Perry Mason

Anno: 2020

Episodi: 8, 1 stagione in corso

Paese: Usa

Genere: drammatico, poliziesco, giudiziario, in costume

Regia: Tim Van Patten, Deniz Gamze Erguven

Cast: Matthew Rhys, Juliet Rylance, Chris Chalk, Shea Whigham, Tatiana Maslany, John Lithgow

Trama: 1932. Tutto ruota attorno al processo alla madre di un bambino prima rapito e poi trovato morto dopo aver pagato il riscatto. Tutti gli uomini implicati nel rapimento sembrano essere morti, al procuratore non resta che incolpare e processare la giovane madre, rea di essersi dichiarata colpevole in preda al dolore per il figlio appena perduto. A credere alla donna solamente un vecchio avvocato caduto in disgrazia ed i suoi aiutanti: la segretaria/socia/tuttofare Della Street e l’investigatore privato Perry Mason.

All’inizio chi pensa che possa essere come il Perry Mason cartaceo di Erle Stanley Gardner o televisivo della serie anni ’90 verrà spiazzato. In comune hanno solamente il nome, per il resto cambia tutto. Prima di tutto l’ambientazione. Qui siamo nel 1932 a Los Angeles ed il protagonista non è affatto un brillante avvocato bensì un investigatore privato squattrinato e con una miriade di problemi. C’è un unico caso che si spalma su tutti gli episodi. La prima puntata purtroppo non è molto coinvolgente, o meglio viene solo presentato il caso, per il resto è un po’ deludente. Bisogna vedere la seconda puntata per avere un quadro migliore sui personaggi. Anche perché è qui che viene presentato il passato tormentato di Mason e la carismatica religiosa Sister Alice.

E’ solo alla fine del 5° episodio che Mason diventa quello che la maggior parte della gente conosce grazie alle serie tv per via di cause di forza maggiore.

Le ambientazioni sono molto belle, molto cinematografiche. Matthew Rhys è bravissimo, ha delle espressioni perfette. Bravissime anche le due coprotagoniste femminili, Juliet Rylance e Tatiana Maslany.

La narrazione risulta a tratti lenta, ma è abbastanza in linea con l’atmosfera di quel periodo storico.

Il caso è complicato e spesso passa in secondo piano per far posto alle vicissitudini personali dei vari personaggi, ma è comunque ben strutturato. Io ho trovato un po’ difficoltoso stare dietro a tutti i personaggi, ce ne sono davvero molti e spesso gli uomini si assomigliano.

Peccato per il passato di Sister Alice accennato nei primi episodi e realmente fatto vedere con un flashback solamente nel penultimo, avrebbe meritato più considerazione anche ai fini delle azioni e delle interazioni tra lei e la madre.

E’ consigliata la visione di un episodio dietro l’altro o quantomeno uno al giorno. Comunque continua. Io ho lasciato passare una settimana tra il terzo ed il quarto ed ho faticato a rientrare in trama.

Una seconda stagione ci sta tutta, magari con un paio di casi invece che con uno unico.

Mchan