Eravamo canzoni

Anno: 2021

Paese: Spagna

Regia: Juana Macas

Genere: commedia, sentimentale

Soggetto: romanzo “Canciones y Recuerdos” by Elisabet Benavent

Cast: Mara Valverde, Alex Gonzalez, Elisabet Casanovas, Susana Abaitua, Miri Perez-Cabrero, Eva Ugarte

Trama: Macarena, detta Maca, è l’assistente di una influencer. Ha due migliori amiche e tutte e tre sono in un periodo di crisi esistenziale. Lei è stanca di essere sottopagata e quasi schiavizzata dalla sua datrice di lavoro, per non parlare delle continue umiliazioni, Adriana è in crisi matrimoniale e Jimena è alla costante ricerca del suo amore perduto.

Credo di non aver visto film più brutto.

A cominciare dal titolo che non c’entra assolutamente nulla con la trama. Pensavo fosse un musical, ma non lo è, allora ho pensato che comunque ci si riferisse in qualche modo a delle canzoni, ma nulla. La musica non è praticamente contemplata se non come normale soundtrack.

Ed in questo caso non è colpa dei traduttori italiani perché è letteralmente quello originale: “Fuimos Canciones”

Della trama non ne parliamo. Non si approfondisce nulla. La protagonista che a volte parla direttamente con lo spettatore non è male, ma non associata anche a flashback dove la lei presente interagisce con il passato ed i dialoghi con le due parti di lei stessa (stile diavoletto ed angioletto). Un po’ troppo.

Il motivo per cui ce l’ha con il suo ex non si sa bene fino alla fine, ma è comunque ridicolo al confronto con l’astio che prova per lui e con tutto quello che gli fa per vendicarsi. E vuole anche apparire come una novella femminista emancipata. Sembra solamente una bambina dell’asilo. E poi, passi anche parlare male di lui alla nuova fidanzata (stupido, ma ci può stare), ma tutta quella scenata nel suo posto di lavoro aizzando anche i suoi studenti contro di lui l’ho trovato davvero al limite dello psicopatico.

Le storie delle due amiche sono portate avanti con molta superficialità. La prima, la sposata, sembra avere solo scene di sesso. Non si capisce che reali problemi abbia con il marito ed il perché sia arrivata dove è arrivata alla fine. La seconda è assurda. Praticamente il suo ragazzo è morto e lei pensa che si sia rincarnato in qualcun altro e lo sta cercando. Prima di tutto la reincarnazione non funziona come pensa lei. Lo cerca in altri uomini adulti. In teoria ci si rincarna in neonati. Secondo le basta una minima cosa che il nuovo tizio ha in comune con il suo ex per partire in quarta per poi interrompere altrettanto bruscamente quando vede o sente una cosa “sbagliata”. E le sue amiche invece di aiutarla pagano un tizio per sembrare la reincarnazione tanto cercata. Da malati.

Salvo solamente il finale che nella sua assurdità almeno non è scaduto nel banale.

Mchan

Maschile singolare

Anno: 2021

Paese: Italia

Genere: commedia, drammatico

Regia: Alessandro Guida e Matteo Pilati

Cast: Giancarlo Commare, Gianmarco Saurino, Eduardo Valdamini, Michela Giraud, Carlo Calderone, Barbara Chichiarelli, Lorenzo Adorni

Trama: Antonio ha quasi trent’anni ed è un architetto disoccupato che è stato appena lasciato dal marito. Prende una stanza in affitto da Dennis che gli trova anche un lavoro come aiutante fornaio.

Chi si aspetta un film romantico avrà una delusione. Questo film, più che di amore, parla di crescita personale.

Antonio all’inizio è un ragazzo timido ed insicuro, che si appoggia molto sul marito, praticamente il suo unico ragazzo, fino a che non viene mollato ed è costretto a lasciare la loro casa e trovarsi un’occupazione. Grazie anche all’amicizia con Dennis, nata un po’ per caso, la sua vita sarà stravolta. Invece che rimanere a piangere nella sua stanza per la fine del suo grande amore, passerà le giornate a lavorare e le serate ad uscire con svariati ragazzi incontrati su di una app di incontri. Comportamento abbastanza superficiale, ma alla fine incontrerà quello giusto e capirà cosa vuole dalla vita. Per questo il finale non ha un vero happy ending sentimentale, ma ha un lieto fine per il protagonista.

A me è piaciuto. Si è voluto raccontare una storia abbastanza universale, ma dal punto di vista di un omosessuale. E non ho trovato nocivo fargli avere molte “avventure” perché è quello che può capitare anche ad una persona etero quando finisce una relazione importante. Il consiglio più quotato in queste situazioni è “Divertiti!” per cui… E poi se esistono app come Tinder o Grinder vorrà dire che qualcuno le usa, no?

L’unica pecca è stato il finale del personaggio di Dennis e l’assenza di un dialogo chiarificatore tra il protagonista ed il suo capo che per un certo periodo è stato un amico con benefici.

Altra cosa che non mi è piaciuta è stata una battuta della migliore amica del protagonista quando ha saputo del suo imminente divorzio, ossia “Ora ci volete rubare anche questo?”. Ma in che senso? La comunità LGBTQ+ si batte per ottenere dei diritti che il resto della popolazione ha già di default non per rubare qualcosa a qualcun altro. Se continuamo a pensarla in questo modo non si andrà mai da nessuna parte. Ma proprio in generale. Sia per quanto riguarda l’omofobia, che il razzismo che il sessismo. E poi è un ulteriore esempio di come l’amore è amore in qualsiasi situazione. Può durare per tutta la vita come no.

Mchan

Carnaval

Anno: 2021

Paese: Brasile

Genere:  commedia, sentimentale

Regia: Leandro Neri

Cast: Giovana Cordeiro, Gessica Kayane, Flavia Pavanelli, Bruna Inocencio, Samya Pascotto, Jean Pedro, Felipe Adler, Nikolas Antunes, Rafael Medrado

Trama: Nina è una giovane influenzer che è stata appena tradita dal ragazzo. Così prende la palla al balzo di una proposta di collaborazione e parte per Salvador Bahia con le sue tre migliori amiche. Qui è in corso il Carnevale e lei è nell’entourage del cantante più acclamato del momento.

E’ abbastanza banale e pieno di cliché, ma ne è anche ben consapevole per questo si lascia vedere senza problemi. Non ci sono chissà quali messaggi profondi, solo un paio di ore di spensieratezza tra belle ragazze e bei ragazzi quasi sempre in costume da bagno. Anche il finale è scontato, ma non infastidisce date le premesse.

Le uniche cose che stonavano leggermente, o meglio che a me hanno infastidito, sono la sua amica assatanata di uomini, davvero molto volgare a tratti, più che altro nei modi, e l’altra amica presentataci come assolutamente nerd e poi rivelatosi più “normale” del previsto dato che comunque partecipava a qualunque cosa o festa in cui si imbarcameravano le altre. Ah, ed anche il fatto che ormai che avevano fatto 30 potevano fare 31 dando l’happy ending a tutte ed invece una di loro è rimasta a bocca asciutta per tutto il film.

Bella l’atmosfera festosa, anche se da una parte metteva un po’ di nostalgia e dall’altra un bel po’ di disagio per via di tutta quella gente accalcata in questo determinato periodo storico.

Sicuramente un film da vedere in tv non al cinema.  

Mchan

Shazam!

Anno: 2019

Paese: Usa

Genere: azione, commedia, fantascienza, fantastico

Regia: David F. Sandberg

Soggetto: personaggio creato da Bill Parker e C.C. Beck con storia by Henry Gayden e Darren Lemke

Cast: Zachary Levi, Asher Angel, Mark Strong, Djimon Hounsou, Jack Dylan Grazer, Grace Fulton, Ian Chen, Jovan Armand, Faithe Herman, Cooper Andrews, Marta Milans, John Glover, Adam Brody, Ross Butler, Meagan Good, Michelle Borth

Trama: il 14enne orfano Billy Batson è tutta la vita che fugge dalle case famiglia dove lo sistemano per cercare la madre che ha perso in una fiera. Ora è stato affidato ai Vasquez una coppia molto carina con già altri 5 ragazzi. Il primo giorno di scuola affronta dei bulli per difendere i suoi nuovi “fratelli” e mentre fugge si ritrova in un altro mondo dove un vecchio mago gli dona i suoi poteri rendendolo un supereroe adulto. Quando torna a casa si ritrova a doverlo confidare a Freddie, il “fratello” compagno di stanza e coetaneo, poiché non riesce più a tornare adolescente. Da qui i due ragazzini inizieranno a sperimentare questi poteri e “salvare” la gente dai pericoli di tutti i giorni fino a quando non arriva il super cattivo.

E’ partito un po’ lento, ma poi si è lasciato vedere piacevolmente. Magari potevano non rendere così tanto infantile l’eroe da adulto, che da adolescente è visibilmente più maturo. Comunque bella la storia e belli i messaggi che traspaiono.

La bimba chiacchierina poi è troppo tenera!

Effetti speciali buoni, quei mostri/vizi capitali erano perfettamente orrendi.

Menzione d’onore ad Adam Brody che interpreta Freddie da super eroe: il suo personaggio più iconico, Seth Cohen di The O.C., ha sempre sognato diventare un super eroe ed ora ci è riuscito!

Mchan

Piccole Donne 2019

Anno: 2019

Genere: sentimentale, drammatico, storico

Paese: Usa

Regia: Greta Gerwig

Soggetto: omonimo romanzo by Louisa May Alcott

Cast: Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Laura Dern, Timothe Chalamet, Meryl Streep, James Norton, Bob Odenkirk, Louis Garrel, Chris Cooper, Jayne Houdyshell

Trama: la vita delle 4 sorelle March nella seconda metà del 1800 con un padre al fronte e l’età adulta dietro l’angolo. Meg, Jo, Beth ed Amy, ognuna con le sue ambizioni ed i propri sogni che le porteranno lontano dalla casa natale, ma sempre unite dall’amore tra sorelle.

Avevamo bisogno di un ennesimo adattamento del famosissimo libro della Alcott? No. E questo, a differenza di Emma., non porta nulla in più allo spettatore rispetto ai precedenti film. Anzi, il voler narrare la storia praticamente dalla fine con continui flashback a me ha dato solo il mal di testa. Tra l’altro non si capiva poi molto del senso temporale se non si conosceva già la trama perché le attrici non portavano segni evidenti del tempo che era passato, soprattutto l’interprete di Amy che da dodicenne a diciottenne ha avuto sempre la stessa faccia e lo stesso fisico. Leggermente improbabile.

Anche il fatto che in alcune scene la regista abbia voluto sovrapporre l’identità di Jo con quella della stessa Alcott non si è capito molto. Io sinceramente l’ho scoperto solo leggendo alcune recensioni alla fine della visione.

Le attrici tutte brave, nulla da dire.

Più che altro ho trovato poco azzeccate alcune scelte narrative. Prima di tutte il quasi oscuramento di Beth e del suo rapporto con il signor Lawrence. Da questa pellicola si evince solo che era la più pacata di casa, anche un po’ infantile a giocare ancora con le bambole da praticamente adolescente, e che ad un certo punto si è ammalata.

Per non parlare del rapporto tra Jo ed il professore. Praticamente inesistente. A parte il fatto che in teoria lui doveva essere più anziano e meno “bello”, ma affascinante nei modi e nei pensieri. Naturalmente impossibile da mostrare in quei 3 minuti scarsi dedicati al loro periodo a New York.

Meg è stata relegata a casalinga disperata.

L’unica altra sorella che ha avuto un ruolo rilevante è quella che mi è sempre stata più antipatica: Amy. Ed in questo adattamento comunque si rimarcano gli episodi ed i tratti del suo carattere che me l’hanno sempre resa indigesta. Anche se ad un certo punto la si è voluta far passare per rivoluzionaria con quel suo discorso a Laurie, quando gli dà del nullafacente mantenuto dai soldi di famiglia. Perché lei invece lavora (ironia modeOn). Fa la dama di compagnia della vecchia e ricca zia perché fondamentalmente è tale e quale a lei: amante delle belle cose e con il pallino di sposare uno ricco per fare la bella vita. Non ha mai fatto nulla per aiutare la famiglia. Infatti, anche se la sorella Beth sta praticamente morendo, la madre e la sorella, Meg, non la contattano. E poi quel gesto di sposarsi letteralmente in segreto con Laurie è stato davvero il colpo di grazia alla povera Jo, che tuttavia si è scansata un fosso.

Laurie mi piaceva tanto finché appunto non si è buttato sulla sorella minore, accontentandosi e nello stesso tempo facendo un dispetto a Jo per il suo rifiuto dato che era la sorella che sopportava di meno anche lei.

I genitori non pervenuti. La dolcezza e generosità della madre sono passate in sottofondo rispetto al resto.

Ho decisamente preferito adattamenti precedenti.

Poi sinceramente tutta questa acclamazione perché è un film femminista mi pare esagerata. Non è stata la Gerwig a renderlo femminista, ma la stessa Alcott, quindi anche i precedenti lo erano. Anche se sono stati girati nel 1933, 1949 e 1994.

Mchan

To all the boys: Always & Forever

Anno: 2021

Paese: Usa

Genere: drammatico, sentimentale, commedia

Regia: Michael Fimognari

Soggetto: omonimo romanzo by Jenny Han

Cast: Noah Centineo, Lana Condor, Janel Parish, Anna Cathcart, Ross Butler, John Corbett, Madeleine Arthur, Trezzo Mahoro


Trama: terzo capitolo della saga adolescenziale con protagonisti Lara Jean & Peter.

I due sono all’ultimo anno di liceo, la loro relazione procede bene, fino a quando vengono ammessi in due college differenti. In più lei si “innamora” del college di New York che è praticamente dall’altra parte del paese rispetto a quello in cui andrà lui. I due riusciranno ad avere l’happy ending?

Probabilmente sono troppo cresciuta per i film adolescenziali perché mi sono annoiata a morte. Oltre al fatto che il finale è super scontatissimo, non c’è realmente un qualcosa per cui valga la pena guardarlo.

Qui il personaggio di Peter, che sulla carta (in entrambi i sensi) è abbastanza valido, si riduce a fare da cagnolino alla protagonista. Sarebbe stato bello approfondire la sua situazione famigliare (genitori separati con padre che si è rifatto una famiglia e non ha più calcolato i primi due figli) ed invece viene sì messo in mezzo il padre che nei film precedenti non si era mai fatto vedere, ma la loro situazione viene conclusa in una scena di meno di 5minuti. Completamente priva di pathos e senso.

Altra situazione che avrebbero potuto approfondire è il rapporto tra le ragazze e la futura matrigna.

In generale sono state buttate lì un paio di battute su questi temi (Peter che dice di non sentirsi mai scelto e Margot a cui dà fastidio che la fidanzata del padre abbia rivoluzionato l’arredamento di casa), ma non sono stati approfonditi. Io avrei preferito questo al viaggio a Seoul e tutte quelle scenette a New York.

La protagonista è la solita egocentrica (scusate ma io proprio non la sopporto). Commette degli errori stupidissimi, tipo mandare il messaggio alla persona sbagliata, ed invece di risolverli subito si crea mille paranoie e poi si nasconde al mondo per non affrontarlo. Lui fa di tutto per scusarsi di un qualcosa che ha comunque creato lei. Io la figura della principessina a cui è tutto dovuto solo perché è una ragazza non l’ho mai sopportata nemmeno da adolescente figuriamoci con venti anni in più.

Tra l’altro questo film pecca anche di filo logico nella cronologia di alcuni eventi. Tipo quando all’inizio tornano dal viaggio a Seoul (che ho trovato evitabilissimo perché non ha dato nulla alla trama se non il fidanzatino della più piccola, che comunque era un plus giusto per darle qualche battuta) è già buio, il padre dice loro di entrare in casa perché lui deve accompagnare la vicina/fidanzata nella sua, che si trova lì accanto. Loro entrano, Lara Jean dà i regali che ha comprato a Peter, scherzano, chiacchierano e poi si mettono a vedere un film. Si addormentano, ma lui si sveglia e dice che deve andare via perché è quasi il coprifuoco, mentre lo saluta lei vede il padre che si inginocchia per chiedere alla fidanzata di sposarlo. Ma quanto cavolo dura una serata in Nord America in primavera (considerando che era già buio)??? Ma poi perché il padre ci ha messo tutto quel tempo per fare la proposta??? Mah…

Peggio ancora l’escamotage per far dividere le due coppiette nel viaggio a New York e girare quelle scene con lo scambio delle foto su WhatsApp o similare. Prima dicono che i ragazzi si divideranno in gruppi in base al cognome e che non possono fare a cambio, per cui ci troviamo i due ragazzi in un gruppo e le due ragazze in un altro, poi quest’ultime ad un certo punto se ne vanno per conto loro seguendo una tipa universitaria che le porta ad una festa. Quindi era possibilissimo che i ragazzi invece di seguire i propri gruppi se ne potessero andare in giro da soli, ma non lo fanno. No, altrimenti come separare la coppietta e far venire a lei i dubbi su dove trascorrere l’università?

Altra nota negativa almeno per una come me che queste cose le nota: ma la costumista le vuole proprio male a Lana Condor per farle indossare sempre abiti indecenti, improbabili e che le stanno malissimo. L’unico vestito che si salvava era quello del matrimonio, davvero bello e la valorizzava anche molto.

Non ho trovato immagini più decenti, ma le stava davvero bene. L’unico che le faceva un punto vita e valorizzava le gambe molto snelle.

Per non parlare della cofana di capelli posticci che le hanno messo su per il ballo del diploma. Sembrava una di quelle bambine dei concorsi di bellezza. Imbarazzante.

La loro canzone è carina, ma ho trovato estenuante il fatto che dovessero trovarla per forza.

Tuttavia era coerente con il libro. Lara Jean è costantemente alla ricerca della relazione perfetta.

A proposito di musica: ma secondo voi è normale che un ragazzo di 17 anni nel 2021 ascolti gli Oasis??? Io l’ho trovato un po’ strano. Tra l’altro sono britannici e si sono sciolti nel 2009, mah…

Mchan

Ps: vi lascio il link alla mia recensione dei romanzi

E quello al film precedente

Love & Monsters

Anno: 2020

Paese: Usa, Canada

Regia: Michael Matthews

Genere: azione, avventura, commedia, fantascienza

Cast: Dylan O’Brien, Jessica Henwick, Dan Ewing, Ariana Greenblatt, Michael Rooker

Trama: per contrastare lo scontro di un asteroide le varie nazioni terrestri si coalizzano e puntano contro di esso tutti i missili possibili. Il mondo rimarrà salvo, ma non la popolazione. Infatti le radiazioni hanno colpito tutti gli esseri a sangue freddo rendendoli dei veri e propri mostri assassini. Sette anni dopo l’umanità è costretta a vivere rinchiusa in dei bunker sotterranei in quelle che chiamano “colonie”. Joyle è rimasto orfano e lontano dalla sua fidanzata Aimee, che ritrova solamente via radio poco tempo prima. Nella sua colonia tutti hanno trovato la loro metà della mela e lui si sente solo e soprattutto inutile dato che a differenza degli altri non esce mai in superficie per rifornirsi del necessario per poter sopravvivere poiché è un fifone. Ma un giorno si stufa di questa sua situazione e decide che raggiungerà la sua bella a 7 giorni di distanza. Una volta fuori si imbatterà in vari pericoli, ma troverà anche un amico inaspettato: Boy, un cagnolino che lo salverà ppiù di una volta. Incontrerà anche un duo abbastanza singolare: un uomo maturo ed una bimba di 8 anni che sono diretti al nord e che gli insegneranno molte cose.

Sicuramente non è un film da Oscar, ma si lascia vedere.

Dylan nella parte del ragazzino pauroso ma avventuroso ci sta sempre bene. Il rapporto con il cagnolino è bellissimo. Il personaggio della bimba è super simpatico ed anche tenero.

I mostri sono ben fatti, grazie alla CGI, infatti fanno ribrezzo.

Belli anche i disegni che fa il protagonista in una sorta di “manuale dei mostri”.

La parte più tenera e commovente è stata affidata ad un robot. Scelta strana, ma azzeccata.

Alla fine c’è anche una piccola sopresa nella trama che altrimenti sarebbe stata forse un po’ banale. Tuttavia è lineare e ben sviluppata. Forse l’unica pecca è il fatto di non vedere poi così tanti mostri come ci si sarebbe aspettati. Soprattutto dato che derivano dagli esseri più popolosi della terra ovvero insetti e rettili.

Sinceramente ho trovato la visione molto più gradevole, nonostante i mostri orridi, di molte commedie romantiche che ho visto di recente. Quindi la consiglio se volete passare un paio d’ore di svago.

Mchan

Ps: qui il link di una clip del backstage di una scena con un mostro, davvero interessante

A week away

Anno: 2021

Regia: Roman White

Paese: Usa

Genere: musicale, sentimentale

Cast: Bailee Madison, Kevin Quinn, David Koechner, Sherri Sheperd

Trama: Will è un adolescente orfano e problematico che è finito per l’ennesima volta ai servizi sociali perché ha rubato un’auto. Qui incontra Kristin e suo figlio George che lo accolgono e lo portano per una settimana in un campo estivo cattolico.

A parte che è un mix tra Camp Rock ed High School Musical, con tanto di protagonista maschile fac simile di Zac Efron.

Pieno di cliché, che tuttavia non danno fastidio quanto la moltitudine di canzoni semi religiose che non c’entrano quasi mai nulla con la trama. E sono fastidiose in quanto interrompono i pochi dialoghi presenti.

Gli unici brani sensati sono il duetto tra i due protagonisti ed il breve pezzo che canta lui quando torna al campo.

Tra l’altro la scena del duetto dei due protagonisti è piena di sbagli temporali. All’inizio si incontrano di prima mattina, da come parlano, ma la luce solare è potente, poi vanno nel bosco e nel finale sono sul pontile con un sole arancione che sembrerebbe tramonto, ma possibile che siano stati tutta la giornata fuori? No, dato che quando tornano al campo è di nuovo mattinata. Praticamente hanno voluto sfruttare la luce particolare del sole arancione per la scena del semi balletto, bellissima a livello scenico, ma cronologicamente assurda.

Altra scena assurda è stata la canzone con i consigli agli amici imbranati, a parte che si ripetevano le stesse 3 frasi per un tempo infinito, ma poi erano a meno di mezzo metro di distanza e si confidavano sulle rispettive paure di non piacere all’altro. Ed hanno fatto passare che l’uno non sentisse l’altro.

Altra scena che non ho capito è stata quella in cui il protagonista va ad allenarsi per un gioco ed inizia una canzone che doveva rispecchiare il suo stato d’animo, ma che poi continua con tutti gli altri adolescenti spostando la scena in giro per il campeggio con ragazzi che giocano e scherzano modificando totalmente il senso iniziale del brano.

Il fatto che sia un campo religioso non mi ha entusiasmato anche perché era un fattore insignificante, non ha dato nulla se non insensate e fastidiose canzoncine. A questo punto avrei preferito fosse più presente la fede.

Diciamo che in generale sembra più un abbozzo di situazioni ed idee che non un film compiuto.

Il finale scontato e banale era prevedibile. Ma è decisamente la cosa meno discutibile.

Ora, io capisco pure che il target di riferimento sia una fascia di età dai 12 ai 18 anni, ma anche gli adolescenti hanno il diritto di vedere un film che non sia fatto tanto per, ma con un minimo di criterio. Altrimenti poi non ci lamentiamo se non apprezzeranno il buon cinema da più grandicelli. E quindi porteranno i film più adulti a scendere di qualità.

Mchan

L’altra metà

Anno: 2020

Paese: Usa

Regia: Alice Wu

Genere: commedia, sentimentale, drammatico

Cast: Leah Lewis, Alexxis Lemire, Wolfgang Novogratz, Daniel Diemer, Collin Chou, Enrique Murciano, Becky Ann Baker

Trama:  Paul, un liceale innamorato di una sua coetanea Aster, chiede aiuto ad Ellie, la più brillante del corso di letteratura, per poter riuscire ad esprimere i suoi sentimenti tramite una lettera. Lei dapprima rifiuta, essendo lei stessa segretamente innamorata della ragazza, ma poi accetta per motivi economici.

Che dire? Tanto bel e buon materiale sprecato. La trama era interessante, ma la resa è stata noiosa. I dialoghi lenti, le musiche inesistenti, tempi morti a non finire. Meno male che l’ho visto di pomeriggio altrimenti mi sarei abbioccata. Il doppiaggio italiano poi non ha aiutato proprio. Le voci femminili monotono, quella del protagonista maschile non ho capito perché ha un lieve accento tedesco.

Avrei anche preferito più qui pro quo e meno scene nosense come quella più o meno centrale nella quale Aster arriva a casa di Paul per vederlo, ma poi se ne va via con Ellie, senza nemmeno salutare il ragazzo. Per non parlare del fatto che per tutta la scena nelle terme Aster è nuda, ma magicamente quando vengono riprese dall’alto mentre fanno i morti a galla indossa una t-shirt. E la scena rivelatrice in chiesa è stata assurda. Neanche fossimo negli anni ’50 che il ragazzo deve chiedere prima il permesso di sposarsi al padre ed alla comunità e poi eventualmente chiederlo alla diretta interessata. E ricordo che avevano sì e no 17 anni.

Comunque il miglior personaggio, nonostante il doppiaggio tremendo, per me è Paul. Un ragazzo dal cuore d’oro. Uno di quelli che potremmo definire “puri”.

Tuttavia ho constatato che invece è piaciuto a moltissime persone, che chiedono addirittura una seconda parte, per cui non so… Che poi non so nemmeno di cosa potrebbe parlare questa seconda parte, ma vabbè…

Mchan

Sai tenere un segreto?

LIBRO

Autrice: Sophie Kinsella
Anno: 2003

Titolo originale: Can you keep a secret?

Quarta di copertina:

Emma Corrigan è una ragazza come tante altre. Una vita senza grandi scosse, un lavoro da assistente marketing in un’importante multinazionale, un boyfriend simpatico. Ma, come tutte, sogna una vita diversa, e soprattutto ha i suoi piccoli segreti. Od almeno li aveva… fino a quando, nel suo primo viaggio di lavoro, si trova ad affrontare un volo molto turbolento ed il panico si impadronisce di lei. Così, ormai in preda ad un incontrollabile nervosismo, Emma racconta tutto di sè – ma proprio tutto – al vicino di posto. Un americano che ascolta divertito i suoi segreti più intimi. Tanto, in fondo lui chi è, se non un perfetto sconosciuto? Emma, naturalmente, sopravvive ed il mattino seguente si reca in ufficio, ormai dimentica della brutta avventura, pronta ad accogliere assieme ai colleghi il famoso fondatore della società per la quale lavora, in visita alla filiale inglese. Quando lui finalmente fa la sua apparizione, Emma si accorge con orrore che non è altri che… l’uomo dell’aereo. E lei gli ha confidato tutto di sé. Lui saprà tenere il segreto?

Con questa commedia sofisticata e brillante, l’autrice affronta il tema delle relazioni umane e sentimentali con il suo particolarissimo piglio fresco ed autentico.   

Ho riletto il romanzo prima di vedere il film da esso tratto perché non me lo ricordavo molto bene. Ad essere sincera lo ricordavo migliore. E’ abbastanza lento nella prima parte, però poi si riprende e ci sono anche delle situazioni divertenti ed i personaggi sono ben sviluppati. Anche se il punto di vista in prima persona permette di conoscerli solamente attraverso ciò che pensa di loro la protagonista.

Comunque di fondo il messaggio è abbastanza profondo. Parla di quanto sia importante l’onestà tra le persone, ma anche di quanto alcune piccole bugie siano altrettanto fonfamentali. Ma soprattutto di quanto sia essenziale essere sinceri con sé stessi.

FILM

Anno: 2019

Paese: Usa

Regia: Elise Duran

Genere: commedia, sentimentale

Soggetto: omonimo libro by Sophie Kinsella

Cast: Alexandra Daddario, Tyler Hoechlin, Judah Friedlander, Laverne Cox, Kimiko Glenn, Sunita Mani

Trama: è simile a quella del libro, ma hanno tolto un bel po’ di cose. Ed hanno lasciato la narrazione in prima persona della protagonista dato che non c’è scena in cui lei non sia presente.

Alcune situazioni sono affrettate, altre sono posticipate rispetto al libro, ma ci può stare.

Anche il cambio di location da Londra a New York ci può stare dato che la produzione è americana.

La scelta della Daddario come protagonista non mi è piaciuta. Già lei non mi fa impazzire in versione fashion figuriamoci in versione sciatta e grezza come è stata rappresentata la protagonista qui.

Connor, il suo fidanzato, doveva essere una sorta di Ken di Barbie, bellissimo ed intelligente, magari petulante, ma decisamente non bruttino e quasi deficiente.

Il cambio di etnia di Lissy, la migliore amica, fatta diventare indiana, ci può stare, ma almeno avessero scelto un’attrice più carina che questa non lo è ed è pure anonima.

Tyler è un figo, ma vicino alla Daddario sparisce per quanto è massiccia lei. E non dovrebbe perché Jack dovrebbe essere un uomo alto, di presenza, imponente.

Non ho capito il cambio di nome dell’azienda da Panther a Panda che poi ha poco a che fare con il motto (anch’esso cambiato da “Non fermarti” a “Non pausarti” od una cosa simile). Non mi pare che i panda siano sinonimo di attività sportiva.

Come non ho capito il cambio di sesso dell’amica del lavoro da Kate a Casey, completamente no sense dato che non lo hanno fatto diventare nemmeno gay ed in più hanno tolto la parte dei segreti che lo riguarda.

Per non parlare del perché il collega di lavoro di Lissy Jean Paul sia diventato Omar.

L’amica ricca Jemima dovrebbe indossare abiti firmati, non osceni/volgari.

Il taglio del loro primo appuntamento non l’ho capito dato che così è venuto meno il comparare le loro vite.

Lei è abbastanza sciatta anche al loro primo appuntamento.

La scelta di farli finire a letto insiemegià al primo appuntamento non mi è piaciuta. Si è tolto tutto il fulcro della storia. Anche il fatto di fargli passare tutto quel tempo assieme dopo è strano dato che escono insieme, ma lei non gli chiede mai nulla di intimo.

Le cose che lui dice nell’intervista e che descrivono lei nel libro sono più pesanti ed intime, non si limitano a come si veste e che musica ascolta (che sono stupidaggini e non capisco come i colleghi abbiano subito pensato a lei). Per questo risulta più offensiva la questione. Poi fargli dire che lei mette sempre un fiore tra i capelli e farglielo mettere solamente in quella scena è pessima come scelta. Tra l’altro è l’unica scena in cui lei ha i capelli leggermente acconciati, altrimenti li ha sempre sciolti e scompigliati.

La scelta di eliminare completamente tutta la parte riguardante i genitori è stata un grosso Cosa? O.O  Senza di loro si perde un bel pezzo della personalità di Emma, del perché agisce in quel dato modo. Ed anche quanto Jack tenga a lei quando interviene a suo favore svelando ai suoi ciò che davvero prova la loro figlia.

La scena in ascensore con Emma, Connor e Casey potevano risparmiarsela. Oltre ad essere imbarazzante era anche volgare e no, queste cose non fanno ridere.

La storia di Alice, la figlia segreta del socio Pete, che viene quasi scoperta da un tabloid è meglio della versione cartacea nella quale è vittima di un incidente stradale e lui ha dovuto raggiungerla per assicurarle le cure migliori (parlando tra l’altro in codice di piano B). La Scozia (dove è ambientato nel libro) non è il terzo mondo, penso che un ospedale valga l’altro, anche perché poi la rassicura dicendo che é stata una cosa da niente.

Sul finale niente da dire, è differente dal libro, ma abbastanza carino.

In conclusione: Nel giro di un’ora succede tutto quello che accade in 2/3 del libro, ma è come se non fosse successo nulla di che. Hanno saltato tutti i punti più salienti e comici ed è rimasta la parte noiosa. In generale è un po’ piatto. Capisco bene chi lo ha paragonato ad un film romantico per adolescenti. Non che il libro fosse un trattato sulla psiche umana, ma sicuramente più divertente e piacevole da leggere.

Scusate se sono stata un po’ pesante con le critiche, ma non sopporto quando un film con soggetto un libro si discosti da esso senza un motivo. Perché la maggior parte delle cose che hanno cambiato sono state senza senso e non hanno aggiunto nulla alla trama, anzi, in qualche caso hanno anche alterato il senso finale. E poi ultimamente non riesco a passare sopra a nemmeno il più piccolo dettaglio sbagliato, sarà colpa di questo periodo, non so…

Mchan