Emily in Paris

Anno: 2020

Paese: Usa

Genere: commedia, sentimentale

Episodi: 10, 1 stagione in corso

Cast: Lily Collins, Ashley Park, Philippine Leroy-Beaulieu, Lucas Bravo, Camille Razat

Trama: Emily è l’assistente di una donna in carriera che sta per partire per Parigi dove rimarrà per lavoro un intero anno. Solo che alla vigilia della partenza si accorge di essere incinta così rinuncia all’incarico ed esso va ad Emily, anche se non conosce una sola parola di francese.

Fortunatamente la trama è leggermente diversa da quella rilasciata come promo, che leggere di una 25enne mandata a Parigi ad occuparsi di un intera azienda era abbastanza sconcertante. Sì che è abbastanza usuale vedere nei prodotti televisivi che negli Stati Uniti si fa carriera da giovanissimi, praticamente subito dopo essere usciti all’università, anche se non penso sia realmente così, ma almeno qui si è cambiata un po’ la rotta.

Il primo episodio non è pieno stereotipi, di più. Che poi i francesi si siano leggermente, ma nemmeno tanto, offesi mi pare il minimo, ma secondo me non ne escono bene nemmeno gli americani. A parte una buona dose di ignoranza degli autori (vedi il fumare in ufficio che sarebbe vietato, o comunque il fumare tutti indistintamente, io ci sono stata l’anno scorso a Parigi e tutti questi fumatori non li ho visti), esce anche una certa arroganza di fondo degli americani (e pensare che tacciano i francesi di essa). Per esempio nella scena in cui Emily sbaglia il piano perché negli Usa il piano terra non esiste, invece di incassare la spiegazione del tizio che la sta accompagnando lo apostrofa come “strano” in tono negativo. A casa mia si dice: “Paese che vai, usanze che trovi”. Io sono stata un mese in Irlanda e mi faceva strano quando dovevo attraversare guardare prima a sinistra e spesso lo dimenticavo, ma di sicuro non inveivo contro gli automobilisti se mi suonavano il clacson, quando non rischiavano di mettermi direttamente sotto. In generale lei è davvero fastidiosa. Non ha imparato il francese, e va bene che aveva poco tempo, ma non coglie quando la correggono ed invece di preoccuparsi di iscriversi ad un corso pensa solo a passeggiare per la città e farsi foto con sfondi panoramici incantevoli. E se da una parte è vero che i francesi sono molto restii a parlare una lingua che non sia la loro, ed io ve lo posso affermare conscientemente dato che sono stata oltralpe almeno 5volte e fortunatamente un po’ di francese lo mastico che nemmeno al McDonald’s in pieno centro riescono a capire l’inglese. Dall’altra parte è anche sì vero che gli americani pensano che l’inglese lo parlino tutti nel resto del mondo, cosa avvalorata dalle loro produzioni televisive e cinematografiche in cui scorazzano in giro per il mondo e li capiscono tutti, perfino il contadino del posto più sperduto. Quindi tra le due “fazioni” non saprei proprio quale scegliere. Fortuna che gli episodi durano una mezz’oretta, anche perché non è che abbiano chissà quale trama. Tuttavia dal primo avrei sperato un qualcosa di più. Potevano risparmiarci l’incontro con il vicino di casa belloccio che è palese al 99% che sarà il nuovo interesse amoroso della protagonista, e pure la tata/nuova amica che caso strano è mezza americana pure lei. Se si fosse trovata un’amica francese sarebbe stato più carino.

Gli outfit della Collins (deliziosa) sono carini, anche quello scelto per andare al lavoro il primo giorno, anche se molto da turista con la Tour Eiffel stampata sopra, però molto in linea con il carattere della protagonista.

Unica scena sensata quella tra lei ed il nuovo collega con i capelli bianchi, mi pare si chiami Luc, in cui lui le fa notare che anche se loro sono stati non tanto gentili anche lei ha le sue colpe ovvero una visione ristretta e piena di pregiudizi nonché una diversa attitudine al lavoro. Tra l’altro è anche poco empatica, arriva in un nuovo posto di lavoro, con una qualifica per la quale non ha i requisiti, e pretende che siano tutti gentili e disponibili con colei che da quanto ho capito è lì perché la società per cui lavora vorrebbe prendere il controllo su quella parigina.

Tuttavia, non felici di essersi inimicati una buona parte di francesi si sono inimicati anche i loro stessi compatrioti con una battuta infelice sulla qualità della pizza di una catena di Pizzerie di Chicago. Complimenti. Inventarsi un nome a caso, no?

Continuerò la visione, sperando non continuino con la gara a chi sia migliore tra Usa e Francia, giusto perché ogni episodio dura una mezz’oretta ed è facile incastrarlo in qualche momento morto della giornata.

Mchan

Ps: a difesa della comedy ho letto che si tratta appunto di una commedia, però vedere tutti, ma proprio tutti i personaggi francesi così negativi non è una cosa carina a mio avviso. Che poi secondo me neanche la protagonista sia il massimo della simpatia è un altro conto. Ed il fatto che la interpreti Lily Collins che è considerata adorabile (anche dalla sottoscritta) la rende immune dalle critiche della rete perché non ne ho letta mezza.

3 thoughts on “Emily in Paris

  1. illettorecurioso ha detto:

    A me è piaciuta la sua leggerezza, ma come hai detto tu è piena zeppa di stereotipi!
    Gli outfit sono molto belli, ma quale 25enne si permetterebbe tutti quegli abiti ultra costosi?

    Piace a 1 persona

    • mchan84 ha detto:

      Sono ancora ferma al primo episodio per cui al momento gli abiti che ha indossato non mi sono sembrati costosi.
      Poi non so quanto guadagnino gli americani in trasferta, ma la vita normale in Usa costa di più che da noi. In un film ho sentito chiedere $5 per un caffè da asporto…
      Anche Parigi non è che sia economica, ma è abbastanza in linea con le altre capitali europee. Se non ricordo male un caffè espresso costava sui €3 lo scorso ottobre.
      Poi penso che il costo degli outfit sia il problema minore 😜
      Mchan

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