Santa Maria in Vallicella

Si trova in Corso Vittorio Emanuele II ed è una chiesa del 1600 circa.

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La facciata ha tre porte, di cui la centrale più grande e sormontata da un timpano che ospita la statua della Madonna Vallicelliana. Sopra di essa vi è un’edicola con una finestra ed ai lati due nicchie con le statue di San Gregorio Magno e San Girolamo.

La navata centrale è coperta da una volta a botte sostenuta da pilastri, le navate laterali ospitano cinque cappelle per parte.

Sull’altare maggiore si trova un affresco trecentesco che in origine era collocato all’esterno di un bagno pubblico. Circa a metà del 1500 l’immagine fu colpita da un sasso e sanguinò, per questo è diventata oggetto di culto e spostata appunto nella chiesa.

La pala sulla quale è collocata è dipinta con angeli e cherubini adoranti da Pieter Paul Rubens.

Al di sopra è stata posta un edicola ospitante il Crocefisso ed accanto due state di angeli.

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La volta, la cupola e l’abside sono affrescati da Pietro da Cortona a metà del 1600.

Il tema dell’affresco della cupola è il Trionfo della Trinità, mentre sui pennacchi sono raffigurati i profeti biblici Geremia, Ezechiele, Isaia e Daniele.

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Mchan

 

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Convento Cappuccini

In via Veneto, Roma, si trova una chiesa alquanto singolare.

Si tratta di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini.

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E’ stata costruita per volere di Papa Urbano VIII nella prima metà del 1600. E’ composta da una piccola navata con dieci cappelle laterali rialzate e chiuse da cancellate di legno ed un altare centrale in marmo. Un tempo vi erano anche un campanile ed un convento abbattuti a fine Ottocento per far spazio a via Veneto.

Il luogo di maggiore interesse è la cripta decorata dalle ossa di circa 4000 frati cappuccini.

All’ingresso vi è una scritta: “Quello che voi siete noi eravamo, quello che noi siamo voi sarete”

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Sembra lugubre, ed un pochino lo è, ma è anche un simbolo di ciò che realmente è il nostro corpo: un contenitore dell’anima, che una volta morti se ne va per cui rimane solamente un oggetto vuoto.

Sicuramente è attrattiva per i ragazzini, i miei cugini pre adolescenti ci sono andati pazzi.

Mchan

 

Quando fa caldo…

Noi romani sappiamo dove rinfrescarci.

Infatti, nei quartieri più vecchi (e grazie al cielo il mio lo è!) si possono trovare queste fontanelle sempre aperte (purtroppo… ok, l’acqua è freschissima sempre, ma lo spreco è tanto ed il rumore nelle notti estive pure) che noi romani chiamiamo “nasoni”.

Il nome deriva dalla forma del rubinetto.

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Come vedete gli incivili lo usano anche come “discarica”

 

Nel centro storico invece si possono trovare fontane molto più belle ed artistiche, ma nella maggior parte non vi si può nè bere nè rinfrescarsi anche se molti turisti (e non) ci sguazzano nemmeno stessero in una piscina (il divieto non è stato messo per cattiveria o sadicismo, quelle fontane sono delle opere d’arte, vanno tutelate, per non parlare dei problemi se qualcuno dovesse cascarci e farsi male), oppure piccole fontanelle più nascoste nei vicoletti di cui il centro della città è strapieno. Io ne conosco 2-3 strategiche così i venditori di bottigliette di mezzo litro d’acqua a €3 con me si attaccano al tram (tipico detto romano 😛 ).

Mchan

Palazzo Altemps bonus

Il reperto archeologico che più mi ha affascinato all’interno di questo museo è stato questo:

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Un sarcofago con raffigurate le famigerate fatiche di Ercole.

Si può vedere partendo da sinistra Ercole con il Leone (ai suoi piedi): il leone si chiamava Nemeo ed era fratello della Sfinge, Ercole lo strozzò a mani nude.

Ercole con l’Idra (di fronte): l’Idra era un mostro a nove teste di cui una sola immortale. Man mano che le si tagliavano le teste esse ricrescevano, così Ercole prese una fiaccola e bruciò i colli appena mozzati in modo che non potessero rigenerarsi. La testa immortale invece la mozzò e sotterrò sotto un enorme masso. Poi intinse le punte delle sue frecce nel sangue del mostro in modo da procurare ferite inguaribili.

Ercole con il Cinghiale: esso devastava l’Arcadia.

Ercole con la Cerva di Cerinea: dovette catturarla poiché devastava i raccolti di Enoe. L’animale aveva le corna dorate ed era consacrato ad Artemide.

Ercole con gli Uccelli del lago di Stinfalo (si vedono sullo sfondo): essi distruggevano i raccolti così lui li cacciò utilizzando delle nacchere di bronzo.

Ercole con la cintura di Ippolita (lei è ai suoi piedi): Ippolita era la regina delle amazzoni ed Ercole dovette prenderle la cintura per richiesta di Admeta, la figlia di Euristeo.

Ercole e le stalle di Augia (non si capisce molto, ma cronologicamente è questo il posto di questa fatica): Augia era il re dell’Elide nel Peloponneso e figlio del Sole. Ercole pulì le stalle in un giorno solo facendo deviare un fiume direttamente al loro interno. Ma il re non mantenne la promessa di donargli la decima parte dei suoi armenti ed Ercole devastò il suo territorio ed uccise i suoi figli.

Ercole con il Toro di Creta (si vede la testa): Ercole se ne impadronì e lo portò ad Euristeo che voleva sacrificarlo ad Era, ma lei non lo accettò perché lo aveva preso Ercole.

Infine Ercole con le Cavalle di Diomede (si vedono sparse davanti e sotto la sua figura): Diomede era il re della Tracia e le sue cavalle si nutrivano di carne umana.

Le fatiche di Ercole sono 12, ma qui ne sono raffigurate solamente 9, probabilmente le restanti erano su di un altro lato.

Mchan

Ps: questo è il link al post sul museo:

https://mylovelytrips.wordpress.com/2016/04/26/palazzo-altemps/