Trying

Anno: 2020

Paese: Uk

Episodi: 16, 2 stagioni, in corso

Genere: drammatico, sentimentale, commedia

Ideatore: Andy Wolton

Cast: Rafe Spall, Esther Smith, Imelda Staunton, Ophelia Lovibond, Oliver Chris

Trama: Nikki e Jason sono una coppia che non riesce ad avere dei figli in modo naturale per questo hanno deciso di ricorrere all’adozione, ma il percorso non sarà facile.

Come idea non è male. La prima stagione scorre abbastanza velocemente, anche grazie al minutaggio ridotto degli episodi (circa 30min, ma anche meno). Conosciamo i due protagonisti, il loro background famigliare e ci avventuriamo con loro nei meandri della burocrazia per poter adottare dei bambini.

Unica nota stonata, a mio gusto, è lei. Secondo me il suo carattere è troppo enfatizzato. Io sinceramente non le affiderei nemmeno una pianta di plastica, figuriamoci un bambino.

La seconda stagione perde il fulcro della trama che dovrebbe essere l’adozione. Anzi, sembra che essa sia solamente un escamotage per le varie scene comiche e siparietti che dovrebbero far ridere, ma che a me sanno solo di grottesco. I due protagonisti risultano davvero troppo stupidi ed immaturi. L’assistente sociale scompare ed i due vengono praticamente lasciati da soli ad affrontare una possibile adozione, che naturalmente sembrerà andare a monte. Solo nell’ultimo episodio l’assistente sociale si rifà viva per sconvolgere ciò che stavano facendo ed affidargli una bimba che non sanno dove mettere perché hanno tutti i dormitoi pieni. Questi bambini sembrano dei pacchi postali.  

Anche il fatto di come funziona l’adozione è un po’ assurdo. Io non sono un’esperta, ma non penso che si possa scegliere un bambino da un catalogo. Giuro che succede questo. Anche perché giusto nella puntata con la commissione si diceva che l’unico interesse doveva essere quello del bambino, che i due possibili genitori dovevano volere solo il bene del bimbo ed adottare per togliere il minore da una situazione non piacevole e non per avere dei bambini anche se biologicamente non si può.

Questi bimbi sembrano davvero degli oggetti inanimati da spostare a seconda della disponibilità dei letti degli istituti. Assurdo. E pensare che per tutta la prima stagione ci hanno ammorbato sul fatto che i potenziali genitori dovevano essere “preparati” perché i bambini venivano da delle situazioni difficili ed avevano bisogno di tutte le attenzioni, materiali o meno, possibili. Mentre nell’ultima puntata della seconda stagione l’assistente sociale praticamente dice loro: “Non abbiamo più posto in struttura, prendetevi questa bimba per un paio di giorni, poi vediamo”. Vabbè…

E tralasciamo come viene trattata la coppia. Il centro di tutto è  lei. Lui è solamente un suo valletto. Non ha diritto di decidere su nulla. Se solo prova ad avere un’idea contraria a quella di lei, litigano. Per me non è così che dovrebbe funzionare una relazione.

Mchan  

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