#amorenoncorrisposto by Sarah Ockler

Anno: 2014

Titolo originale: #scandal

Quarta di copertina:

“Un ballo, un bacio ed una foto su internet. E se la tua vita cambiasse con un click?”

“Lucy ha imparato un’importante lezione dai giornali di gossip che tanto ama: evitare i riflettori e custodire gelosamente i segreti. Un sistema che ha funzionato per tutto il liceo. Ecco perché, quando la sua migliore amica Ellie si ammala poco prima del ballo di fine anno e le chiede di accompagnare il suo fidanzato Cole, Lucy preferisce non dirle che per la serata aveva in mente tutt’altro. E soprattutto che è segretamente innamorata di Cole dalla notte dei tempi.

Ma quando lui la bacia alla fine del ballo, Lucy sa di dover confessare ad Ellie ciò che è successo. Prima ancora che riesca a parlarle, però, qualcuno posta sulla sua pagina Facebook le foto del bacio con Cole, insieme ad un sacco di commenti maliziosi. Nel giro di due giorni, Lucy ha già la fama di una poco di buono, una narcisista, una che pugnala gli amici alle spalle. Cosa potrà fare per tenersi Cole e non perdere la faccia?”

“Un incredibile successo del passaparola”

“Un intrigante storia di amore ed amicizia che offre al tempo stesso un’interessante analisi dei social media”

Prima di tutto il titolo non c’entra nulla. Ma vabbè, ormai siamo abituati ai titoli italiani che poco rispecchiano la trama del romanzo. Meno male che viene indicato anche il titolo originale.

Secondo: Lucy non ama affatto i giornali di gossip, anzi.

Terzo: non bacia solamente Cole. Nel senso che i due finiscono a dormire insieme, come hanno fatto altre centinaia di volte essendo migliori amici da anni, ma qualcuno li fotografa e sembra che siano stati insieme biblicamente.

Parte davvero bene, il tipico equivoco che fa scaturire un bel po’ di reazioni, ma poi si perde. Prima di tutto l’aggiunta inutile di una sorella maggiore attrice super famosa che per nella cittadina dove vivono e sono cresciute nessuno conosce con la sua vera identità. Alquanto improbabile che nemmeno i vicini di casa si siano accorti che questa super star super paparazzata ovunque in quel di Los Angeles va e viene dalla villetta accanto.

Secondo: a Lucy viene letteralmente rubato il cellulare alla festa dopo il ballo scolastico e lei non denuncia nulla. Nemmeno blocca il numero o cambia password agli account social. Niente.

Terzo: la sua migliore amica Ellie le conferma ciò che le aveva detto Cole ossia che i due si erano lasciati già da un paio di settimane, ma non lo dice a nessun altro facendo così in modo che la povera Lucy continui ad essere additata come traditrice di amiche. Con una migliore amica del genere chi ha bisogno di nemici?

Quarto: la Preside del suo liceo se la prende con lei per via del polverone scaturato dall’aver postato dal suo account Facebook foto di liceali in atteggiamenti equivoci. Ok, lei spiega la situazione, ossia che le hanno rubato il cellulare, la Preside le crede, ma poi non fa nulla nemmeno lei per “salvarla” dalla gogna mediatica e pubblica. Viene letteralmente bullizzata a scuola e nessuno muove un dito. Viene aperta una pagina Facebook denigratoria nei suoi riguardi ed anche qui la colpa la si dà in primis a lei. Addirittura durante un evento scolastico, alla presenza del corpo docente, i suoi compagni di scuola la chiamano “troia” e nessuno si degna di farli smettere. Se non ci fossero stati quei due amici contati a sostenerla sarebbe stata da sola contro l’intera scuola.

Uniche note positive che ha guadagnato da questa vicenda: la ritrovata sorellanza con la sorella maggiore, alcuni nuovi amici inaspetatti e l’amore di Cole. Che nonostante tutto le è stato vicino, seppur silenziosamente ed anche un po’ in ombra, ma questo di comune accordo.

In finale è un libro leggero, scorre anche bene, affronta un tema delicato, quello che oggi chiamiamo RevengePorn (anche se qui non è un video hard ad essere postato e non da un ragazzo mollato, ma il senso è più o meno uguale), e più in generale dei rischi dei social che a volte possono rovinare reputazioni e vite. Peccato che il tutto avvenga in un modo un po’ banalotto e facilmente evitabile.

Mchan

Colazione in riva al mare

Il titolo originale è decisamente più azzeccato: Lettera from Lighthouse Cottage, ma capisco il voler evocare il libro più celebre dell’autrice Colazione da Darcy. Anche se sull’evocare i libri precedenti dell’autrice i traduttori/editori italiani ci hanno un po’ troppo preso la mano che in ogni titolo ci infilano o la “colazione” o “in riva al mare” (in questo caso entrambi), che uno va anche in confusione.

Seconda di copertina:

“Il sole splende sulla piccola e tranquilla località di mare di Sandybridge: accoglienti negozi di souvenir, una sala da thè ed un favoloso fish and chips. E’ il posto dove Grace è cresciuta, anche se al momento non ne è troppo contenta. Finché è rimasta a Sandybridge, ha aiutato i suoi genitori a scovare dei tesori vintage per il loro negozio d’antiquariato, ma il suo desiderio è sempre stato quello di poter girare il mondo. Ed ad un certo punto lo ha fatto: ha cominciato a viaggiare per lavoro, si è innamorata, ha costruito una famiglia. Allora perché si trova di nuovo in quella cittadina sul mare, che si era lasciata alle spalle, ed a rivedere Charlie, il suo migliore amico quando era adolescente? Forse viaggiare in giro per il mondo non era quello di cui Grace aveva veramente bisogno. Forse quello che cercava è sempre stato a portata di mano…”

Quarta di copertina:

“Dall’autrice di Colazione da Darcy un romanzo dolce e delicato che parla d’amicizia e del primo amore”

“Un romanzo magico, sull’amicizia che dura dai tempi dell’infanzia, sul primo amore ed i sogni per il futuro”

“Questo romanzo mi è molto piaciuto. Soprattutto perché non fa ricorso al sesso per raccontare una storia d’amore. Amo la scrittura “innocente” di questa autrice e la sua fervida immaginazione. Grazie per averci regalato queste pagine”

Trama:

Grace vive in un paesino sulla costa inglese. Durante l’estate dei suoi 15 anni conosce colui che diverrà il suo migliore amico, Charlie, ed inizierà ad uscire con il suo primo amore, Danny. Loro saranno anche i due uomini più importanti della sua vita. Quell’estate sarà magica anche perché troverà una vecchia macchina da scrivere davvero particolare. Quando le mette nel rullo un foglio essa vi scrive sopra una premonizione sotto forma di lettera. Grace deciderà di chiamarla Remy e vi farà ricorso ad ogni svolta importante della sua vita.

L’inizio è intrigante, diciamo che fino a metà la trama è interessante e ben sviluppata, poi diventa tutto abbastanza surreale.

Se il primo messaggio di Remy diceva che l’uomo della sua vita sarebbe stato colui che l’avesse chiamata per la prima volta Gracie, allora perché sposare Simon??? Un uomo conosciuto molto tempo dopo. E che non l’ha mai chiamata così. Tra l’altro ho trovato stranissimo che nessuno prima dei suoi 15 anni l’avesse chiamata in questo modo. Nemmeno i genitori. Eppure Gracie è il vezzeggiativo perfetto del nome Grace, ma vabbè…

Il racconto in prima persona non ha dato modo di conoscere più a fondo i caratteri dei coprotagonisti. Mi sarebbe piaciuto sapere cosa provavano, ma anche solo come sono arrivati alle scelte che hanno fatto durante la loro vita.

Grace all’inizio è simpatica, ma poi diventa noiosa ed un bel po’ egoista. Di nuovo il racconto in prima persona non aiuta, dato che sono sempre gli altri a fare qualcosa per lei, lei il massimo che ha fatto di altruistico è stato rimanere ad aiutare la madre dopo la morte del padre, ma pur sempre perché comunque la vita che aveva a Londra non era più soddisfacente come prima.

I salti temporali, dal presente al passato, non mi sono piaciuti perché sono stati troppo rivelatori del finale. Va bene che avevo capito come andava a finire già da quella prima lettera, ma rimaneva comunque il dubbio di una svolta diversa dato le continue scelte sbagliate della protagonista.

Il finale poi è stato davvero banale. Oltre che ultra fantasioso. Sandybridge, da località anonima di costiera è diventata patria di multimilionari che però invece di emigrare o comprare ville lussuose sono rimasti lì e vivono in case modeste. E caso strano, spoiler, li conosce tutti lei, la protagonista.

No, capisco che si tratti di un romanzo romantico, ma è decisamente sotto la media delle altre opere dell’autrice.

Quindi lo consiglio solamente a chi ha voglia di svagarsi per un paio d’ore, si legge davvero con molta facilità, ma null’altro. Anche se ci sarebbe un messaggio, che alla fine, dopo svariate batoste, la vita ti riserva sempre qualcosa di bello, è vanificato dal fatto che quella cosa bella lei l’avrebbe potuta avere fin da subito, ma ogni volta ha fatto la scelta sbagliata. E ciò è  abbastanza frustante per chi legge. Ogni volta che sbagliava l’interpretazione dell’ennesima lettera di Remy prendevo a capocciate il libro. Che poi se avesse avuto un finale diverso l’avrei anche potuto capire, ma se nonostante tutto il finale doveva essere quello allora non si può non dare della completa imbecille alla protagonista.

Mchan

Sai tenere un segreto?

LIBRO

Autrice: Sophie Kinsella
Anno: 2003

Titolo originale: Can you keep a secret?

Quarta di copertina:

Emma Corrigan è una ragazza come tante altre. Una vita senza grandi scosse, un lavoro da assistente marketing in un’importante multinazionale, un boyfriend simpatico. Ma, come tutte, sogna una vita diversa, e soprattutto ha i suoi piccoli segreti. Od almeno li aveva… fino a quando, nel suo primo viaggio di lavoro, si trova ad affrontare un volo molto turbolento ed il panico si impadronisce di lei. Così, ormai in preda ad un incontrollabile nervosismo, Emma racconta tutto di sè – ma proprio tutto – al vicino di posto. Un americano che ascolta divertito i suoi segreti più intimi. Tanto, in fondo lui chi è, se non un perfetto sconosciuto? Emma, naturalmente, sopravvive ed il mattino seguente si reca in ufficio, ormai dimentica della brutta avventura, pronta ad accogliere assieme ai colleghi il famoso fondatore della società per la quale lavora, in visita alla filiale inglese. Quando lui finalmente fa la sua apparizione, Emma si accorge con orrore che non è altri che… l’uomo dell’aereo. E lei gli ha confidato tutto di sé. Lui saprà tenere il segreto?

Con questa commedia sofisticata e brillante, l’autrice affronta il tema delle relazioni umane e sentimentali con il suo particolarissimo piglio fresco ed autentico.   

Ho riletto il romanzo prima di vedere il film da esso tratto perché non me lo ricordavo molto bene. Ad essere sincera lo ricordavo migliore. E’ abbastanza lento nella prima parte, però poi si riprende e ci sono anche delle situazioni divertenti ed i personaggi sono ben sviluppati. Anche se il punto di vista in prima persona permette di conoscerli solamente attraverso ciò che pensa di loro la protagonista.

Comunque di fondo il messaggio è abbastanza profondo. Parla di quanto sia importante l’onestà tra le persone, ma anche di quanto alcune piccole bugie siano altrettanto fonfamentali. Ma soprattutto di quanto sia essenziale essere sinceri con sé stessi.

FILM

Anno: 2019

Paese: Usa

Regia: Elise Duran

Genere: commedia, sentimentale

Soggetto: omonimo libro by Sophie Kinsella

Cast: Alexandra Daddario, Tyler Hoechlin, Judah Friedlander, Laverne Cox, Kimiko Glenn, Sunita Mani

Trama: è simile a quella del libro, ma hanno tolto un bel po’ di cose. Ed hanno lasciato la narrazione in prima persona della protagonista dato che non c’è scena in cui lei non sia presente.

Alcune situazioni sono affrettate, altre sono posticipate rispetto al libro, ma ci può stare.

Anche il cambio di location da Londra a New York ci può stare dato che la produzione è americana.

La scelta della Daddario come protagonista non mi è piaciuta. Già lei non mi fa impazzire in versione fashion figuriamoci in versione sciatta e grezza come è stata rappresentata la protagonista qui.

Connor, il suo fidanzato, doveva essere una sorta di Ken di Barbie, bellissimo ed intelligente, magari petulante, ma decisamente non bruttino e quasi deficiente.

Il cambio di etnia di Lissy, la migliore amica, fatta diventare indiana, ci può stare, ma almeno avessero scelto un’attrice più carina che questa non lo è ed è pure anonima.

Tyler è un figo, ma vicino alla Daddario sparisce per quanto è massiccia lei. E non dovrebbe perché Jack dovrebbe essere un uomo alto, di presenza, imponente.

Non ho capito il cambio di nome dell’azienda da Panther a Panda che poi ha poco a che fare con il motto (anch’esso cambiato da “Non fermarti” a “Non pausarti” od una cosa simile). Non mi pare che i panda siano sinonimo di attività sportiva.

Come non ho capito il cambio di sesso dell’amica del lavoro da Kate a Casey, completamente no sense dato che non lo hanno fatto diventare nemmeno gay ed in più hanno tolto la parte dei segreti che lo riguarda.

Per non parlare del perché il collega di lavoro di Lissy Jean Paul sia diventato Omar.

L’amica ricca Jemima dovrebbe indossare abiti firmati, non osceni/volgari.

Il taglio del loro primo appuntamento non l’ho capito dato che così è venuto meno il comparare le loro vite.

Lei è abbastanza sciatta anche al loro primo appuntamento.

La scelta di farli finire a letto insiemegià al primo appuntamento non mi è piaciuta. Si è tolto tutto il fulcro della storia. Anche il fatto di fargli passare tutto quel tempo assieme dopo è strano dato che escono insieme, ma lei non gli chiede mai nulla di intimo.

Le cose che lui dice nell’intervista e che descrivono lei nel libro sono più pesanti ed intime, non si limitano a come si veste e che musica ascolta (che sono stupidaggini e non capisco come i colleghi abbiano subito pensato a lei). Per questo risulta più offensiva la questione. Poi fargli dire che lei mette sempre un fiore tra i capelli e farglielo mettere solamente in quella scena è pessima come scelta. Tra l’altro è l’unica scena in cui lei ha i capelli leggermente acconciati, altrimenti li ha sempre sciolti e scompigliati.

La scelta di eliminare completamente tutta la parte riguardante i genitori è stata un grosso Cosa? O.O  Senza di loro si perde un bel pezzo della personalità di Emma, del perché agisce in quel dato modo. Ed anche quanto Jack tenga a lei quando interviene a suo favore svelando ai suoi ciò che davvero prova la loro figlia.

La scena in ascensore con Emma, Connor e Casey potevano risparmiarsela. Oltre ad essere imbarazzante era anche volgare e no, queste cose non fanno ridere.

La storia di Alice, la figlia segreta del socio Pete, che viene quasi scoperta da un tabloid è meglio della versione cartacea nella quale è vittima di un incidente stradale e lui ha dovuto raggiungerla per assicurarle le cure migliori (parlando tra l’altro in codice di piano B). La Scozia (dove è ambientato nel libro) non è il terzo mondo, penso che un ospedale valga l’altro, anche perché poi la rassicura dicendo che é stata una cosa da niente.

Sul finale niente da dire, è differente dal libro, ma abbastanza carino.

In conclusione: Nel giro di un’ora succede tutto quello che accade in 2/3 del libro, ma è come se non fosse successo nulla di che. Hanno saltato tutti i punti più salienti e comici ed è rimasta la parte noiosa. In generale è un po’ piatto. Capisco bene chi lo ha paragonato ad un film romantico per adolescenti. Non che il libro fosse un trattato sulla psiche umana, ma sicuramente più divertente e piacevole da leggere.

Scusate se sono stata un po’ pesante con le critiche, ma non sopporto quando un film con soggetto un libro si discosti da esso senza un motivo. Perché la maggior parte delle cose che hanno cambiato sono state senza senso e non hanno aggiunto nulla alla trama, anzi, in qualche caso hanno anche alterato il senso finale. E poi ultimamente non riesco a passare sopra a nemmeno il più piccolo dettaglio sbagliato, sarà colpa di questo periodo, non so…

Mchan

Sanditon

Anno: 2019

Paese: Uk

Episodi: 8, una stagione, conclusa, forse

Genere: letterario, costume, sentimentale, drammatico

Soggetto: omonimo romanzo incompiuto by Jane Austen

Ideatore: Andrew Davies

Cast: Rose Williams, Theo James, Kate Ashfield, Crystal Clarke, Kris Marshall, Turlough Convery, Jack Fox, Alexandra Roach, Lily Sacofsky, Charlotte Spencer, Mark Stanley, Anne Reid, Leo Suter

Trama: Charlotte, una giovane proveniente da una famiglia umile e di campagna, viene invitata a stare a casa di una coppia di Sanditon, un paesino sulla costa che è in fase di crescita. Qui incontrerà molte persone diverse.

Dato che l’omonimo romanzo incompiuto di Jane Austen conta 11 capitoli, poco più di 120 pagine, gli sceneggiatori sono andati molto di fantasia per cui avremo solamente il luogo ed i personaggi menzionati dall’autrice, mentre la trama probabilmente e giustamente non ha molto a che fare con il romanzo originale.

Sinceramente trovo che gli episodi durino un po’ troppo.

Già nel primo troviamo praticamente tutta la trama di quel poco che ci è arrivato del romanzo originale. Avrei preferito che i personaggi fossero presentati un po’ meglio, anche perché si è andati a perdere tutta la caratterizzazione dei fratelli di Mr. Parker (una sorella è stata totalmente eliminata, ma può anche andare), mi riferisco a quelli che vengono ritratti come malati cronici, ma comunque sempre al centro di qualche opera che sia benefica o favori ad amici di amici. Ed andando avanti non migliora, questo tratto del carattere dei fratelli Parker è solo poco più di un accenno, quando invece era la caratteristica principale.

Il personaggio di Theo James, Sidney, nel romanzo è stato solamente accennato quindi hanno dovuto “inventarselo” da zero, ma trovo che lo abbiano reso troppo simile a Mr. Darcy. E di Mr. Darcy ce ne è solo uno. Anche se Theo ha il suo perché 😜

La sua scena di nudo ci poteva stare. Quella degli altri, al mare con altre persone, un po’ di  meno.

Ho paura che anche Charlotte diventi troppo Elizabeth Bennet con l’andare avanti della narrazione. E su di lei il suo carattere non penso che vada bene. Charlotte proviene da una famiglia modesta e molto numerosa, mi piacerebbe rimanesse ingenua e sognatrice.

Mi è piaciuta l’amicizia con Miss Lambe, almeno all’inizio. Ma in generale il suo personaggio è abbastanza noioso, nonostante sia la protagonista principale.

A proposito di Miss Lambe mi è dispiaciuto che sia stata praticamente messa da parte negli ultimi due episodi. A parte un leggero flirt con Arthur Parker, spento praticamente sul nascere, è stata lasciata dietro le quinte. Anche Charlotte non l’ha più frequentata. Al contrario la sera dell’ultimo ballo è andata a consolare Miss Esther Denham, con la quale ha scambiato sì e no due parole nei primi due episodi e poi più nulla.

Lady Denham è odiosa. Ma è tipico di chi è ricco ed avanti con l’età dire tutto quello che gli passa per la mente senza stare a pensare che potrebbe essere offensivo ed inappropriato.

I fratelli Denham sono ambigui, ma è stato spiegato praticamente subito che non sono davvero fratello e sorella (sono i figli del primo matrimonio dei loro genitori, fratellastri grazie al secondo), quindi non capisco lo stupore dei commenti su di loro. A volte penso che la gente non segua davvero ciò che accade sullo schermo perché molti commenti sono evitabili (parlo in generale, mi è capitato spesso di trovare gente che chiede spiegazioni su questioni facili da comprendere o comunque spiegate benissimo da frasi o dialoghi dei diretti interessati). Tuttavia tra i due lei è decisamente meglio descritta. Ed ha rubato la scena alla protagonista essendo molto più interessante e complessa, nonché con una storia d’amore, seppure troppo frettolosa, decisamente più emozionante. A parte il fatto che secondo me sia esteticamente stupenda. E poi Mr. Babington è adorabile.

scusate la sfocatezza dell’immagine, ma di meglio non ho trovato

Anche Clara è stata resa ambigua. Anche se il suo personaggio nel romanzo non è ben delineato, ma a me non è sembrato che la Austen volesse andare in questa direzione. Tuttavia nella trama generale della serie tv ha il suo perché.

Mr. Stringer è carino, ma sinceramente non mi sa di nulla. Se gli avessero dato dei dialoghi e delle situazioni un po’ più considerevoli forse sarebbe stato un buon antagonista per il cuore di Charlotte, ma a parte sguardi dolci e languidi non fa e non mi dice nulla.

Non concordo con chi ha detto che nel quarto episodio, durante un loro litigio (molto stile Elizabeth/Darcy) Sidney abbia esagerato. Sinceramente a me è parsa Charlotte partire in quarta contro di lui basandosi solamente da ciò che ha sentito da terze persone che avevano anche un buon motivo per denigrarlo, proprio in pieno stile Pride&Prejudice. Invece la faccenda della schiavitù era un buono spunto che purtroppo è stato lasciato appeso.

Il personaggio di Lady Susan, introdotta a praticamente due episodi dalla fine, potevano evitarselo. Tra l’altro a me è sembrata solo antipatica e pettegola. È andata fino a Sanditon solamente per farsi i fatti di Charlotte, che da cretina quale è ha raccontato cose sue intime alla prima che ha incontrato ad un ballo. In un’epoca in cui non si dicevano certe cose nemmeno alle sorelle, mah… Tuttavia mi è piaciuto che si sia tenuto il modo di fare dell’epoca per la maggior parte delle situazioni.

Il finale è stato a dir poco orrendo, soprattutto se non si aveva la certezza del rinnovo. Come situazione è molto verosimile di quel periodo (la maggior parte delle persone non si sposava per amore, ma per interessi), però è venuto a mancare lo spirito di Jane Austen che ha sempre dato un lieto fine a tutti i suoi protagonisti principali. E comunque non mi è  piaciuto nemmeno il fatto che lui l’abbia rincorsa solo per farsi dire di non essere odiato da lei.

Ora pare che il rinnovo sia arrivato, ma sinceramente non so cosa aspettarmi dalla seconda stagione. Avrei preferito un paio di episodi in più che un’intera stagione. Sicuramente troveranno il modo di liberare Sidney dal fidanzamento con Lady Campion, ma come? A me piacerebbe se invece continuassero su questa via e Charlotte finisse con Mr. Stringer (sorry Theo 😜) ed approfondissero il futuro di Miss Lambe. O magari si saltasse di un anno ed arrivasse una delle sorelle di Charlotte a Sanditon per l’estate. In fondo si chiama Sanditon, quindi il protagonista deve essere il luogo.

Costumi e location bellissimi. Magari la fotografia è un po’ triste, con colori spenti e luci sul seppia, ma in generale è stata conservata l’atmosfera dell’epoca.

L’unica location che non mi è piaciuta è stata Trafalgar House, ossia la casa di Mr. Parker dato che nel libro era descritta come una residenza su di una scogliera mentre è stata resa come una casa in pieno paese, con gli edifici ai lati e di fronte distanti pochi metri. Addirittura il cantiere è poco lontano.

Altra cosa che mi è piaciuta è stato l’introduzione di usi e costumi dell’epoca diversi dal solito thè e/o ballo.

Mchan

Ps: Crystal Clarke aka Miss Lambe nella realtà è così:

Perché nella serie è così?

Cercando Alaska

Anno: 2019

Paese: Usa


Episodi: 8, 1 stagione

Genere: drama, teen

Ideatore: Josh Schwartz

Soggetto: omonimo libro by John Green

Cast: Charlie Plummer, Kristine Froseth, Denny Love, Jay Lee, Sofia Vassilieva, Landry Bender, Uriah Shelton, Jordan Connor, Timothy Simons, Ron Cephas Jones

Trama: Miles è appena arrivato a Culver Creek, un collegio in Alabama. Nella sua vecchia scuola era un emarginato, qui fa subito amicizia con il suo compagno di stanza Chip Martin, chiamato il Colonnello, il suo amico Takumi e Alaska Young, una ragazza imprevedibile ed esuberante. Tra scherzi fatti e subiti con gli acerrimi nemici della Settimana Corta (coloro che tornano a casa per il weekend), lo studio serrato e le partite di basket, la vita dei ragazzi procede tra alti e bassi. Una grave accusa nei confronti della ragazza sconvolgerà gli equilibri e Miles si ritrova in bilico tra amicizia e primo amore.

Ho letto il libro anni fa, per cui l’ho ripreso in mano e l’ho letto di nuovo mentre guardavo la serie.

Forse 8 episodi sono un po’ troppi. A tratti è un po’ lento. Tranne il finale che in confronto al romanzo è affrettato. Nel libro le due parti, prima e dopo, hanno più o meno la stessa lunghezza di pagine, qui il prima dura 6 episodi ed il dopo solo 2.

Il conto alla rovescia è ansiogeno.

Per molti versi è similissimo al romanzo, per altri ci sono delle situazioni che hanno tempistiche diverse o che non esistono proprio.

Tipo il ballo delle debuttanti, il ballo di Natale e gli scherzi fatti per “vendicare” quello ai danni di Miles, che in realtà avvengono dopo e lo scherzo fatto per “vendicare” quello ai danni di Alaska, che è completamente differente.

Anche il conto alla rovescia è sbagliato. Qui il “fattaccio” accade molto prima.

Il campus sembra più quello di un campo estivo che quello di un collegio.

La colonna sonora è bellissima.

Kristine è perfetta. Bellissima e bravissima. A me Alaska non è mai stata simpatica, ma lei è davvero molto brava.

Non ho capito perché cambiare la storia del padre di Lara. Invece che medico in un paesino sperduto è un autonoleggiatore di limo. E mi dispiace che il doppiaggio italiano abbia completamente fatto sparire l’accento dell’europa dell’est della ragazza. Nonostante tutto Sofia Vassilieva è perfetta nel ruolo, dolcissima.

In generale non ho capito perché cambiare alcune tempistiche, sono comunque 8 episodi da circa 50 minuti l’uno, per cui di tempo per far svolgere le vicende il più similare possibile al libro ce ne era.

Mi è piaciuto che si sia approfondita la vita dell’Aquila e del prof Hyde. Tra l’altro sono state due storie molto tenere, nonostante il secondo non fosse affatto gay nel libro, ma il cambio ci può stare perché comunque fatto con criterio. E l’Aquila senza baffi era davvero un gran figo 😜

Il giorno del Ringraziamento è stato un po’ strano. Simile, ma non troppo. Poi il discorso di Dolores, la madre del Colonnello, ci poteva anche stare, ma boh, l’ho trovato un po’ troppo invadente. E la roulotte era enorme.

Non ho capito perché far lasciare Alaska con Jake già in autunno, facendolo sapere a tutti, e quindi cambiare il fattore clou della fatidica notte.

Una situazione migliorata rispetto a come è nel libro è stato lo scherzo di fine anno. Mi è piaciuto che nella serie tutti gli studenti partecipano attivamente allo scherzo e non solo contribuendo economicamente come nel libro.

Carino il fatto che Miles e Lara stiano guardando The O.C., serie creata dallo stesso Schwartz.

Altro easter egg:

I Babbi Natale di colore di Città di Carta ❤

Gli abiti e la fotografia più che il 2005 mi ricordavano il 1980. L’unica che si veste un po’ più anni 2000 è Lara.

Diciamo che per i teenager di oggi può sembrare un po’ antiquato.

Sapere del “fattaccio” fin dall’inizio poi non è una grande idea. Non c’è la suspence che invece c’è leggendo il libro.

Mchan

Valeria

valeriaposter

Anno: 2020

Genere: commedia, sentimentale

Paese: Spagna

Regia: Diana Gómez, Silma López, Paula Malia

Ideatore: María López Castaño

Soggetto: serie di libri “La saga di Valeria” by Elísabet Benavent

Episodi: 8, 1 stagione, confermata la seconda

Cast: Diana Gómez, Silma López, Paula Malia, Teresa Riott, Maxi Iglesias, Ibrahim Al Shami J, Juanlu González, Aitor Luna,

 

Trama: le vicende di Valeria e delle sue tre amiche nella Madrid dei giorni nostri.

 

Un Sex and the City spagnolo e più moderno.

Non avendo mai amato l’originale, non riesco a gradire questo. Eppure la vicinanza geografica ed anagrafica doveva aiutare, ma sinceramente non sono riuscita a riconoscermi in nessuna delle quattro protagoniste. Quella principale poi ha un comportamento lontanissimo dai miei principi ed anche se adoro Maxi Iglesias alias Víctor (ed è proprio per lui che ho iniziato e continuato a vederlo) non riesco a vederci nulla di romantico nella loro liason. Lei è sposata, lo ha detto dal principio e lui continua lo stesso a provarci. Anche se quella da biasimare è comunque lei che flirta con lui tramite messaggini ed appuntamenti romantici con il marito a casa che l’aspetta. Marito che non ha alcuna colpa se non quella di essere un pochino noioso dopo 6 anni di matrimonio sia dentro che fuori dal letto. Matrimonio che fino all’ultimo episodio non si capisce perché ci sia stato a nemmeno 25 anni. Non siamo mica negli anni ’50 che non si poteva convivere semplicemente, non che una convivenza non sia lo stesso doverosa di rispetto, ma magari lei lo avrebbe lasciato anche senza un altro pronto se era davvero così stanca del loro rapporto. Con un matrimonio una ci pensa un po’ di più a rompere definitivamente la storia. Poi lui ci prova pure a cercare di recuperare, di andarle incontro, ma lei fa praticamente muro. Quindi per quanto Maxi/Víctor sia attraente, affascinante e quant’altro, io non riesco a non stare dalla parte del povero Adri che ignaro di tutto viene anche velatamente accusato della situazione di stallo nel matrimonio.

Le altre ragazze sono un po’ troppo stereotipate. C’è Lola la mangiatrice di uomini, molto aggressiva sia visivamente che verbalmente che comunque ha la storyline più interessante secondo il mio punto di vista. Poi c’è Nerea, la lesbica, che vive ancora con i genitori pur avendo un lavoro dignitoso come quello dell’avvocato ed ai quali non ha ancora confessato le sue preferenze sessuali. Infine c’è Carmen che parte come una ragazza timida e goffa con una cotta per un suo collega d’ufficio che però diventa relazione nel giro di un paio di episodi (se non proprio già al secondo) ed il cui carattere si dimostra più sfacciato del previsto.

Ho trovato insensate le sigle iniziali, o meglio gli stacchetti di introduzione all’episodio. Si tratta di una manciata di secondi nei quali ci sono oggetti messi a caso e poi appare la scritta “Valeria” che è il titolo della serie. Unica che salvo è quella del settimo episodio perché tutti gli oggetti che vi compaiono (un pacchetto ed una teglia di coscia di agnello) alla fine sono presenti nella trama.

Le cose che mi sono piaciute di più sono state la colonna sonora, varia e ben collocata, ma soprattutto brani spagnoli già noti e non musica inglese creata apposta come nella maggior parte delle nostre produzioni che ti domandi sempre in che epoca siano collocati dato che mai nessuno ascolta musica italiana né del momento né tantomeno del passato. E poi i costumi. O per meglio dire la scelta degli abiti. Possono piacere o meno (per esempio a me piace solo lo stile di Nerea), ma almeno sono verosimili. Molto stile Zara od H&M, però sicuramente in linea con le disponibilità economiche dei personaggi.

Le scene di sesso sono frequenti e molto esplicite, a volte sembra un porno, non c’è episodio in cui non si vede un nudo, principalmente di donna però. Ecco, se c’è una cosa che non capisco è perché in una serie con un target femminile, ideata e diretta da donne, tratta da un romanzo scritto da una donna e con protagoniste principalmente delle donne si debba vedere per un buon 80% delle scene di sesso un nudo femminile. Capisco che l’unico maschio davvero figo sia Víctor/Maxi che però flirta soltanto (nei primi 6 episodi), ma non è che le ragazze siano delle bombe sexy e comunque se fosse stato al contrario, ovvero una serie con un target maschile e protagonisti uomini avremmo di sicuro visto più donne nude lo stesso.

L’episodio che mi è piaciuto meno è stato il 4° dato che era incentrato esclusivamente su Valeria, le sue amiche non pervenute per nulla, ed in più la scena iniziale di sesso tra la sorella di lei ed il marito è stata messa un po’ a casaccio. Ho addirittura pensato di aver sbagliato a scaricare l’episodio e che fosse di un’altra serie. Poi è arrivato lo stacchetto iniziale, ma continuavo a domandarmi chi fossero i due visti all’inizio dato che la sorella di lei si era vista in mezza scena tipo due episodi prima.

Seguito a ruota dall’ultimo perché è solamente qui che ci svelano come sia iniziata la storia tra la protagonista ed il marito e quindi vengono spiegate un bel po’ di cose. Tipo il perché si siano sposati così giovani. Avrei preferito saperlo prima, anche se il mio giudizio iniziale non è che migliori più di tanto. Soprattutto dopo che lei in una delle scene finali asserisce di aver preso una decisione (non vi spoleiro quale), quando non è affatto così perché è stato lui a decidere.

L’episodio più simpatico é stato il 5° con la visione del racconto di Lola del suo primo incontro con Víctor diversa a seconda di chi la stesse ascoltando.

Il finale è naturalmente aperto e la seconda stagione confermata, ma era abbastanza scontato.

I libri da cui è tratta sinceramente non li ho letti. Ho letto solamente qualche pagina dei primi capitoli del primo libro su Google Books Anteprime e sinceramente lì si capivano meglio dal principio i dissapori tra i due coniugi. Altre differenze rilevanti sono i tempi di conoscenza delle quattro amiche che da quello che ho capito si conoscono fin dal liceo (almeno con Nerea è così), mentre nella serie si incontrano dopo l’università.

Ne consiglio la visione? Se vi piace il genere un po’ drama ed un po’ esplicito e vi è piaciuto Sex & the City allora sì. Comunque sono solamente 8 episodi della durata di circa 40 minuti ciascuno che scorrono via molto facilmente.

Vedrò la seconda stagione? Probabilmente sì. Ragione principale naturalmente Maxi Iglesias. Scusate, ma ho davvero un debole per questo ragazzo ;-P

Mchan  

Emma.

 

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Anno: 2020

Paese: Uk

Genere: sentimentale, commedia

Regia: Autumn de Wilde

Soggetto: omonimo romanzo by Jane Austen

Cast: Anya Taylor-Joy, Johnny Flynn, Mia Goth, Miranda Hart, Bill Nighy, Josh O’Connor, Callum Turner, Amber Anderson, Rupert Graves, Gemma Whelan, Tanya Reynolds, Connor Swindells

 

Trama:

Nella campagna inglese una giovane nobildonna si diverte a fare da cupido alle sue conoscenze. Dopo aver organizzato il matrimonio della sua governante con un nobiluomo rimasto vedovo, prende sotto la sua ala una giovane studentessa di un collegio locale. Purtroppo il suo carattere presuntuoso, non aiutato da un’educazione viziata, la porterà a voler scegliere per la sua nuova amica dei possibili mariti troppo sopra la sua portata, nonché non interessati alla ragazza. Solo l’amico di famiglia Mr.  Knightley la riporterà alla realtà.

 

C’era bisogno di un’ennesima trasposizione dell’omonimo romanzo di Jane Austen? No.

Mi è piaciuta? Sì, nonostante tutto.

Emma non è  il mio romanzo preferito della Austen, anzi, quindi non ricordo i dettagli, come non ricordo praticolarmente la versione del 1996 con Gwyneth Paltrow nei panni della protagonista, ma mi è parso abbastanza fedele al libro. Per questo motivo dico che non ne avevamo bisogno.

Perché non aggiunge granché altro al precedente se non dei colori più sgargianti nei costumi. Risultando una scopiazzata del Marie Antoinette di Sofia Coppola per quanto riguarda appunto la fotografia e l’abbondanza di colori vivaci sia negli abiti che nella scenografia ed in particolar modo nella glassa dei dessert ogni presenti tanto da sembrare l’unico tipo di cibaria disponibile.

Tra l’altro non ci sono nemmeno dei nomi particolari nel cast. La protagonista femminile, Anya Taylor-Joy, io non l’avevo mai sentita nominare, quello maschile ha svariati lavori alle spalle, ma perché è anche abbastanza grande di età (classe 1983). Gli unici due che conosco sono Tanya Reynolds (Mrs Elton) e Connor Swindells (Robert Martin) perché entrambi nel cast della serie Netflix Sex Education.

Il cast sembra essere stato fatto in base alle “stranezze” fisiche degli attori. La protagonista ha dei lineamenti stranissimi (forse gli occhi troppo distanti?), l’attrice che interpreta Harriet praticamente non aveva le sopracciglia, Mrs. Elton il collo troppo lungo e Mr Knightley, oltre a diverse cicatrici sul volto, delle labbra strane.

So che sono frivolezze, ma io ho il vizio di farci caso all’estetica e queste “stranezze” mi distolgono di continuo l’attenzione dalla storia, per non parlare del fatto che mi abbiano fatto pensare ad un voler rendere un po’ grottesco il tutto. Sembrava di essere in un film di Tim Burton, solo più colorato.

L’unica cosa innovativa è stata la musica. Davvero ben utilizzata e particolare. Non ricordo di altri adattamenti con una colonna sonora così incisiva. Ed è molto emozionante la scena del ballo tra Emma e Mr. Knightley.

Per il resto avrei apprezzato una versione un po’ più moderna magari. Non come Clueless del 1995, ma qualcosa di più bizzarro fino in fondo.

E poi ci sono state due scene che non ho capito affatto. La prima è praticamente all’inizio ed è il nudo integrale (ma visto da dietro) di Mr. Knightley che non c’entrava praticamente nulla e la seconda è più che altro la perdita di sangue dal naso di Emma mentre parla con Mr. Knightley alla fine. Mah…

Mchan

To all the boys: P.s. I still love you

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Anno: 2020

Paese: Usa

Genere: sentimentale, drammatico

Regia: Michael Fimognari

Soggetto: omonimo libro by Jenny Han

Cast: Lara Condor, Noah Centineo, Jordan Fisher, Janel Parrish, Anna Cathcart, Ross Butler, John Corbett, Holland Taylor

 

Trama: Lara Jean e Peter sono una coppia ufficiale, ma hanno comunque tanti piccoli problemi. Primo fra tutti: l’arrivo di un vecchio amore di lei che è deciso a conquistarla.  

 

Lo so che riprodurre fedelmente la trama di un libro non va più di moda, per certi versi funziona, per altri no. Come in questo caso.

Già nel libro Lara Jean era insopportabile, ma nel film lo è decisamente di più. Sarà anche perché hanno fatto diventare Peter stupidotto. Sul serio, quello doveva essere il ragazzo più ambito della scuola? A volte sembrava un idiota.

Continua a non piacermi la linea ideologica che le ragazze devono avere tutto ciò che desiderano in una relazione ed i ragazzi le devono solamente accontentare altrimenti sono brutti e cattivi, ma è così che è strutturato anche il libro per cui… Però non è ammissibile che lei non riesca a dire a John Ambrose che è la fidanzata di Peter e non subisca alcuna conseguenza. Anche perché oltre a non aver svelato all’amico la sua relazione, non ha detto una parola a Peter sul fatto che abbia incontrato di nuovo John Ambrose e nel frattempo si arrabbia perché lui frequenta ancora la sua ex con la quale è praticamente cresciuto. Quanto meno irritante.

Per non parlare del fatto che è un continuo lamentarsi del fatto che probabilmente tutto quello che lei fa con Peter lui lo ha già fatto con la sua ex. In pratica lei vorrebbe che tutte le sue prime volte fossero prime volte anche per lui, ma così non può essere perché lui ha già avuto una ragazza e questo lei lo sapeva benissimo. Ora, io capisco che non si può decidere a tavolino di chi innamorarsi o meno, ma non si può nemmeno fare sempre una colpa al proprio ragazzo se prima di te ha avuto altre esperienze. Non si vive bene la relazione a questo modo. Anche perché se davvero questa cosa ti dà fastidio non dovevi proprio iniziare una relazione con un ragazzo che è stato già impegnato in passato. Ora voi mi direte che è una cosa tipica degli adolescenti ed io vi rispondo che io da adolescente non ci pensavo affatto a queste cose. Ok, io sono stata un’adolescente “atipica”, ma davvero le ex dei ragazzi che mi piacevano (e quello che avevano fatto insieme a loro) erano proprio l’ultimo dei miei pensieri. Tra l’altro poi lei non ne parla praticamente con nessuno per cui nessuno la consiglia. O le fa capire che con le pippe mentali non si va da nessuna parte (citofonare Dawson Leary).

A proposito di John Ambrose: perché farlo diventare di colore quando nel primo film era caucasico???

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E perché far mettere insieme Chrissy, la migliore amica di lei, con Trevor, il miglior amico di Peter???

Chrissy è una ragazza strambra nel libro e proprio per questo è perfetta per essere la miglior amica di Lara Jean. E non frequenta assolutamente nessuno della loro scuola. Per questo è spesso assente e distante da tutti gli eventi scolastici. Poi la scena del pranzo in falegnameria non l’ho proprio capita. Tra l’altro anche il fatto che Trevor sia asiatico stona molto con quello che è narrato nel libro e che è poi il fulcro del personaggio di Lara Jean. Lei è per metà caucasica e per metà coreana ed è proprio per questo che è insicura e goffa. Perché non c’è’ nessun altro come lei nella scuola. E va d’accordo con Chrissy perché lei è un po’ pazza e molto sopra le righe. Mettendo tutti questi altri personaggi di altre etnie la questione viene a mancare. Non può sentirsi emarginata né nel piccolo gruppo di amici né tra i compagni di scuola.

Stormy: il suo personaggio nel libro è fondamentale per la sfera emotiva di Lara Jean che è orfana di madre e la cui sorella maggiore al momento è dall’altra parte del mondo. E’ stata una sorta di nonna acquisita, con i suoi consigli e le sue storie d’amore tormentate. Qui invece diventa solo una vecchina con un paio di battute.

Il vestito di Lara Jean al ballo alla casa di riposo è un NO grosso come una casa.

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Ok, tutti i suoi outfit lasciano alquanto a desiderare, ma quell’abito era orrendo. L’attrice non ha un fisico da modella, e va anche bene, a me ricorda un po’ Hilary Duff, ma i costumisti servono a questo, no? A sminuire i difetti. Quell’abito non le faceva risaltare nulla. La gonna era troppo piatta, le avrei messo un po’ più di tulle sotto per farla cadere un po’ ad A dato che Lara Condor non ha un punto vita ben disegnato. E vogliamo parlare della scollatura? Troppo profonda. Ad un certo punto, quando salta al collo di Peter per baciarlo, ho avuto paura che le uscisse tutto di fuori. Per non parlare di tutti quei voilant sul seno, che è già pieno di suo, non servivano proprio.

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Una nota positiva: la sorella maggiore praticamente non si vede per tutto il film. Grazie. Insopportabile.

Avrei preferito un chiarimento sul video hard postato in rete da Gen quando si è incontrata con Lara Jean. È stato fatto passare tutto come se fosse uno stupido scherzo, invece è stato abbastanza grave.

Piccola nota: la casa sull’albero doveva essere molto più piccola. Prima di tutto perché i ragazzi dovevano trovarcisi un po’ scomodi essendo cresciuti e poi perché quel posto era davvero più grande della mia intera casa. Ma sul serio??? Che albero era? Un baobab? Invece di demolirla potevano venderla come depandance.

In finale penso che questo sia un film che va visto avendo letto il libro perché molti particolari non vengono spiegati e si fa fatica a capire certe scene. Tipo la scena del Capodanno Coreano. La tizia scontrosa a casa dei nonni materni delle sorelle Song – Covey è la loro cugina coetanea, ma decisamente più cool con la quale c’è quella classica rivalità che si ha con persone che si credono migliori solo perché più grandi. Ed il fatto che le due sorelle facciano vedere i soldi appena ricevuti dai nonni quando li sono andati a salutare  una specie di “rivalsa” perchè a loro due ha dato di più dato che avevano indossato abiti tradizionali coreani.

Mchan

My lovely book

Quest’anno mi è andata male con i libri. A parte che ho letto davvero poco per svariati motivi che però non includono la mancanza di tempo.

L’unico che mi ha fatto emozionare è stato Dov’ finita Audrey? di Sophie Kinsella.

Il titolo originale mi piace di più: Finding Audrey.

Quarta di copertina:

“Audrey ha 14 anni e da tempo non esce più di casa. Porta sempre grandi occhiali scuri per non guardare nessuno negli occhi. A scuola le è successo qualcosa di brutto ed ora è in terapia per combattere l’ansia e gli attacchi di panico. Ma qualcosa cambia quando incontra Linus, un amico di suo fratello. Per la prima volta nasce in lei qualcosa di diverso, e piano piano riesce a trovare il modo di comunicargli le sue emozioni e le sue paure. Sarà questa la scintilla che aiuterà non solo lei, ma la sua intera famiglia scombinata”

Parla di una ragazzina di 14 anni e della sua stramba famiglia. Tutto parte dalla madre che minaccia (e poi attua) di buttare dalla finestra il computer del figlio maggiore perché teme che possa diventare uno di quei ragazzi che non si staccano dallo schermo. In effetti ultimamente Frank, questo il nome del primogenito, passa moltissimo tempo davanti al pc per giocare ad un videogioco online poiché  vorrebbe partecipare ad un torneo internazionale. Audrey invece non esce mai di casa e porta tutto il giorno gli occhiali da sole. E’ reduce da un brutto episodio di bullismo che l’ha costretta a lasciare la scuola ed ad andare da una psicoterapeuta per via degli attacchi di panico di cui è affetta. Unica pecca di questo libro è che la faccenda è solamente accennata e la si capisce solo da stralci di conversazione per cui è abbastanza difficile riuscire a capire sul serio Audrey e le sue paranoie.

Mentre la madre ha lasciato il lavoro per dedicarsi completamente ai figli, in particolare ad Audrey, e non si dà pace nella lotta contro la tecnologia, il fratello cerca in tutti i modi di eludere i divieti e le punizioni dei genitori e sarà proprio lui a far conoscere alla sorellina un ragazzo speciale: Linus (sì, il nome è orribile), un suo compagno di scuola e di giochi online.

Ed è proprio grazie a questo ragazzo che Audrey si apre di nuovo al mondo intorno a lei. Lui la aiuterà a mettere in pratica i consigli e gli esercizi che le ha affidato la psicoterapeuta e ben presto tra di loro sboccierà un sentimento molto tenero.

La storia d’amore non è la trama principale del romanzo, ma è dolcissima. Ed anche se a volte non sembra che i due protagonisti siano due adolescenti dei nostri giorni ci si passa sopra perché sono teneri ed anche perché in fondo si spera sempre che ci possa essere ancora un sentimento così.  

Mchan

La trilogia delle gemme movies

I film sono tratti dall’omonima saga letteraria della scrittrice tedesca Kerstin Gier.

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Vi avviso che non sono riuscita ad evitare gli spoiler.

Ruby Red

Anno: 2013

Regia: Felix Fuchssteiner

Paese: Germania

Genere: sentimentale, fantasy

Cast: Maria Ehrich, Jannis Niewohner, Peter Simonischek, Florian Bartholomai, Josefine Preuss, Gottfried John, Johannes von Matuschka, Jennifer Lotsi, Veronica Ferres, Laura Berlin, Katharina Thalbach, Axel Milberg,Justine del Corte, Johannes Silberschneider, Kostja Ullman

 

L’incipit è abbastanza intrigante: una sedicenne che ha appena scoperto di avere il potere di poter viaggiare nel tempo.

Ed il primo film non è malaccio anche se ha decine di cliché. Il problema sono i seguiti. Per non parlare dei loro titoli.

L’intera saga inizia con una coppia che fugge portando con sè uno strano marchingegno. E poi si passa a sedici anni dopo, al compleanno della cugina della protagonista durante il quale ci vengono presentati tutti i personaggi principali a cominciare dalla famiglia bislacca.

Sì, perché la protagonista, Gwendolyn, vive in una casa agiata a Londra con la madre, il fratello, la nonna, la prozia, la zia e la cugina che è nata solamente un giorno prima di lei, ma che è la cocca della famiglia poiché  pensano tutti che abbia il gene che porta a viaggiare nel tempo.

E qui arriva il primo cliché: Gwendolyn è la classica ragazzina sciatta, goffa e particolarmente sfigata. Mentre la cugina, Charlotte, è bellissima, aggraziata e popolarissima a scuola. E le due non si sopportano affatto.

Però ben presto si accorgono di aver sbagliato cugina, dato che in realtà è  proprio Gwen ad avere il gene del viaggiatore e deve essere addestrata il più presto possibile perché la Loggia, una losca specie di setta che controlla i viaggiatori, ha un’importante missione da affidare a lei ed al suo partner Gedeon, che è il secondo cliché ossia un ragazzo più grande e molto affascinante che si è preparato a tutto ciò con Charlotte e quindi, terzo cliché, non sopporta Gwen a prescindere. E poi c’è un continuo discutere su quanto lei sia inadeguata ed inferiore intellettualmente alla cugina, ma che colpa ha lei? Si tratta di un gene mica di un amuleto. Mah…

Comunque questa missione è talmente urgente che non c’è tempo per preparare la poverina che viene immediatamente catapultata nel passato. Ecco, parliamone. A parte il fatto che questa missione è importantissima e tutti seguono gli ordini senza porre alcuna domanda, a parte Gwen, ma questo viaggiare nel tempo è stupido. Non si va più indietro del 1700 e quando ci si reca in un’epoca passata ci si ritrova nello stesso luogo del presente. Quindi non si spostano da Londra. Secondo me un grande spreco di potenziale.

La trama va avanti con i due protagonisti che naturalmente, quarto cliché, sono attratti l’uno dall’altra ed iniziano a flirtare nel mentre che continuano a viaggiare nel tempo controllati dalla Loggia. Infatti c’è un congegno chiamato cronografo con cui possono mandarli dove vogliono loro altrimenti i viaggiatori non potrebbero controllare questo potere.

Il film finisce con Gwen che va al ballo della scuola in un abito fantastico, viene ammirata da tutti e conquista anche il bel Gedeon che la raggiunge e balla con lei, quinto cliché.

Il significato del titolo viene svelato nel film: ogni viaggiatore è associato ad una pietra preziosa e Gwen è il rubino rosso (Ruby Red).

A parte la marea di cliché il film è guardabile e scorrevole e stavo anche per dare una chance ai libri se non avessi visto il seguito.

Ruby Red II – Il segreto di Zaffiro

Anno: 2014

Regia: Felix Fuchssteiner e Katharina Schode

Paese: Germania

Genere: sentimentale, fantasy

Cast: Maria Ehrich, Jannis Niewohner, Peter Simonischek, Florian Bartholomai, Josefine Preuss, Gottfried John, Johannes von Matuschka, Jennifer Lotsi, Veronica Ferres, Laura Berlin, Katharina Thalbach, Axel Milberg,Justine del Corte, Johannes Silberschneider, Kostja Ullman

 

Iniziamo dal titolo che spero sia solo frutto della fantasia malata dei traduttori italiani dato che di segreto non c’è un bel nulla.

Zaffiro è Lucy, la ragazza della coppia vista nella prima scena del primo film, che altri non è che la madre naturale di Gwen. E questo è il segreto (di pulcinella, aggiungo io) che è centro della trama di questo film. Film inutile a mio avviso. La trama va avanti e poi ritorna indietro, un po’ come i viaggiatori. Gwen continua a fare tutto ciò che le dicono i tizi della Loggia e con Gedeon la situazione è assurda. Io capisco che il pubblico a cui è indirizzata questa saga sia Young Adult quindi adolescente, ma anche loro hanno un cervello. A parte che hanno aggiunto questa scena del sesso tra i due protagonisti che, guarda caso, vengono interrotti e subito dopo c’è un qui pro quo per cui nessuno dei due prende l’iniziativa di chiamare l’altro. Quindi arrivano i dubbi e tutte quelle pippe mentali che nella seconda decade degli anni 2000 risultano un po’ ridicoli. Ma comunque continuano a fare un passo avanti e due indietro per quanto riguarda la loro relazione.

L’arrivo del fratellino di Gedeon è completamente inutile. Pensavo mettesse i bastioni tra le ruote alla loro relazione ed invece nulla. Ci riescono benissimo da soli.

Finalmente Lucy e Paul riescono a dire a Gwen la verità: ossia che sono i suoi genitori biologici ed il tutto è gestito davvero in modo mediocre. Si poteva fare decisamente meglio.

Ruby Red III – Verde Smeraldo

Anno: 2016

Regia: Felix Fuchssteiner e Katharina Schode

Paese: Germania

Genere: sentimentale, fantasy

Cast: Maria Ehrich, Jannis Niewohner, Peter Simonischek, Florian Bartholomai, Josefine Preuss, Gottfried John, Johannes von Matuschka, Jennifer Lotsi, Veronica Ferres, Laura Berlin, Katharina Thalbach, Axel Milberg,Justine del Corte, Johannes Silberschneider, Kostja Ullman

 

Stavolta il titolo non l’ho capito manco in originale. In realtà ci sarebbe un cavaliere di smeraldo all’inizio che però muore praticamente subito e la cosa non ha molto senso od affinità con quanto succede dopo. Mah…

E poi c’è questo grande problema dei viaggi. Lucy e Paul viaggiano grazie ad un secondo cronografo che hanno rubato (la famosa prima scena del primo film), ma poi lo danno a Gwen e comunque continuano a viaggiare. Come possano farlo non ci è dato saperlo. Le linee temporali sono peggio di quelle di The Flash, Gwen addirittura infrange la prima e più importante regola di ogni viaggiatore del tempo ossia di non interferire con la vita o la morte di qualcuno dando addirittura il vaccino per il vaiolo ad un tizio che vedeva come fantasma nella sua scuola. Ah! C’è anche questa cosa che Gwen vede i fantasmi, ma non chiede a nessuno delucidazioni a riguardo. Diciamo che questo “potere” è un po’ messo tanto per farle avere degli aiuti extra. E la sua migliore amica che sa tutto e pure lei tratta la cosa come se fosse normale.

Nel frattempo la relazione tra lei e Gedeon è sempre altalenante per via di problemi immaginari che però si risolvono tutti nel finale.

Arriva l’ennesimo cliché con la cugina che da antipatica e bastarda diventa tutto ad un tratto complice. Tra l’altro Gwen le ruba pure l’interesse amoroso, che comunque sembra non avere una preferenza, basta che sia la sua partner nei viaggi nel tempo, od almeno l’impressione è quella.

Il cattivone della storia è un uomo che ha solamente il potere di leggere nella mente e manipolare gli altri, ma nulla di eccessivo, eppure non riescono a fermarlo. Gedeon gli punta contro una spada quando lui è di spalle, ma indugia talmente tanto che quello si accorge della sua presenza e riesce a salvarsi. Ed io lì davanti alla televisione che mi sono cadute le braccia.

Ancora un altro cliché con Gwen che impara a combattere nel giro di un paio di incontri con il padre biologico. E da ragazzina goffa mi diventa tutto di un botto Lara Croft di Tomb Raider con tanto di tutina di pelle nera attillata. E naturalmente il finale è scontatissimo. Caso strano, dopo essere stata deufradata del cronografo, scopre che riesce a viaggiare nel tempo anche senza il suo aiuto ed arriva proprio in tempo per fermare il cattivone, salvare l’amato e tutta l’umanità. Wow, che fortuna! (ironia modeon)

E poi le scene finali dei due ultimi film non le ho capite. Perché ambientarle negli anni ’20? Con tanto di siparietto di balletto dell’epoca tremendamente imbarazzante. Mah…

Ultimo appunto: la copia spudorata dei titoli di coda della Twilight saga con le immagini in bianco e nero dei personaggi corredate dei nomi veri e fittizi, perfino di quelli che si sono visti in una sola scena nel primo film.

 

Il bello è che la trilogia ha decine di problemi, ma ho letto solo di fan che si lamentano perché il finale non è lo stesso dei libri. Ed il finale non è che cambi moltissimo, si tratta solamente di uno scambio di azioni. Ossia invece che di Gedeon che beve il filtro per diventare eterno è Gwen che lo beve per ritornare vulnerabile. Comunque il nocciolo rimane lo stesso: decidono di rimanere insieme per sempre.

Forse sarò io che sono troppo vecchia per questi Young Adult, però durante queste vacanze natalizie ho rivisto tutta la saga di Narnia e ne sono rimasta affascinata come la prima volta.

Oppure di recente ho riletto la saga dei Lupi di Mercy Falls di Maggie Stiefvater e non l’ho trovata così piena di luoghi comuni ed incongruenze.

Mchan