Riviera

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Anno: 2017 in corso

Paese: Uk

Episodi: 20, 2 stagioni

Genere: drammatico, thriller

Ideatore: Neil Jordan

Cast: Julia Stiles, Lena Olin, Iwan Rheon, Adrian Lester, Anthony LaPaglia, Dimitri Leonidas, Roxane Duran, Yigal Naor, Amr Waked

Come ambientazione mi ricorda molto The night manager e la sigla invece Non uccidere.

E’ partito benissimo: uno yacht che esplode, una mogliettina disperata, una ex moglie vipera, dei figli problematici, una location da favola e tantissimi segreti ed intrighi. Tutto bene fino agli ultimi due episodi.

I colpi di scena ci stavano benissimo, i doppiafaccia, i guai con la giustizia, il problema viene quando tutto si risolve in breve tempo e non si riesce nemmeno a capire il motivo.

Scusate ma mi è impossibile parlare senza spoilerare il finale, per cui…

———————spoiler———————-

Georgina è stato un bel personaggio con i suoi alti e bassi, ma con tutte le sue decisioni ed azioni coerenti. Da mogliettina praticamente trofeo che si interessava solamente a come spendere il denaro del neo marito più vecchio e facoltoso, a vedova disperata perché in realtà i suoi sentimenti erano veri e non solo di convenienza, a donna determinata a scoprire la verità sia sulla morte del marito che sui suoi affari loschi e per arrivare a questa verità ha dovuto sperimentare anche situazioni nuove e lasciar emergere il suo lato oscuro. Il finale però è davvero da psicopatica. Già lo scatto d’ira rivolto a quel povero bimbo che aveva rapito non è stato carino, ma poteva starci la tensione del momento, ma il suo gesto finale è veramente estremo.

Tralasciamo il fatto che Adam, il suo figliastro, ha cercato di violentarla e lei comunque ha continuato a frequentarlo ed ad appoggiarsi a lui, ma ucciderlo solo perché aveva un labile legame con la morte del padre… Mah… Tra l’altro tutto il procedimento per il quale lei è arrivata a questa conclusione è stato davvero un mistero. E’ salita sullo yacht, ha letto una lettera del marito, ha visto i documenti falsi, dei quadri ed ha capito che Adam era in qualche modo coinvolto nella vicenda.

In molti commenti si dispiacciono per la morte di Adam, sinceramente non mi è  mai piaciuto come personaggio. L’ho sempre trovato viscido. Poi, da quando ha lasciato che quel poveraccio del capo della sicurezza della villa venisse ucciso, per salvare lui tra l’altro, l’ho proprio messo nella lista dei cattivi.

Irina, la ex moglie vipera, è stata anch’essa un bel personaggio. Subdula, approfittatrice, manipolatrice ed arrivista, comunque una valida “cattiva” e fautrice di uno dei colpi di scena più  belli della serie.

Adriana, la figlia più piccola, all’inizio viene fatto vedere che ha dei problemi di autolesionismo di cui poi non si parla più se non nel penultimo o terzultimo episodio mi pare, ma comunque se ne fa solamente un cenno ed invece mi sarebbe piaciuto se ne parlasse un po’ di più, magari tralasciando la parte lesbo che è stata anche questa trattata superficialmente. Diciamo che come personaggio poteva dare di più, ma è stata comunque utile alla trama.

Kristos, il secondogenito, all’inizio sembra avere un buon rapporto con la matrigna, le dice lui della morte del padre andandola a prendere all’aeroporto, poi d’un tratto sembra sopportarla a fatica. Questo non l’ho ben capito. Comunque è il personaggio maschile più interessante.

Robert, l’amico di Georgina, non è stato male, ambiguo al punto giusto, ma sempre fedele e leale. Peccato per la sua fine.

Il poliziotto francese secondo me ha fin troppo spazio, specialmente la sua vita privata di cui non ci importa nulla e che non apporta nulla alla trama principale.

La storia di Fatima e della sorella gemella non l’ho capita, è servita alla trama principale, più che altro alla trama di Kristos facendo venir fuori il suo lato più umano ed al bluff di Irina, ma è iniziata e finita senza avere un senso.

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Mchan

Macgyver 2.0

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Anno: 2016 in corso

Episodi: 66, 3 stagioni in corso

Paese: Usa

Genere: drammatico su wikipedia, per me è azione/commedia

Ideatori: Lee David Zlotoff e Peter M. Lenkov

Cast: Lucas Till, George Eads, Sandrine Holt, Tristin Mays, Justin Hires, Meredith Eaton, Isabel Lucas

MacGyver l’originale l’ho visto da piccola, non ricordo molto dei singoli episodi, ricordo solo che mi affascinava come riusciva a creare degli oggetti ingegnosi da delle cose semplici che si potevano trovare nelle case di tutti.

Ho iniziato a seguire la nuova versione sinceramente pensando che non fosse un reboot con una versione più giovane del protagonista, ma una specie di prequel.

Naturalmente mi sono dovuta ricredere immediatamente, ma non ne sono rimasta delusa come la maggior parte dei telespettatori. Sì, perché in giro non c’è una recensione positiva che sia una. Ma ci sono abituata a vedere serie tv, e ritenerle valide, che la maggior parte del pubblico snobba, e siccome sono abbastanza testarda e non mi interessa essere considerata controcorrente continuo a guardare ciò che più mi aggrada anche se non lo vede nessun altro.

La trama è semplicissima: ogni episodio inizia con Mac e Jack che sono in missione da qualche parte nel mondo, la maggioranza di queste scene è solo da introduzione o da siparietto comico perché il vero caso della puntata inizia quando tornano alla base.

I casi sono al limite dell’assurdo ed i due se la cavano sempre per il rotto della cuffia e sempre grazie alle invenzioni create dal nulla di Mac, ma nel frattempo si ride per le continue battute tra i due che si amano e si odiano, e si scommette entro quanto tempo Mac distruggerà l’ennesimo cellulare di Jake, per la sua somma gioia.

I comprimari funzionano, il capo Matty anche, un po’ meno la trama orizzontale. Ci vogliono ben due stagioni per trovare il padre di Mac e si risolve tutto in un unico episodio. Un po’ troppo frettoloso.

Quindi per me la serie funziona e mi piace che è lei stessa a non prendersi troppo sul serio, guardate il poster che ho messo. Mac è un po’ saccente a volte, ma la faccia scanzonata di Lucas rimedia ed i sottotitoli riguardo le località sono imperdibili. Dispiace per il personaggio della Lucas che è durato meno di una stagione, lei non era il massimo dell’espressività, ma Samantha poteva essere approfondita di più anche perché mandare Riley sul campo non mi è mai parsa un’idea brillante. E dispiace anche che George ci lascerà nella terza stagione. A vederlo non sembrerebbe un tipo difficile, eppure…

Mchan

Isabel

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Anno: 2012-2014

Genere: drammatico, storico

Paese: Spagna

Episodi: 3 stagioni, 39 episodi

Regia: Jordi Frades

Cast: Michelle Jenner, Rodolfo Sancho, Pablo Derqui, Gines Garcia Millan, Pedro Casablanc, Ramon Madaula, Victor Elias, Sergio Peris-Mencheta, William Miller, Ainhoa Santamaria, Jordi Diaz, Juan Meseguer, Andrs Herrera, Javier Rey

Trama: è la storia di Isabella di Castilla, prima infanta e poi regina, naturalmente un po’ romanzata.

Mi è piaciuta molto la struttura delle stagioni. Iniziando con il finale e poi raccontando come ci si è arrivati. Così nella prima si vede Isabel ricevere la notizia della morte del fratellastro, re Enrico, e diventare regina, mentre nella seconda la resa del reggente arabo di Granada e nella terza la morte della protagonista.

Il personaggio di Isabel mi è piaciuto molto nella prima parte della prima stagione, un po’ meno nel finale, più esattamente da quando si sposa poiché da donna forte e sicura di sé diventa gelosa ed insicura nella sfera privata, ma questo suo malumore si riversa anche nella sfera pubblica/politica. Tra l’altro il carattere farfallino del marito non era un segreto né per i suoi sudditi né tantomeno per lei per cui l’ho trovato un po’ troppo patetico questo suo vivere male ogni separazione per motivi di interessi politici e rinfacciargli la cosa ad ogni suo ritorno a casa.

Nella seconda stagione poi diventa troppo dipendente dai pareri altrui. Il caratterino che mostrava nella prima praticamente scompare e risulta anche abbastanza superstiziosa per quanto riguarda la religione e va a finire che prende sempre delle decisioni alquanto discutibili, per non dire sbagliate. Per non parlare di come si comporta nei confronti della primogenita. Lei che ha sempre lottato per la propria libertà  decisionale scambia la figlia, ancora bambina, in un patto politico. Nella terza,  purtroppo, segue ancora questo filone, anche con le altre figlie. Tra l’altro il romanzare il suo rapporto con Giovanna rendendolo molto roseo non fa capire come fosse realmente la figlia. E’ vero che la serie segue la vita di Isabel, ma sarebbe stato più onesto dipingere realmente anche Giovanna e non farne una ragazza “ribelle” solo perché le piaceva cavalcare, era molto più complessa la situazione.

Il personaggio di Ferdinando II è il classico marito un po’ frustrato sposato ad una donna con carattere e potere, il problema è la scelta dell’attore per interpretarlo, bell’uomo, ma appunto troppo grande d’età. In realtà lui aveva un anno in meno della moglie, l’attore ne ha quasi 15 in più dell’attrice che interpreta Isabel, e si vede. Per il resto è affascinante al punto giusto e si capisce perché le donne cadano tutte ai suoi piedi, anche se spesso lui se ne approfitta. Se c’è una cosa che mi sarebbe piaciuto fosse stata approfondita un pochino di più è questo suo tradire di continuo la moglie che dice di amare ed adorare. Si fa vedere l’atto pi volte, ma non ci si ferma mai sulla motivazione, che sì, si può dedurre, però avrei gradito una qualche spiegazione, anche solo da un paio di frasi scambiate con l’amante od il suo consigliere fidato. Nella seconda stagione poi prende anche una decisione molto discutibile ed alquanto immorale, che tra l’altro non esiste nemmeno nella realtà storica, quindi non ne ho capito il motivo.

Gli altri comprimari sono ben delineati e non importa se siano esistiti o meno poiché hanno una loro funzione credibile ai fini della trama. Anche se da una spulciata su Wikipedia i nomi principali sono tutti realmente esisititi.

Quelli più rilevanti sono la migliore amica di Isabel, Beatrice di Bobadilla, che dire odiosa ed antipatica è poco. Io non la sopporto. A parte che è pettegola come poche, metteteci pure che ogni volta che apre bocca combina danni e sinceramente migliori amiche del genere meglio perderle che trovarle. Non è la voce della ragione, è proprio la portatrice di paturnie per la protagonista.

Il secondo è il cavaliere Gonzalo Fernandez da Cordoba. Più rilevante nella prima stagione, più un piacere per gli occhi nella seconda. Sì, perché l’attore è decisamente migliorato fisicamente nel frattempo. Il suo personaggio è quello più devoto (alla regina) e leale. Peccato che se non ci sono battaglie viene messo nel dimenticatoio. E peccato che ad un certo punto della terza stagione viene messo in discussione dal Re, quando in realtà pare si fidasse molto di lui e delle sue decisioni tanto da nominarlo Viceré in Italia.

I costumi sono molto belli e curati, mi piace che la stessa Isabel vesta lo stesso abito più volte rendendo la serie più verosimile e meno sfilata di moda.

Anche le scenografie sono realistiche, con pochi fronzoli ed il mobilio necessario. Buona anche l’illuminazione. Anche se siamo nel 1400 e l’unica fonte di luce nelle spesse mura dei castelli sono torce e candele si vede bene ogni cosa, sono leggermente stanca del buio che imperversa ultimamente un po’ ovunque, non vedere un tubo rende difficoltoso seguire una scena, io per esempio mi distraggo facilmente. Che va bene il realismo, ma ci sono anche le vie di mezzo.

Purtroppo dalla seconda stagione la qualità cala visivamente. Le scene in Portogallo sono sempre troppo grigie ed in generale si vede una certa patina sempre, che siano scene girate in interno sia in esterno. Altro punto a sfavore è la trama. Non ho capito perché da questa stagione si è presa la via del romanzare per forza e cambiare anche alcuni fatti storici. Tra l’altro non ne escono bene i protagonisti per cui l’ho trovato solamente fastidioso.

Salvo solamente le scene girate a Granada, più specificatamente nella Alhambra. Che siano nei reali luoghi o ricostruiti (e se così fosse complimenti) è stato davvero un piacere rivedere quello che ritengo il mio posto preferito della Spagna.

La terza stagione non sono riuscita a finirla. A parte la lunghezza degli episodi (e la loro lentezza), la qualità che era andata sempre più scemando, anche le situazioni erano diventate pesanti e rindondanti secondo il mio punto di vista, così ho mollato.

Mchan

Serie tv time

FBI  –  Gone

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Anno: 2018 in corso

Paese: Usa

Genere: drammatico, poliziesco

Episodi: 22

Ideatori: Dick Wolf, Craig Turk

Cast: Missy Peregrym, Zeeko Zaki, Jeremy Sisto, Ebone Noel, Sela Ward

 

Dal creatore del OneChicago ed i vari Law & Order.

Sinceramente sembra un Law & Order senza il tribunale.

I casi sono disparati, si va dall’esplosione di un edificio all’ecoterrorrismo, dalla protezione testimoni al mercato nero di armi. Un po’ confusionario, tra l’altro io non ho nemmeno ben mai capito quando un caso concerne all’FBI e quando alla polizia locale. E dire che di serie crime targate Usa ne vedo parecchie, ma c’è sempre molta confusione e parecchie volte sembra che vadano anche un po’ ad umore. Se l’FBI si impunta diventa un suo caso, altrimenti lo lascia volentieri ai locali.

Comunque qualcosa di interessante c’è: il personaggio di Zeeko Zaki, ovvero Omar Zidan.

Od almeno  qualcosa di nuovo: un musulmano che serve il Paese che in teoria dovrebbe odiare. E non lo fa solamente come agente dell’FBI, ma anche come ex marine (se non ricordo male) che ha partecipato alla guerra in Iraq/Afghanistan. Un personaggio che ad ogni episodio tira fuori qualcosa di sè, mi piace.

Mentre la protagonista è la solita donna ca**uta (scusate il termine) che però ha un passato doloroso, la morte del marito giornalista, e che prende a cuore ogni caso che le ricordi il suo vissuto. Nelle serie di Wolf  ricorrentissima questa figura, ma lo è in generale in ogni crime, quindi sinceramente non è interessante.

I comprimari hanno poco spazio, almeno in questi primi 10 episodi che ho visto.

Spero che proseguendo non ci sia il risvolto amoroso tra i due protagonisti, almeno per il momento non c’è alcuna tensione, si supportano come due bravi partners lavorativi e va benissimo così. Una loro relazione sentimentale sarebbe banalissima.

In patria gli ascolti sono ottimi dato che ne hanno già confermato una seconda stagione e richiesto addirittura uno spin-off. In questo caso le trame degli episodi saranno più omogenee dato che si tratterà di una squadra formata per la ricerca dei criminali Most Wanted.

 

Piccola curiosità: la serie è ambientata principalmente a New York, ma un cross over con Law & Order: Special Victim Unit non ci sarà perché trasmesse su due reti differenti. Tuttavia ci sono ben due volti che sono stati in quella serie: Missy Peregrym e Jeremy Sisto.

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Anno: 2017 in corso (così dicono)

Paese: Usa, Germania, Francia

Genere: poliziesco, giallo

Episodi: 12

Ideatore: Matt Lopez

Soggetto: One Kick by Chelsea Cain (libro)

Cast: Leven Rambin, Danny Pino, Chris Noth, Andy Mientus, Tracie Thoms

 

La protagonista assoluta di questa serie è Kit “Kick” Lannigan, giovane donna che da bambina è stata rapita dal capo di una specie di setta di pedofili e salvata dall’agente dell’FBI Frank Novak, che una quindicina di anni più tardi la arruola nella sua task force per la ricerca delle persone scomparse.

Come incipit non è male. Anche gli episodi sono abbastanza lineari: un caso a puntata e come trama orizzontale la storia di Kick.

Il problema arriva quando si analizza un po’ meglio, e siccome non si tratta di un fantasy è normale razionalizzare le questioni. Allora, Kick non ha nessunissima formazione per essere una consulente dell’FBI nella ricerca di persone scomparse, che siano minorenni o meno. Ha a malapena finito il liceo, non ha frequentato nessun corso di formazione e soprattutto è ancora visibilmente traumatizzata da ciò che ha passato da bambina. E non segue nessuna terapia.

Di fatto Novak ha arruolato una dilettante con problemi psicologici.

E per quanto si cerchi di empatizzare con la protagonista non ce la si fa. E’ perennemente incavolata con tutti e tutto. Non è grata di nulla e sembra che solamente lei ha vissuto qualcosa di brutto nella sua vita. Eppure il suo migliore amico ha subito lo stesso passato, ma è completamente diverso, sebbene non abbia mai avuto una famiglia amorevole a cui tornare. In questa serie il passato dei comprimari viene esplorato ed il risultato è che la protagonista ne esce sempre meno simpatica. In più cosa ha patito è lasciato all’immaginazione, probabilmente degli abusi sia psicologici (che ci mostrano) sia fisici/sessuali, ma questi vengono solo fatti intendere, od almeno io ho pensato a ciò perché altrimenti non si spiega il carattere della protagonista ed il suo crollare ogni volta che deve affrontare il suo carnefice o qualcuno che glielo ricorda.

Negli ultimi episodi la sua vita sembra avere una svolta rosa, ma ecco che ti piazzano una possibile liason amorosa con il partner lavorativo e la trama diventa scontata.

In rete si dice che sia in produzione una seconda stagione, ma non saprei. Certo, il finale dava la possibilità, ma sono passati 2 anni ed in genere il pubblico odierno tende a volere tutto e subito per cui non so se si farà mai a questo punto.

Piccola curiosità 2: anche qui ci sono due reduci dal Law & Order Universe: Chris Noth e Danny Pino.

Quindi, tra le due preferisco la prima, quanto meno perché c’è un personaggio davvero interessante ed inconsueto.

Mchan

Lost in Austen

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Anno: 2008

Genere: drammatico, sentimentale

Paese: Uk

Episodi: 4

Regia: Dan Zeff

Cast: Jemima Rooper, Alex Kingston, Hugh Bonneville, Elliot Cowen, Gemma Arterton, Morven Christie, Christina Cole, Lindsay Duncan, Tom Riley

Trama: Amanda è una ragazza che vive a Londra nel 21° secolo, ma che è cresciuta leggendo e rileggendo le opere della Austen, in particolare Orgoglio & Pregiudizio. Il suo ragazzo le chiede di sposarla, ma non nel modo romantico che ha in mente lei così rifiuta. Una sera dal suo bagno esce fuori una ragazza vestita come nel 1800, altri non è che la sua eroina Elizabeth Bennet. Le due si scambiano di posto e per Amanda inizia l’avventura di vivere nelle pagine del suo libro preferito in prima persona.

Come idea era molto carina, l’esecuzione ha molte cose negative.

Per prima cosa Amanda appare nella soffitta dei Bennet con i suoi abiti moderni e nessuno di loro sembra farci caso. In teoria sarebbe un’amica di Elizabeth in visita, una sorta di scambio di case, ma nessuno ha mai sentito parlare di lei prima e comunque ha degli abiti decisamente inusuali, porta i jeans, ma tutti ci passano sopra, basta loro la spiegazione che è così che ci si veste nel luogo da dove proviene lei. Sì, ok, ma i pantaloni??? Una ragazza??? Nel 1800??? Per non parlare del colore dei capelli, un rosso ciclamino, e del fatto che non li leghi mai. Ora, lei trascorre un bel po’ di tempo lì con loro e li porta sempre sciolti. Una cosa che all’epoca non era possibile fare se non in giovane età. E poi nessuno si cura più di tanto di dove sia finita Elizabeth e del perché non scriva loro. Va bene la madre e le sorelle minori, possiamo anche passare sopra al padre, ma Jane??? Erano molto unite loro due.

Seconda questione: le paranoie di Amanda. All’inizio è molto preoccupata del fatto che tutto debba andare per forza come nella trama originale. Ma si tratta di finzione, non di un viaggio nel tempo, quindi la sua preoccupazione risulta inutile e fastidiosa. Tra l’altro già a metà della seconda puntata accadono molti fatti completamente differenti rispetto al libro. E tutta la sua preoccupazione iniziale scompare di colpo.

Terzo: mi sarebbe piaciuto vedere più interazione tra Amanda e le sorelle Bennet, perché ad un certo punto la signora Bennet la rimprovera di aver contagiato le sue figlie, ma non si capisce come dato che ci ha parlato sì e no due volte.

Quarto: la scena di Mr Darcy che esce fradicio dal laghetto potevano risparmiarsela. Anche perché è Amanda a chiedergli di fare questa cosa e lui acconsente. No, non è affatto da Mr Darcy. Va bene il belvedere, ma l’ho trovata davvero fuori luogo. Fosse avvenuta accidentalmente si poteva anche capire, ma una cosa del genere no.

Quinto: mi sarebbe piaciuto anche vedere come se la cavava Elizabeth nel mondo moderno. Ci è stata mostrata solamente alla fine, ma non ci sono state mostrate le sue reazioni a tutte le nostre modernità.

E poi arriva il tasto dolente, ciò che mi è piaciuto di meno di tutto lo show: Mr Darcy e Mr Wickham. Come interpreti andavano anche bene, ma la caratterizzazione dei personaggi proprio no. Hanno demonizzato il primo, facendogli dire delle cose ripugnanti nei confronti della protagonista che lì per lì si arrabbiava e gliene cantava quattro a sua volta, ma dopo soli 5 minuti era lì che pendeva lo stesso dalle sue labbra, come una qualsiasi donzella di romanzi Harmony. Ed hanno cercato di riabilitare il secondo. No, non ci siamo. Wickham è un farabutto, affascinante sì, ma pur sempre farabutto e perfido, non mi può diventare compassionevole, innocente e generoso.

Mchan

Serie tv time

Queste due serie hanno avuto solamente una stagione, ma sinceramente non fanno disperare per un seguito.

Life Sentence

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Anno: 2018

Genere: commedia drammatica

Paese: Usa

Episodi: 13

Ideatori: Erin Cardillo e Richard Keith

Cast: Lucy Hale, Elliot Knight, Dylan Walsh, Gillian Vigman, Jayson Blair, Brooke Lyons, Carlos PenaVega

Trama: Stella è una ventenne che ha appena scoperto di essere definitivamente guarita dal cancro dopo aver vissuto 8 anni come malata terminale. La sua vita, e quella dei suoi famigliari, cambierà completamente.

Come idea non era male. Questa ragazza e tutta la sua famiglia hanno sempre vissuto pensando che potesse morire da un momento all’altro, per cui tutto ha sempre ruotato intorno a lei. Quando il pericolo è passato si sono tolti tutti dei sassolini dalle scarpe. Il problema è che questo pericolo è passato troppo velocemente, un momento prima stavano dando una festa di addio alla loro “bambina” e quello dopo pouf, tumore sconfitto per sempre. Leggermente impossibile.

E poi nessuna terapia per reintegrare questa ragazza alla vita normale. Sì, buffo vedere su quante cose le abbiano mentito per assicurarle una vita rosea, seppur breve, ma lei fondamentalmente continua a vivere come prima. Ok, deve lavorare per mantenersi, ma non ho notato nulla di davvero significativo, a parte una marea di problemi di cuore e situazioni sbrigate nel giro di un paio di episodi.

Tra l’altro ho trovato pessimo l’insistere del bel dottore sul farla lasciare con il marito. Ok, si è sposata praticamente dopo un paio di settimane dal primo incontro, ma lui, il dottore, l’ha conosciuta sposata ed ho trovato fuori luogo il suo pressing, anche dopo svariate volte che lei aveva comunque scelto il marito. Per me una persona che non rispetta le relazioni altrui, non dovrebbe far essere passata come il principe azzurro. Perché comunque così è passato. In generale ci sono stati un po’ troppi tira e molla anche da parte dei genitori di lei, nell’arco di 13 episodi sono stati davvero troppi.

Il finale non è molto aperto per fortuna dato che non ci sarà un seguito. Di cui, ripeto, io non sentivo la necessità.

Forse è stato trattato tutto con un po’ troppa leggerezza, avrei preferito un po’ più di profondità nell’affrontare certi argomenti. Sì, ci sta la battuta e la risata, ma gli episodi assurdi sono stati davvero molti.

 

Plain du Coeur

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Anno: 2018

Genere: commedia

Paese: Francia

Episodi: 8

Ideatori: Nomie Saglio e Julien Teisseire

Cast: Zita Harrot, Josphine Drai, Sabrina Ouazani, Marc Ruchmann, Syrus Shahidi, Ivan Naubron, Guillaume Labb, Tom Dingler

Trama: Elsa è una ragazza sui 30 anni, che dopo 2 anni dall’essere stata lasciata dal suo fidanzato si ritrova a vivere a casa del padre e con una vita sentimentale nulla. Il fatto che l’ex frequenti lo stesso suo giro di amici non aiuta, specialmente quando lui sta già seriamente con un’altra. Così le sue due più care amiche le pagano un gigolò per rimetterla in gioco.

Come idea è carina, ma la serie a volte ha dei tempi morti, forse sarebbe stato meglio un film come formato, dato che è autoconclusiva.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati e ce ne sono per tutti i gusti. Le migliori amiche sono diverse tra di loro e quindi dalla protagonista ed hanno un rapporto più stretto probabilmente perché sono anche cognate. Quindi a volte è come se la protagonista venisse lasciata da sola, od almeno è questo quello che ho percepito io. Anche le storie parallele sono ben sviluppate, quindi alla fine la visione è piacevole e poi gli episodi durano circa una mezz’oretta per cui si lasciano guardare uno dietro l’altro senza problemi.

Il finale è perfino leggermente sorprendente.

Mchan

Friends from college

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Anno: 2017-2018

Genere: commedia

Paese: Usa

Episodi: 8 + 8, 2 stagioni

Regia: Nicholas Stoller

Ideatori: Nicholas Stoller e Francesca Delbanco

Cast: Keegan-Michael Key, Cobie Smulders, Annie Parisse, Nat Faxon, Fred Savage, Jae Suh Park, Billy Eichner, Greg Germann, Sarah Chalke.

Trama: sei quarantenni, amici fin dai tempi del college, si ritrovano a vivere di nuovo tutti nella stessa città.

Serie più idiota non l’ho mai vista. Sul serio. Scene che ridicole è dir poco. I protagonisti dovrebbero avere quarant’anni, ma ne dimostrano 15 al massimo. Va bene cazzeggiare tra di loro ricordando i tempi del college, ma si comportano da idioti anche in situazioni pubbliche. Che poi si specifica pure che il college che hanno frequentato e dove si sono laureati è niente popodimeno che Harvard. Non è  che gli facciano una buona pubblicità, anzi. Fossi stata in quelli della prestigiosa università li avrei querelati.

Stupita che sia stata confermata per una seconda stagione, che tra l’altro parte slegatissima dalla prima. O ricordo male io perch l’ho vista davvero come riempitivo aspettando che iniziasse la prima serata in tv, ma nel finale della prima stagione non si menziona la storia clandestina di Ethan e Sam, mentre la seconda stagione inizia proprio da questo “scandalo”.

Anche se il finale della seconda lascia spazio ad un continuo, una terza stagione non 8 stata confermata, anzi Netflix ha proprio cancellato la serie.

Mchan