Pride Month – Fiction Rai

Giugno ormai è consacrato ad essere il mese dell’orgoglio della comunita LGBTQ+.

Così ho pensato di parlare di due fiction Rai che hanno trattato nella trama l’argomento.

La prima è La Compagnia del Cigno che conta 2 stagioni.

Nella prima, che ho preferito, la trama si concentrava sui sette giovani protagonisti che frequentano il Conservatorio Verdi di Milano. Uno di essi ha uno zio, a cui è affidato, che è omosessuale. E la cosa che più mi è piaciuta del personaggio, oltre al fatto che è simpaticissimo e tenerissimo, è che sia stato rappresentato senza farlo diventare una macchietta. Perché di solito i gay vengono sempre fatti vestire con abiti dai colori sgargianti e pieni di lustrini, mostrando solo una piccola percentuale di quel mondo. Invece Daniele, nome del personaggio interpretato da Alessandro Roja, è un uomo comune con un lavoro da impiegato. E la sua storia romantica con Daniele2, nome del suo compagno interpretato da Michele Rosiello, è molto bella e “normale”, passatemi il termine. E, cosa strana per un prodotto targato Rai e con un target molto giovane, vengono anche mostrate delle scene in cui i due sono a letto insieme. Che sembra una vera rivoluzione a sentir dall’opinione che l’italiano medio ha della tv di Stato.

Purtroppo la seconda stagione cala notevolmente di qualità sia di trama che di recitazione. Non so se sia dovuto al Covid che ne ha spezzettato le riprese od ad una vera e propria mancanza di idee. Comunque la parte più interessante è un’altra volta quella dei due compagni: uno che si ritrova il nipote futuro padre a poco più di 18 anni e l’altro che vorrebbe l’affidamento di un bambino. Peccato non si sia approfondito meglio questo aspetto perché sarebbe stato davvero interessante vedere confrontarsi con la burocrazia ed il pregiudizio delle autorità in maniera più cospicua. Invece c’è stato solamente un piccolo accenno e poi è finita, come si suol dire, a tarallucci e vino. Anche il carattere euforico del personaggio di Daniele lo zio è stato più marcato e quindi stereotipato. Ma nel complesso rimangono una bellissima rappresentazione del mondo LGBTQ+.

La seconda fiction si chiama Vivi e lascia vivere.

Di questa salvo solamente la trama riguardante il figlio maschio della protagonista: un ragazzino che per tutta la vita ha voluto compiacere il padre giocando a pallanuoto, ma che una volta che esso è venuto a mancare trova finalmente il coraggio di dedicarsi a ciò che più gli piace, ossia il nuoto sincronizzato. E più avanti si scopre anche gay. Togliendo il fatto abbastanza stereotipato che un ragazzo che si interessa ad uno sport che fino a poco tempo fa era prettamente femminile, alla fine sia anche omosessuale, la sua storia mi è piaciuta perché è stata anche una storia di crescita e consapevolezza personale.

Entrambe si possono rivedere su Rai Play.

Mchan

Zoey’s extraordinary playlist

Anno: 2020

Episodi: 12, 1 stagione in corso

Paese: Usa

Genere: drammatico, commedia, musical, sentimentale

Cast: Jane Levy, Skylar Astin, Lauren Graham, Alex Newell, Peter Gallagher, Mary Steenburgen

Coreografie: Mandy Moore

Trama: un’informatica di San Francisco acquisisce uno strano “potere”: può venire a conoscenza di ciò che un’altra persona prova nel profondo sentendola cantare. Praticamente si ritrova a vivere in un perenne musical. Dapprima odia questa nuova situazione essendo una persona molto pratica, quando mette su le cuffie ascolta solo dei Podcast sulla tecnologia, ma poi si accorge che potrebbe esserle d’aiuto.

Mi sono approcciata a questa serie tv perché è saltata fuori nella home di RaiPlay come prodotto disponibile esclusivamente sulla piattaforma. Siccome ero in mancanza di serie leggere ho deciso di darle una chance, al massimo avrei mollato dopo la prima puntata. Ed invece mi ha proprio preso. Certo, se non amate i musical lasciate perdere perché le parti cantate sono davvero molte, ma almeno hanno un senso dato il “potere” della protagonista.

La trama è abbastanza semplice: lei si ritrova con questo “potere” che non vuole e che è abbastanza invadente perché non può decidere nulla, si ritrova a dover ascoltare i sentimenti altrui ed a “doverli” aiutare in qualche modo, però poi le sarà di aiuto nel rapporto con il capo ed i colleghi, con il tizio per cui ha una cotta e con i famigliari. Bellissima la trama del padre che è malato terminale di una malattia neurologica e per questo non riesce più ad esprimersi a parole, oltre a praticamente non riuscire più a muoversi e mangiare cibi solidi, con il quale è legatissima e grazie al suo nuovo “potere” riesce a comunicarci. In generale tutte le scene con il padre, un formidabile Peter Gallagher, sono bellissime e commoventi. C’è anche il triangolo sentimentale, ma passa in secondo piano rispetto alla miriade di tematiche che sono affrontate, sì con la leggerezza del musical, ma anche con molto rispetto e delicatezza. Non c’è mai l’idea che siano buttate lì a casaccio giusto per riempire quei 5minuti di episodio. L’unica pecca, se così possiamo chiamarla, è il fatto che le scene musical siano davvero molto marcate. Quindi si vede gente che di punto in bianco molla tutto e si mette a ballare e cantare in coreografie corali, oppure esagerando appositamente la mimica facciale e questo un pochino potrebbe disturbare anche perché nel mezzo c’è la protagonista che è come se fosse in un flashmob che non può fermare.

Grazie ai sottotitoli in italiano quando ci sono le performance canore si capisce meglio cosa quella determinata persona vuole esprimere, non so voi ma io non sopporto quando in una serie o film c’è una canzone che è determinante per la trama e non mettono i sottotitoli in italiano. Perché io posso anche capirlo l’inglese, ma non coglierne davvero tutto il senso esclusivamente ad un primo ascolto. E comunque ci sono anche persone che magari non lo hanno studiato o che non lo comprendono, che è vero che siamo nel 2020, ma non è scontato che tutti capiscano e comprendino l’italiano, nostra lingua madre, figuriamoci l’inglese.

Per questo non mi è piaciuto che non li abbiano messi durante la canzone “Fight song” interpretata dagli studenti sordomuti con la lingua dei segni. Perché io personalmente non conoscevo il brano ed ho scoperto di quale canzone si trattasse solamente grazie ai commenti in rete. Quindi non ho potuto capire appieno cosa volessero dire.

La performance alle pompe funebri non mi è piaciuta affatto. L’ho trovata un po’ grottesca.

In generale tutte le scene con Peter Gallagher sono commoventi e la sua versione di “Perfect” di Ed Sheeran in duetto con la moglie, interpretata da una bravissima Mary Steenburgen, ha fatto scendere un paio di lacrimuccie.

L’episodio pi divertente è stato quello in cui il “potere” si è invertito per cui è diventata lei quella a dover cantare le emozioni che provava ed è stato abbastanza esilarante.

La scena più divertente è stata quella in cui Max, uno dei due spasimanti, le organizza un flashmob per dichiararsi e lei non lo capisce finché lui non le risponde ad uno dei suoi commenti. In realtà penso che nemmeno gli spettatori lo avevano capito, io non l’avevo capito, perché è davvero simile ad una delle scene che lei vive da quando ha il “potere”.

Come va a finire non ve lo dico, anche se è abbastanza intuibile, ma vi posso dire che ne hanno confermato una seconda stagione e la cosa non mi dispiace affatto 😜

Mchan

Ps: #teamMax dal primo istante che li ho visti insieme in scena. E poi Skylar è troppo carino!!! 😍

Pps/spoiler: gli ultimi 10 minuti dell’ultimo episodio ho pianto come una fontana, ma sono stati bellissimi lo stesso.