Ti giro intorno

Libro by Sarah Dessen

Titolo originale: Along for the ride (Insieme per la corsa)

Seconda di copertina:

“Andare in bicicletta è solo una delle tante cose che Auden si è persa nella vita. Figlia perfetta, studentessa modello, dal divorzio dei suoi genitori è diventata insonne e si è rifugiata nella solitudine delle letture, rinunciando a fare le piccole grandi esperienze che rendono l’adolescenza un periodo unico ed irripetibile. E’ la decisione di Auden di trascorrere le vacanze estive a casa del padre scrittore a sconvolgere il suo mondo solitario. Qui Auden conosce Maggie, Leah ed Esther e scopre l’amicizia, fatta di chiacchiere ed uscite, di segreti e confidenze. Ma sarà l’incontro con il taciturno Eli, ex campione di ciclismo acrobatico segnato da un tragico evento, a cambiare tutto. Nelle lunghe notti d’estate, Eli fa provare ad Auden tutto ci di cui si è privata fino a quel momento, ed insieme cercano un modo per lasciarsi alle spalle il passato.”

Quarta di copertina:

“Sorridendogli, mi ritrassi e riportai i piedi sui pedali. Senza staccarmi gli occhi di dosso, Eli ruotò pian piano su sé stesso mentre gli giravo lentamente intorno una, due, tre volte come in un incantesimo”   

Mi è piaciuto abbastanza.

La protagonista non è male, mi piace come si evolve soprattutto il suo rapporto con i genitori che invece ho detestato. Due egoisti e snob di prima categoria. Se non eri identico a loro non potevi essere minimamente interessante. Ma poi il giudicare la stessa figlia solo perché in un giorno di pioggia si è fatta prestare un impermeabile rosa (colore per la madre peggio di un simbolo satanico) l’ho trovato davvero pessimo. La classica persona che si ferma a giudicare solo l’aspetto senza minimamente cercare di conoscere sul serio chi ha davanti. Tra l’altro spargendo giudizi a destra e manca credendosi superiore a tutti, seppure con dei vizietti che non la rendevano di sicuro perfetta.

Belli i personaggi secondari. Tra tutti Maggie & Adam. Adorabili.

Il bel tenebroso alla fine non è che si sia inquadrato granché. Sempre in maniera un pochino superficiale per mio gusto.

“A definire una persona non è il numero di volte che cade, ma il numero di volte che ritorna in sella”

Film

Anno: 2022

Paese: Usa

Genere: drammatico, sentimentale

Regia: Sofia Alvarez

Soggetto: omonimo romanzo by Sarah Dessen

Cast: Emma Pasarow, Andie MacDowell, Dermot Mulroney, Kate Bosworth, Belmont Cameli, G. Hannelius, Laura Kariuki, Samia Finnerty, Ricardo Hurtado

Trama: Auden ha finito il liceo ed è prontissima per l’università dato che lo studio è la sua unica passione. Ma dovrà passare l’estate a casa del padre e della matrigna, con una neonata sempre nervosa e piangente. La sua vita cambierà, come le sue valutazioni su persone e situazioni.

Se non avessi letto il libro l’avrei trovato carino. Ma il paragone con lo scritto è inevitabile quindi esce sconfitto a mani bassissime.

La scelta della protagonista è azzeccata perchè è così che più o meno mi ero immaginata Auden: carina nella norma. Il protagonista maschile invece è scialbissimo.

Maggie me l’ero immaginata completamente diversa. Più minuta e sicuramente meno invadente ed inopportuna. Era così dolce nel libro. Qui invece fa battute acide e si intromette troppo e lo fa davanti a tutti. Per non parlare di come l’hanno conciata i costumisti. Nei primi due outfit e nell’abito da sera sembra una dodicenne troppo sviluppata che si è messa i vestiti da cerimonia della sorellina, fiocco di nastro di raso in testa compreso. Non si poteva guardare. Comunque in generale gli abiti lasciavano molto a desiderare. Le tre ragazze/nuove amiche dovevano essere delle tipe alla moda, ma sembrava che avessero pescato gli indumenti dal cesto delle offerte per i poveri.

Alcuni tagli e cambi li ho capiti, tipo la cancellazione del fratello di Auden, il primo bacio in mare. Altri no. L’hot dog party diventa la festa per il 4 luglio e perde tutta la sua essenza. Il litigio tra il padre di Auden e la nuova moglie off screen ha fatto perdere al telespettatore il motivo del repentino cambio di prospettiva di Auden. La neonata era sempre calma e tranquilla, mentre nel libro piangeva di continuo ed era questo uno dei motivi del litigio dei suoi genitori, ma soprattutto della crisi di Heidi. Che è rientrata in meno di 24ore. Assurdo. Nel libro il padre di lei va a stare in albergo per settimane non una sola notte.

Ho capito il non far arrivare la madre di Eli ad aiutare Heidi, bensì la stessa madre di Auden, per non aggiungere un ulteriore personaggio e per giustificare il casting della MacDowell che altrimenti avrebbe avuto solo due scene, però non ho capito perché non far mai interagire Eli con la bambina quando è proprio grazie a lei che i due si incontrano la prima volta e che lui colpisce positivamente Auden.

E non mi è piaciuta affatto la scena in cui Auden ed Eli litigano. Abbastanza piatta. Nel libro si sono scambiati due battute, ma sono state molto più incisive.

La storia romantica tra Maggie ed Adam completamente cancellata, eppure era così carina.

Non ho capito perché far andare lui dall’altra parte del mondo quando nel libro finiva solo in un’università diversa da quella di lei, come se non essere così ambiziosi sia un peccato mortale.

Non ho neanche capito perché cambiare il bowling con il minigolf, ma è una quisquilia.

In finale mi sa di un filmetto gradevole da guardare, ma che perde moltissimo di quello che è il fulcro del libro: ossia la crescita personale della protagonista che da snob quale i suoi genitori impara a guardare agli altri in modo differente. Tra l’altro farle portare appresso l’abito mai indossato del ballo del diploma è completamente fuori personaggio.

Ripeto: il libro è decisamente meglio.

Mchan

Surviving summer

Anno: 2022 in corso

Paese: Australia

Episodi: 10, 1 stagione

Genere: drammatico, sentimentale

Cast: Sky Katz, Kai Lewis, Lilliana Bowrey, Joao Gabriel Marinho, Savannah La Rain

Trama: Summer è un’adolescente costretta a trasferirsi in Australia da New York per via dei suoi comportamenti ribelli e dal fatto che la madre deve andare all’estero per lavoro. Qui conoscerà i membri di una specie del club del surf e si appassionerà allo sport.

Sinceramente non ho sopportato la protagonista dal minuto uno. E più andava avanti più risultava semplicemente fastidiosa. Prima di tutto perché non è che sia evoluta più di tanto durante l’arco della stagione e poi perché anche il motivo per cui era così alla fine non è stato proprio ben spiegato. Ok, la madre sempre in giro per lavoro, ma poi? Davvero non può essere solo questo, dato che comunque alla fine l’ha pure perdonata dicendole che in fondo quello era il suo lavoro, ma per arrivare lì non c’ stato nulla. Ha passato almeno 8 episodi su 10 a voler fuggire da quel posto, non ha mai parlato sul serio con nessuno perché i suoi problemi erano i più problematici di tutti. Nonostante la trama ci abbia fatto vedere che i suoi nuovi amici di problemi ne avevano anche loro, e non erano da meno dei suoi, lei sembrava non preoccuparsene. O meglio, lì per lì, quando ne veniva a conoscenza, sembrava che le importasse e capisse, ma poi tornava a comportarsi come prima. Quindi per me è un grande no come carattere.

Il resto dei ragazzi invece sono stati meglio gestiti. Soprattutto Poppy che è la mia preferita. Da migliore amica timida e sempre un passo indietro l’abbiamo vista diventare la migliore surfista del torneo e con una bella storia di background.

Altro personaggio male gestito è stato il protagonista maschile. Tutta la situazione del suo infortunio è stata nebulosa. E fino ad un certo punto ci poteva anche stare, ma poi si doveva fare chiarezza. La sua riappacificazione con il miglior amico è stata frettolosa e poco veritiera, infatti gli attriti ci sono stati anche dopo. Le sue infatuazioni molteplici e repentine. Se volevano rappresentare l’adolescente medio tutto ormoni e poco cervello ci sono riusciti in pieno. I genitori no comment. Completamente assenti per la maggior parte della situazione (si sono persi i ragazzi più di un paio di volte), per poi apparire e dettare regole a casaccio. Giusto per complicare la trama, mica per svolgere il proprio dovere.

Le competizioni un po’ troppo presenti.

Il finale assurdo.

Ci sarà una seconda stagione, ma non so proprio cosa si inventeranno.

Carina da vedere in estate perché i paesaggi sono spettacolari, anche se le luci sono un po’ troppo “nuvolose”, nel senso che dovrebbe essere estate ma sembra che sia autunno, comunque… Ed adattissima per svagare un po’ la mente.

Mchan

Locke & Key

Anno: 2020 in corso

Paese: Usa

Episodi:  20, 2 stagioni, in corso

Genere: fantasy, comic, drammatico

Ideatore: Joe Hill

Soggetto: omonima graphic novel by Joe Hill & Gabriel Rodriguez

Cast: Darby Stanchfield, Connor Jessup, Emilia Jones, Jackson Robert Scott, Petrice Jones, Laysla De Oliveira, Griffin Gluck, Hallea Jones, Aaron Ashmore, Genevieve Kang, Sam Lesser, Felix Mallard, Cody Bird

Trama: i Locke (madre e tre figli) hanno appena perso il capofamiglia così si trasferiscono nella vecchia casa in un paesino sperduto del midwest statunitense. Qui dovranno fare i conti con i problemi quotidiani di tutti i nuovi arrivati ed un segreto di famiglia. Segreto che diventerà sempre più pericoloso in quanto consiste in delle chiavi magiche.

Come storia è intrigante. Protagonisti sono due adolescenti ed un bambino di nemmeno 10 anni, per cui è anche abbastanza piena di teen drama, ma ci può stare.

Effetti speciali, sigla, location e fotografia molto belli.

I problemi arrivano con delle soluzioni di trama alquanto discutibili. Tipo il bambino che anche se avvisato dai più grandi continua ad utilizzare queste chiavi magiche da solo, soprattutto se appena trovate. Oppure la ragazza che usa una chiave per bullizzare una compagna di scuola rea di farle delle battutine un po’ acide e poi quando veramente le servirebbe quel potere si dimentica di avere quella chiave. Queste chiavi che passano di mano neanche fossero delle banconote da $1, tra l’altro erano stati anche avvisati che solamente ai Locke non potevano essere state sottratte. La maggior parte delle volte ti ritrovi ad urlare contro ai protagonisti che stanno facendo delle stupidate e quindi a tifare per il villain che ha la vittoria facile.

La stupidagginepiù grande l’hanno fatta con il finale della prima stagione, quando pensano di aver sconfitto il nemico. E’ stato un totale nosense. Il villain doveva avere in testa una corona che però una volta sbattuto a terra è magicamente scomparsa e nessuno si è chiesto dove fosse finita (e nemmeno più tardi). Aprono un portale da dove possono arrivare dei demoni e se ne stanno tutti lì a guardare davanti alla porta aperta mentre un paio di demoni si schiantano contro le rocce alle loro spalle. Ed infatti poi uno riesce ad impossessarsi di uno di loro.

Ho continuato la visione della seconda stagione principalmente per il soggetto della trama che è davvero interessante e di comprare la graphic novel non ho voglia (anche perché oltre a costare parecchio non mi piace nemmeno come stile grafico). Ma anche qui ci sono abbastanza nosense. Tipo che il bimbo trova la chiave per la casa delle bambole identica alla loro casa che infatti poi si svela una specie di porta dimensionale dato che qualsiasi cosa uno metta nella casa delle bambole poi se lo ritrova nella casa vera e propria, e nonostante questo invece di prendere la casetta la lasciano ad un perfetto estraneo e lasciano lì pure la chiave. Ok lasciare l’oggetto, ma la chiave portatela via, no? Boh…

Altra cosa stranissima è il fatto che il bimbo rimane spessissimo a casa da solo. Una casa che si trova in mezzo al nulla.

A proposito del bimbo: ogni tanto ha degli sprazzi di intelligenza che sovrastano le menti di tutti gli adulti messe insieme, ma quanto è fastidiosa la sua vocetta???

Nel finale della seconda stagione abbiamo finalmente un piano che funziona, anche se prima di arrivarci ne hanno commessi di errori.

Comunque alla madre i figli riservano lo stesso trattamento che lei ha per loro: viene minacciata e loro la lasciano da sola, completamente ignara del pericolo.

La morte della fidanzata di Tyler è passata senza infamia e senza lode. Sinceramente mi stava irritando parecchio con la sua convinzione a non voler ricordare la magia. Quel poveretto del ragazzo ha cercato tutti i modi possibili un modo per fargliela ricordare e renderla partecipe degli eventi e lei invece era pure infastidita da tanta insistenza. Non mancherà.

Constatazione della confusione degli autori parte uno: ci hanno messo tutta la prima stagione per trovare una chiave per aprire il portale con il mondo dei demoni quando nella seconda stagione è bastato una specie di piccolo terremoto per allentare i cardini e quindi aprirla.

Constatazione della confusione degli autori parte due: il villain passa metà della seconda stagione a cercare di forgiare una nuova chiave con la quale crearsi un proprio esercito di semidemoni quando aveva la chiave e la corona del controllo delle ombre con le quali dominare sugli umani.

Constatazione della confusione degli autori parte tre: nella prima stagione quando il bimbo apprende del “potere” della chiave Ognidove esclama che vorrebbe andare sulla Tour Eiffel ed il villain gli dice che non può perché lì non ci sono porte (cosa che in realtà non è manco vera, vabbhè…) e nella seconda il suo compare apre una porta che dà sul deserto.

Ora, capisco che sia un fantasy, ma certe incongruenze non si possono vedere.

La cosa più bella sono le chiavi che sono visivamente ben fatte.

La mia preferita è la chiave Ognidove. Magari esistesse, così si potrebbe andare dove ci pare con solamente il bisogno di una porta.  

Mchan

Natale con uno sconosciuto

Anno: 2019-2020

Paese: Norvegia

Episodi:  12, 2 stagioni, conclusa

Genere: drammatico, commedia

Cast: Ida Elise Boch, Felix Sandman

Trama: Johanne è una trentenne che a Natale viene relegata al tavolo dei bimbi poiché single. Ma questo Natale vorrebbe cambiare la situazione.

L’incipit è abbastanza banalotto, anche se poi il finale della prima stagione ha un bel messaggio, ossia che l’importante è festeggiare con le persone care, che esse siano parenti, amici, conoscenti che ti hanno cambiato la vita e/o insegnato qualcosa, non necessariamente partner amorosi.

La prima stagione è carina ed appunto grazie al finale si lascia vedere senza problemi. Anche perché gli episodi durano una trentina di minuti che scorrono veloci.

La seconda stagione secondo me è stata fatta ad uso e consumo dei telespettatori. Va bene che il finale della prima era aperto, ma ci sono state molte scelte stupide e riempitive. Il finale della seconda, e per fortuna ultima, ribalta completamente il messaggio della prima.

Tutta la trama dei genitori è stata noiosa e ripetitiva.

Lei da ragazza emancipata, con un buon lavoro, molti amici ed una vita piena si è trasformata in una tipa insicura a tratti capricciosa ed infantile. Hanno rovinato il personaggio del Dottore solo per farli lasciare e far in modo che la colpa non ricadesse su di lei. Su alcune cose era pesante, ma su altre aveva ragione da vendere. Ma chi lascia che sia l’ex fidanzato della sua attuale ragazza a comprare i regali di Natale per i suoceri e soprattutto farli passare per loro?

Mi è piaciuta l’introduzione del vicino di casa anche se in finale non c’entrava nulla con lei. E’ stato solo un pretesto per farle fare delle cose e farle conoscere una persona che potevano benissimo evitare dato che lo ha trattato da schifo.

Il ritorno di Jonas non è stato male anche se si sono completamente dimenticati il perché della sua partenza dato che lo hanno cambiato e lo hanno fatto tornare prima. Va bene che l’attore che lo interpreta ha un buon seguito ed alla fine il suo personaggio era il meno peggio (per questo il finale non mi è dispiaciuto) però nella serie precedente avevo capito che Jonas doveva andarsene per ben 2 anni a Bali con la famiglia, dato che si sono sempre trasferiti spesso, e che per questo la mollava, invece ora se ne escono che è tornato in estate e che era a Bali con un amico. Mah…

Il problema dell’età tra i due (12 anni di differenza, in più per lei) in finale non è così tragico dato che lei sembra una ragazzina. Ha insistito tanto per fare la festa di Natale a casa sua, anche quando si era offerto il fratello di ospitare tutti e tra l’altro sarebbe stato più ragionevole non far spostare due bambini piccoli in piena notte, ma no, dovevano andare tutti da lei che non aveva mai cucinato in vita sua. Infatti ha bruciato la cena. Per non parlare della scena al supermercato quando voleva pagare una sola mandorla. Ma metterne una decina in un sacchetto e pesarle no? Va bene che te ne serviva una soltanto, ma se le metteva in una ciotola sono sicura che qualcuno le avrebbe mangiate invece di fare quella scena da pazza alla cassa.

Il problema è stato far combaciare il finale della prima stagione con la trama della seconda. Perché nell’ultima scena lei apriva la porta e sorrideva come se avesse visto qualcuno che le piaceva, invece poi si scopre che era solamente un fattorino con un mazzo di rose senza mittente. Ed il destinatario di quelle rose non si è scoperto fino al penultimo episodio della seconda stagione ed è stato molto forzato dato che non poteva assolutamente sapere l’indirizzo di casa dei genitori di lei quando non conosceva nemmeno quello di casa sua.

Comunque il ritorno del tizio con il lieto fine mi è sembrato molto fanservice.

Se si fossero fermati alla prima sarebbe stata una serie leggera e carina nonostante le trovate forzatamente comiche come la videochiamata dell’amica alla cena di Natale nell’ultimo episodio della seconda nella quale elogiava la vita sessuale della protagonista di fronte a parenti ed amici, compresi dei bimbi. Ed invece di attaccarle il telefono in faccia lei stava pure ad ascoltarla. Comportamento forzato per la gag imbarazzante. O come la scena nella sauna per nudisti dove si era recata con un papabile partner e ci ha trovato i genitori. Dire imbarazzante è un eufemismo.

Mchan

Ps: il titolo non si può sentire né quello inglese (che è la traduzione letterale di quello originale) né quello in italiano. Nessuno dei due c’entra con la trama della serie.

Eravamo canzoni

Anno: 2021

Paese: Spagna

Regia: Juana Macas

Genere: commedia, sentimentale

Soggetto: romanzo “Canciones y Recuerdos” by Elisabet Benavent

Cast: Mara Valverde, Alex Gonzalez, Elisabet Casanovas, Susana Abaitua, Miri Perez-Cabrero, Eva Ugarte

Trama: Macarena, detta Maca, è l’assistente di una influencer. Ha due migliori amiche e tutte e tre sono in un periodo di crisi esistenziale. Lei è stanca di essere sottopagata e quasi schiavizzata dalla sua datrice di lavoro, per non parlare delle continue umiliazioni, Adriana è in crisi matrimoniale e Jimena è alla costante ricerca del suo amore perduto.

Credo di non aver visto film più brutto.

A cominciare dal titolo che non c’entra assolutamente nulla con la trama. Pensavo fosse un musical, ma non lo è, allora ho pensato che comunque ci si riferisse in qualche modo a delle canzoni, ma nulla. La musica non è praticamente contemplata se non come normale soundtrack.

Ed in questo caso non è colpa dei traduttori italiani perché è letteralmente quello originale: “Fuimos Canciones”

Della trama non ne parliamo. Non si approfondisce nulla. La protagonista che a volte parla direttamente con lo spettatore non è male, ma non associata anche a flashback dove la lei presente interagisce con il passato ed i dialoghi con le due parti di lei stessa (stile diavoletto ed angioletto). Un po’ troppo.

Il motivo per cui ce l’ha con il suo ex non si sa bene fino alla fine, ma è comunque ridicolo al confronto con l’astio che prova per lui e con tutto quello che gli fa per vendicarsi. E vuole anche apparire come una novella femminista emancipata. Sembra solamente una bambina dell’asilo. E poi, passi anche parlare male di lui alla nuova fidanzata (stupido, ma ci può stare), ma tutta quella scenata nel suo posto di lavoro aizzando anche i suoi studenti contro di lui l’ho trovato davvero al limite dello psicopatico.

Le storie delle due amiche sono portate avanti con molta superficialità. La prima, la sposata, sembra avere solo scene di sesso. Non si capisce che reali problemi abbia con il marito ed il perché sia arrivata dove è arrivata alla fine. La seconda è assurda. Praticamente il suo ragazzo è morto e lei pensa che si sia rincarnato in qualcun altro e lo sta cercando. Prima di tutto la reincarnazione non funziona come pensa lei. Lo cerca in altri uomini adulti. In teoria ci si rincarna in neonati. Secondo le basta una minima cosa che il nuovo tizio ha in comune con il suo ex per partire in quarta per poi interrompere altrettanto bruscamente quando vede o sente una cosa “sbagliata”. E le sue amiche invece di aiutarla pagano un tizio per sembrare la reincarnazione tanto cercata. Da malati.

Salvo solamente il finale che nella sua assurdità almeno non è scaduto nel banale.

Mchan

Generazione 56k

Anno: 2021

Paese: Italia

Episodi: 8, 1 stagione

Genere: commedia, sentimentale

Regia: Francesco Ebbasta e Alessio Maria Federici

Cast: Angelo Spagnoletti, Cristina Cappelli, Alfredo Cerrone, Azzurra Iacone, Gianluca Fru, Gennaro Filippone, Fabio Balsamo, Egidio Mercurio, Claudia Tranchese, Sveva Simeone, Sebastiano Kiniger, Biagio Forestieri

Trama: tra presente e passato (1998) sono raccontate le vicissitudini di due trentenni che vivono a Napoli, ma provengono da Procida.

Non avevo letto moltissimo al riguardo. Sapevo solamente che del progetto facevano parte alcuni componenti dei The Jackal, youtuber comici, però pensavo che fosse qualcosa di molto più nerd. Invece sono stata felicemente sorpresa di trovare una serie carina, fresca e leggera. Anche il minutaggio aiuta, gli episodi non sono più lunghi di una trentina di minuti. Gli attori sono giovani e non li ho trovati malaccio, anzi. E poi il protagonista maschile è proprio figo, il che non dispiace mai 😜

Non so se ne faranno una seconda stagione, probabilmente sì dato l’entusiasmo dei commenti in rete ed il fatto che sia stata seguita anche all’estero con piacere, tuttavia il finale non mi è affatto dispiaciuto (e non è nemmeno scontato), quindi se dovesse finire così non sarebbe un male.

Mchan

Carnaval

Anno: 2021

Paese: Brasile

Genere:  commedia, sentimentale

Regia: Leandro Neri

Cast: Giovana Cordeiro, Gessica Kayane, Flavia Pavanelli, Bruna Inocencio, Samya Pascotto, Jean Pedro, Felipe Adler, Nikolas Antunes, Rafael Medrado

Trama: Nina è una giovane influenzer che è stata appena tradita dal ragazzo. Così prende la palla al balzo di una proposta di collaborazione e parte per Salvador Bahia con le sue tre migliori amiche. Qui è in corso il Carnevale e lei è nell’entourage del cantante più acclamato del momento.

E’ abbastanza banale e pieno di cliché, ma ne è anche ben consapevole per questo si lascia vedere senza problemi. Non ci sono chissà quali messaggi profondi, solo un paio di ore di spensieratezza tra belle ragazze e bei ragazzi quasi sempre in costume da bagno. Anche il finale è scontato, ma non infastidisce date le premesse.

Le uniche cose che stonavano leggermente, o meglio che a me hanno infastidito, sono la sua amica assatanata di uomini, davvero molto volgare a tratti, più che altro nei modi, e l’altra amica presentataci come assolutamente nerd e poi rivelatosi più “normale” del previsto dato che comunque partecipava a qualunque cosa o festa in cui si imbarcameravano le altre. Ah, ed anche il fatto che ormai che avevano fatto 30 potevano fare 31 dando l’happy ending a tutte ed invece una di loro è rimasta a bocca asciutta per tutto il film.

Bella l’atmosfera festosa, anche se da una parte metteva un po’ di nostalgia e dall’altra un bel po’ di disagio per via di tutta quella gente accalcata in questo determinato periodo storico.

Sicuramente un film da vedere in tv non al cinema.  

Mchan

To all the boys: Always & Forever

Anno: 2021

Paese: Usa

Genere: drammatico, sentimentale, commedia

Regia: Michael Fimognari

Soggetto: omonimo romanzo by Jenny Han

Cast: Noah Centineo, Lana Condor, Janel Parish, Anna Cathcart, Ross Butler, John Corbett, Madeleine Arthur, Trezzo Mahoro


Trama: terzo capitolo della saga adolescenziale con protagonisti Lara Jean & Peter.

I due sono all’ultimo anno di liceo, la loro relazione procede bene, fino a quando vengono ammessi in due college differenti. In più lei si “innamora” del college di New York che è praticamente dall’altra parte del paese rispetto a quello in cui andrà lui. I due riusciranno ad avere l’happy ending?

Probabilmente sono troppo cresciuta per i film adolescenziali perché mi sono annoiata a morte. Oltre al fatto che il finale è super scontatissimo, non c’è realmente un qualcosa per cui valga la pena guardarlo.

Qui il personaggio di Peter, che sulla carta (in entrambi i sensi) è abbastanza valido, si riduce a fare da cagnolino alla protagonista. Sarebbe stato bello approfondire la sua situazione famigliare (genitori separati con padre che si è rifatto una famiglia e non ha più calcolato i primi due figli) ed invece viene sì messo in mezzo il padre che nei film precedenti non si era mai fatto vedere, ma la loro situazione viene conclusa in una scena di meno di 5minuti. Completamente priva di pathos e senso.

Altra situazione che avrebbero potuto approfondire è il rapporto tra le ragazze e la futura matrigna.

In generale sono state buttate lì un paio di battute su questi temi (Peter che dice di non sentirsi mai scelto e Margot a cui dà fastidio che la fidanzata del padre abbia rivoluzionato l’arredamento di casa), ma non sono stati approfonditi. Io avrei preferito questo al viaggio a Seoul e tutte quelle scenette a New York.

La protagonista è la solita egocentrica (scusate ma io proprio non la sopporto). Commette degli errori stupidissimi, tipo mandare il messaggio alla persona sbagliata, ed invece di risolverli subito si crea mille paranoie e poi si nasconde al mondo per non affrontarlo. Lui fa di tutto per scusarsi di un qualcosa che ha comunque creato lei. Io la figura della principessina a cui è tutto dovuto solo perché è una ragazza non l’ho mai sopportata nemmeno da adolescente figuriamoci con venti anni in più.

Tra l’altro questo film pecca anche di filo logico nella cronologia di alcuni eventi. Tipo quando all’inizio tornano dal viaggio a Seoul (che ho trovato evitabilissimo perché non ha dato nulla alla trama se non il fidanzatino della più piccola, che comunque era un plus giusto per darle qualche battuta) è già buio, il padre dice loro di entrare in casa perché lui deve accompagnare la vicina/fidanzata nella sua, che si trova lì accanto. Loro entrano, Lara Jean dà i regali che ha comprato a Peter, scherzano, chiacchierano e poi si mettono a vedere un film. Si addormentano, ma lui si sveglia e dice che deve andare via perché è quasi il coprifuoco, mentre lo saluta lei vede il padre che si inginocchia per chiedere alla fidanzata di sposarlo. Ma quanto cavolo dura una serata in Nord America in primavera (considerando che era già buio)??? Ma poi perché il padre ci ha messo tutto quel tempo per fare la proposta??? Mah…

Peggio ancora l’escamotage per far dividere le due coppiette nel viaggio a New York e girare quelle scene con lo scambio delle foto su WhatsApp o similare. Prima dicono che i ragazzi si divideranno in gruppi in base al cognome e che non possono fare a cambio, per cui ci troviamo i due ragazzi in un gruppo e le due ragazze in un altro, poi quest’ultime ad un certo punto se ne vanno per conto loro seguendo una tipa universitaria che le porta ad una festa. Quindi era possibilissimo che i ragazzi invece di seguire i propri gruppi se ne potessero andare in giro da soli, ma non lo fanno. No, altrimenti come separare la coppietta e far venire a lei i dubbi su dove trascorrere l’università?

Altra nota negativa almeno per una come me che queste cose le nota: ma la costumista le vuole proprio male a Lana Condor per farle indossare sempre abiti indecenti, improbabili e che le stanno malissimo. L’unico vestito che si salvava era quello del matrimonio, davvero bello e la valorizzava anche molto.

Non ho trovato immagini più decenti, ma le stava davvero bene. L’unico che le faceva un punto vita e valorizzava le gambe molto snelle.

Per non parlare della cofana di capelli posticci che le hanno messo su per il ballo del diploma. Sembrava una di quelle bambine dei concorsi di bellezza. Imbarazzante.

La loro canzone è carina, ma ho trovato estenuante il fatto che dovessero trovarla per forza.

Tuttavia era coerente con il libro. Lara Jean è costantemente alla ricerca della relazione perfetta.

A proposito di musica: ma secondo voi è normale che un ragazzo di 17 anni nel 2021 ascolti gli Oasis??? Io l’ho trovato un po’ strano. Tra l’altro sono britannici e si sono sciolti nel 2009, mah…

Mchan

Ps: vi lascio il link alla mia recensione dei romanzi

E quello al film precedente

Love & Monsters

Anno: 2020

Paese: Usa, Canada

Regia: Michael Matthews

Genere: azione, avventura, commedia, fantascienza

Cast: Dylan O’Brien, Jessica Henwick, Dan Ewing, Ariana Greenblatt, Michael Rooker

Trama: per contrastare lo scontro di un asteroide le varie nazioni terrestri si coalizzano e puntano contro di esso tutti i missili possibili. Il mondo rimarrà salvo, ma non la popolazione. Infatti le radiazioni hanno colpito tutti gli esseri a sangue freddo rendendoli dei veri e propri mostri assassini. Sette anni dopo l’umanità è costretta a vivere rinchiusa in dei bunker sotterranei in quelle che chiamano “colonie”. Joyle è rimasto orfano e lontano dalla sua fidanzata Aimee, che ritrova solamente via radio poco tempo prima. Nella sua colonia tutti hanno trovato la loro metà della mela e lui si sente solo e soprattutto inutile dato che a differenza degli altri non esce mai in superficie per rifornirsi del necessario per poter sopravvivere poiché è un fifone. Ma un giorno si stufa di questa sua situazione e decide che raggiungerà la sua bella a 7 giorni di distanza. Una volta fuori si imbatterà in vari pericoli, ma troverà anche un amico inaspettato: Boy, un cagnolino che lo salverà ppiù di una volta. Incontrerà anche un duo abbastanza singolare: un uomo maturo ed una bimba di 8 anni che sono diretti al nord e che gli insegneranno molte cose.

Sicuramente non è un film da Oscar, ma si lascia vedere.

Dylan nella parte del ragazzino pauroso ma avventuroso ci sta sempre bene. Il rapporto con il cagnolino è bellissimo. Il personaggio della bimba è super simpatico ed anche tenero.

I mostri sono ben fatti, grazie alla CGI, infatti fanno ribrezzo.

Belli anche i disegni che fa il protagonista in una sorta di “manuale dei mostri”.

La parte più tenera e commovente è stata affidata ad un robot. Scelta strana, ma azzeccata.

Alla fine c’è anche una piccola sopresa nella trama che altrimenti sarebbe stata forse un po’ banale. Tuttavia è lineare e ben sviluppata. Forse l’unica pecca è il fatto di non vedere poi così tanti mostri come ci si sarebbe aspettati. Soprattutto dato che derivano dagli esseri più popolosi della terra ovvero insetti e rettili.

Sinceramente ho trovato la visione molto più gradevole, nonostante i mostri orridi, di molte commedie romantiche che ho visto di recente. Quindi la consiglio se volete passare un paio d’ore di svago.

Mchan

Ps: qui il link di una clip del backstage di una scena con un mostro, davvero interessante

A week away

Anno: 2021

Regia: Roman White

Paese: Usa

Genere: musicale, sentimentale

Cast: Bailee Madison, Kevin Quinn, David Koechner, Sherri Sheperd

Trama: Will è un adolescente orfano e problematico che è finito per l’ennesima volta ai servizi sociali perché ha rubato un’auto. Qui incontra Kristin e suo figlio George che lo accolgono e lo portano per una settimana in un campo estivo cattolico.

A parte che è un mix tra Camp Rock ed High School Musical, con tanto di protagonista maschile fac simile di Zac Efron.

Pieno di cliché, che tuttavia non danno fastidio quanto la moltitudine di canzoni semi religiose che non c’entrano quasi mai nulla con la trama. E sono fastidiose in quanto interrompono i pochi dialoghi presenti.

Gli unici brani sensati sono il duetto tra i due protagonisti ed il breve pezzo che canta lui quando torna al campo.

Tra l’altro la scena del duetto dei due protagonisti è piena di sbagli temporali. All’inizio si incontrano di prima mattina, da come parlano, ma la luce solare è potente, poi vanno nel bosco e nel finale sono sul pontile con un sole arancione che sembrerebbe tramonto, ma possibile che siano stati tutta la giornata fuori? No, dato che quando tornano al campo è di nuovo mattinata. Praticamente hanno voluto sfruttare la luce particolare del sole arancione per la scena del semi balletto, bellissima a livello scenico, ma cronologicamente assurda.

Altra scena assurda è stata la canzone con i consigli agli amici imbranati, a parte che si ripetevano le stesse 3 frasi per un tempo infinito, ma poi erano a meno di mezzo metro di distanza e si confidavano sulle rispettive paure di non piacere all’altro. Ed hanno fatto passare che l’uno non sentisse l’altro.

Altra scena che non ho capito è stata quella in cui il protagonista va ad allenarsi per un gioco ed inizia una canzone che doveva rispecchiare il suo stato d’animo, ma che poi continua con tutti gli altri adolescenti spostando la scena in giro per il campeggio con ragazzi che giocano e scherzano modificando totalmente il senso iniziale del brano.

Il fatto che sia un campo religioso non mi ha entusiasmato anche perché era un fattore insignificante, non ha dato nulla se non insensate e fastidiose canzoncine. A questo punto avrei preferito fosse più presente la fede.

Diciamo che in generale sembra più un abbozzo di situazioni ed idee che non un film compiuto.

Il finale scontato e banale era prevedibile. Ma è decisamente la cosa meno discutibile.

Ora, io capisco pure che il target di riferimento sia una fascia di età dai 12 ai 18 anni, ma anche gli adolescenti hanno il diritto di vedere un film che non sia fatto tanto per, ma con un minimo di criterio. Altrimenti poi non ci lamentiamo se non apprezzeranno il buon cinema da più grandicelli. E quindi porteranno i film più adulti a scendere di qualità.

Mchan