intera casa. Ma sul serio??? Che albero era? Un baobab? Invece di demolirla potevano venderla come depandance.

In finale penso che questo sia un film che va visto avendo letto il libro perché molti particolari non vengono spiegati e si fa fatica a capire certe scene. Tipo la scena del Capodanno Coreano. La tizia scontrosa a casa dei nonni materni delle sorelle Song – Covey è la loro cugina coetanea, ma decisamente più cool con la quale c’è quella classica rivalità che si ha con persone che si credono migliori solo perché più grandi. Ed il fatto che le due sorelle facciano vedere i soldi appena ricevuti dai nonni quando li sono andati a salutare  una specie di “rivalsa” perchè a loro due ha dato di più dato che avevano indossato abiti tradizionali coreani.

Mchan

L’estate addosso

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Anno: 2016

Regia: Gabriele Muccino

Paese: Italia/Usa

Genere: commedia, drammatico

Cast: Brando Pacitto, Matilda Lutz, Taylor Frey, Joseph Haro, Jessica Rothe, Guglielmo Poggi, Ludovico Tersigni

Trama: due 19enni, Marco e Maria, si recano in California per il viaggio della maturità. Saranno ospitati da una coppia gay, amici di un loro ex compagno di scuola. Dovevano restare a casa loro, a San Francisco, solo per una settimana. Vi ci passano quasi un mese.

 

Finalmente un prodotto italiano per adolescenti, o young adult che dir si voglia, con protagonisti solo ragazzi e non adulti. Ok, la coppia gay è più vicina alla trentina, ma almeno non sono i genitori, piuttosto tipo dei fratelli maggiori.

La trama è carina, le ambientazioni pure, idem per la colonna sonora. Eppure c’è stato qualcosa che ha stonato. Primo fra tutti i sottotitoli. Chi mi conosce virtualmente sa che io non li sopporto a priori, però sono stati davvero troppi. Praticamente un film intero. Capisco le difficoltà di far capire quando i due ragazzini parlassero in italiano tra di loro per non farsi intendere dai due americani, ma tanto quei due li capivano lo stesso dai discorsi che facevano subito dopo, però il film in teoria era italiano che se sapevo fosse stato così non so mica se lo avrei visto. Ma pensate quei poracci che lo hanno visto al cinema. Io lo so che questo è un problema praticamente solo mio che a leggere in rete ci sono migliaia di persone che si vedono film e serie tv in originale con i sottotitoli senza problemi, invece a me sembra che manca qualcosa. Mi perdo i dettagli, quel determinato sguardo o gesto su quella determinata parola, non so, fatto sta che non li sopporto. Per non parlare del fatto che capendo l’inglese a volte mi viene anche di pensare che ci stesse meglio un altro termine piuttosto che quello scelto dai traduttori. Sì, lo so, non sono poi così normale.

Passando oltre, un’altra nota stonata è stato il cast italiano. I due attori sono stati bravi, ma visivamente erano sbagliatissimi. Lui doveva essere quello “scafato” eppure sembrava un dodicenne, lei in confronto a lui troppo adulta.

Altra cosa: il cliché della ragazzina che si innamora del gay dichiarato ci poteva pure stare se non fosse stato affiancato dall’altro gay che si sentiva attratto dal ragazzino. Ad un certo punto temevo per uno scambio di coppia o peggio un’orgia, poi mi sono ricordata che il regista e sceneggiatore era Muccino, per fortuna.

Altro cliché: la ragazzina proveniente da una famiglia di destra e molto religiosa (volutamente rimarcato più volte) che all’inizio praticamente schifa tutte le persone omosessuali e dà dei pervertiti ai due padroni di casa e nel giro di soli 2giorni cambia radicalmente idea. E’ proprio il personaggio femminile ad essere un cliché vivente oltre che tremendamente incoerente.

A parte questo il film è godibile ed in generale mi è piaciuto.

Alla fine la parte più interessante era la storia d’amore tra i due ragazzi omosessuali, nonché proprio tutto il loro background (accettazione ed outing), avrei gradito che fosse la trama principale del film.

Mchan

My lovely movie 4

Questo film l’ho visto molto tempo fa, ma mi sembrava indicato proporlo ora dato che questo è un anno bisestile ed il film parla proprio di questo, oltre che di una storia d’amore.

Leap Year – Una proposta per dire sì

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Anno: 2010

Regia: Anand Tucker

Genere: sentimentale, commedia

Paese: Usa, Irlanda

Cast: Amy Adams, Matthew Goode, Adam Scott

Trama: Anna vive a Boston, ma è di origini irlandesi. Siccome è fidanzata da 4 anni con Jeremy, ma lui non si decide a farle la proposta, prende spunto da un’antica tradizione irlandese che permette di farla anche alle donne, ma solamente il 29 febbraio, per cui una volta ogni 4 anni. Così decide di raggiungere il fidanzato a Dublino, dove si trova per lavoro, ma le cose si complicano perchè una tempesta fa atterrare il suo aereo nel Galles, ed anche se decide di proseguire in barca, viene dirottata a Dingle, un paesino nell’estremo ovest dell’isola. Qui incontra Declan, il proprietario di una locanda in rovina, che decide di aiutarla ad arrivare a Dublino a patto di un lauto compenso. Nemmeno a dirlo durante il viaggio incappano in una miriade di guai e bisticciano tutto il tempo avendo due caratteri incompatibili. Finalmente giungono a destinazione ed Anna riesce a fare la proposta a Jeremy in tempo. Tornano a Boston, ma durante la festa di fidanzamento Anna si accorge che c’è qualcosa che non va nel loro rapporto.

Amy Adams è deliziosa, anche quando fa la snob antipatica. La storia magari sarà un po’ scontata e surreale, gliene capitano davvero di ogni, ma è bellissimo viaggiare con loro attraverso il verde irlandese. Anche il finale è scontato, ma è romanticissimo!!!

Io l’ho adorato, ma non faccio testo che adoro qualsiasi cosa riguardi l’Irlanda, per cui…

Voi lo avete visto?

Mchan

My lovely movie 3

Anche questo non è il classico film d’amore, stavolta si parla di amicizia.

Then came you

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Anno: 2018

Paese: Usa

Regia: Peter Hutchings

Genere: drammatico, sentimentale

Cast: Asa Butterfield, Maisie Williams, Nina Dobrev, Tyler Hoechlin

Trama:

Calvin ha 19 anni ed è ipocondriaco. Skye non ha neanche 18 anni ed è malata sul serio, in fase terminale. Si incontrano ad una riunione di supporto e lei lo coinvolgerà nel depennare varie voci dalla lista delle cose da fare prima di morire che ha stilato. I due non possono essere più diversi, ma instaureranno una bellissima amicizia ed insieme “cresceranno”.

Piangerete. Vi avviso che piangerete molto. D’altronde non è che si nasconda che Skye è malata terminale e vi affezionerete a lei, un po’ matta, un po’ adolescente impaurita, un po’ coscientemente menefreghista che il tempo è poco e non bisogna sprecarlo. Anche Calvin ha i suoi problemi ed è bello vedere come un’amicizia così particolare riesca a “curarlo” in un certo senso. E poi c’è’ quel finale amaro. Che però è tremendamente reale.

Mchan

My lovely movie 2

Siccome, per come la vedo io, San Valentino, e quindi tutto il mese di febbraio, è la festa degli innamorati non per forza delle coppie e basta, e siccome ci si può innamorare in svariati modi, il prossimo film parler dell’amore che c’è tra genitori e figli. Potrebbe essere banale, ma non lo è poiché il film che ho visto va a raccontare la storia di una coppia che non potendo avere figli ha deciso di adottarne uno e non sceglie il classico neonato, bensì un’adolescente. Una scelta davvero coraggiosa perché  al giorno d’oggi sappiamo tutti quanto sia difficile essere dei genitori adottivi,  e non, di un adolescente.

Il film in questione si chiama Instant Family.

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Anno: 2018

Paese: Usa

Regia: Sean Anders

Genere: commedia, sentimentale

Cast: Mark Wahlberg, Rose Byrne, Isabela Moner, Octavia Spencer, Tig Notaro, Margo Martindale

Trama:

Pete ed Ellie decidono di adottare l’adolescente Lizzy, ma insieme a lei devono “prendere” anche i suoi due fratellini: Juan e Lita. La vita per la coppia cambia radicalmente. Tutti e tre i ragazzi hanno dei caratterini ben definiti e non facili da gestire, soprattutto la maggiore che ha sempre badato ai fratellini più piccoli e che ora non accetta l’autorità di Pete ed Ellie e di cui è anche un po’ gelosa. In più c’è’ anche lo spettro della madre biologica che si riaffaccia nella loro vita ed è decisa a riprenderseli. Alla fine si arriverà in tribunale e saranno i ragazzi a dover scegliere con chi stare.

Si ride moltissimo grazie alle molteplici gag e battute, soprattutto durante le riunioni dei genitori affidatari. Ma ci si commuove molto, specialmente nel finale, che non voglio svelarvi, ma durante il quale io ho versato molte lacrime di commozione. A me è piaciuto molto e mi è piaciuto molto che racconti in maniera anche abbastanza sarcastica le vicissitudini delle coppie che vogliono adottare dei bimbi.

Mchan

My lovely movie

Questo è l’unico film d’amore tradizionale che ho visto quest’anno:

The space between us

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Anno: 2017

Paese: Usa

Regia: Peter Chelsom

Genere: drammatico, fantascienza, sentimentale

Cast: Asa Butterfield, Britt Robertson, Gary Oldman, Carla Gugino, B. D. Wong, Janet Montgomery

Trama:

Un’astronauta parte per una missione su Marte non sapendo di essere incinta. Il bambino nasce nella stazione spaziale mentre la madre muore di parto. Quindi il bimbo, Gardner, cresce solo con i vari astronauti che si succedono negli anni fino a quando non manifesta il desiderio di voler andare sulla Terra. Ciò che influisce su questa sua decisione Ciò è l’aver visto un video della madre con un tizio che pensa essere suo padre, fino ad allora sconosciuto, e l’amicizia nata in chat con una ragazza, Tulsa. Ma ci sono dei problemi pratici per il suo ritorno: la sua densità ossea non gli permetterebbe di sopravvivere. Gardner si sottopone ad un intervento, ma il direttore dell’agenzia spaziale responsabile della missione non è  d’accordo. Tuttavia il ragazzo riesce ad arrivare sulla Terra, ma viene messo in una specie di quarantena e comunque l’intento è di rimandarlo su Marte. Lui non ci sta e fugge. La sua meta è la cittadina in cui vive Tulsa, che però è molto arrabbiata con lui per non averla contattata per mesi. Dopo varie peripezie, nelle quali sono inseguiti dagli agenti dell’agenzia spaziale che vogliono riportare il ragazzo nello spazio, i due si innamorano ed il loro amore è davvero molto tenero. Naturalmente la situazione non può essere semplice, Gardner non può sopravvivere sulla Terra e così è costretto a tornare su Marte, separandosi da Tulsa. Ma c’è anche un piccolo lieto fine poiché fanno vedere lei che si allena per poter andare nello spazio da lui.

A me è piaciuto molto. A parte che trovo sia Britt che Asa molto bravi e teneri nelle scene insieme, la storia é una specie di Romeo & Giulietta ostacolati da qualcosa di più grande di una bega tra famiglie ovvero il pericolo di morte per lui.

Mchan