The Resident

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Anno: 2018 in corso

Paese: Usa

Episodi: 37, 2 stagioni

Genere: drammatico, medico

Ideatori: Amy Holden Jones, Hayley Schore, Roshan Sethi

Cast: Matt Czuchry, Emily VanCamp, Manish Dayal, Shaunette Renée Wilson, Bruce Greenwood, Malcolm-Jamal Warner, Merrin Dungey, Melina Kanakaredes

 

A primo impatto il protagonista, Conrad, mi è sembrato un dr. House più giovane. Modi bruschi, genialità nelle diagnosi, scontroso con i colleghi. Fortunatamente lui non ha dipendenze ed essendo ancora uno specializzando spesso deve essere più diplomatico anche se non gli riesce molto bene. Molto meglio il coprotagonista, il dr. Pavresh, al primo anno da specializzando, con due lauree sia ad Harvard che a Yale, ma modesto e più empatico.

Sembrerebbe l’ennesima serie televisiva sullo staff di un ospedale, con intrallazzi amorosi e casi clinici, ed invece qui c’è anche un po’ di trama orizzontale diversa dal solito: la mala sanità. Sì, perché evidentemente non l’abbiamo solamente qui da noi, ma come si dice tutto mondo è paese. Certo, tra la loro e la nostra ci passa un mondo dato che la loro deriva per di più dal voler monetizzare sulle cure ai pazienti e così vediamo richieste di esami clinici costosissimi e spesso non indispensabili, trovare le scuse più fantasiose per non dover curare gli indigenti, tagli di personale esperto a favore di appena diplomati ma meno costosi e decisamente più pericolosi, medici illustri che cercano di circuire i malati per dirottarli nelle loro cliniche private.

Ma i due casi che tengono in piedi la trama orizzontale della prima stagione sono il dr. Bell, il primario di chirurgia che viene soprannominato Dr. Morte perché ultimamente quando opera si verificano molti errori mortali che naturalmente o vengono affibbiati agli assistenti oppure vengono coperti dicendo che si è trattato di complicazioni durante l’intervento. In realtà il dottore ha un tremore alle mani che però maschera in tutti i modi possibili, anche minacciando una specializzanda per farla operare al posto suo, poiché ha bisogno di soldi e quindi non può permettersi di smettere di operare. L’altro è quello della dr. Hunt, un’oncologa che sperimenta dei trattamenti massicci sui pazienti malati di cancro, se non addirittura diagnosticare il tumore a pazienti sani per poi potersi vantare di averli fatti guarire.

Contro questi “cattivi” ci sono i nostri due protagonisti maschili di sopra, un’infermiera giovane ma espertissima, Nic, ed una specializzanda immigrata che nelle prime puntate sembra più un robot che una persona, Mina.

Naturalmente ogni episodio ha anche il suo caso specifico, ma in quell’ospedale nessuno è al sicuro quindi non mi affezionarei troppo ai malati.

I personaggi sono tutti interessanti. Ci sono alcuni clichè come il dr. Pavresh che è di origini indiane il cui padre fa il tassista oppure la dr. Mina che cerca in tutti i modi di reprimere ogni emozione perché altrimenti non sarebbe una brava chirurga, però tolto questo sono piacevoli da seguire.

Cose che non vanno: a parte ritrovarmi Melina Kanakaredes alias Stella Bonasera di C.S.I. New York nei panni di una bastarda egoista, la storia d’amore tra i due protagonisti, Conrad e Nic, è leggermente surreale. All’inizio noi sappiamo che i due sono stati insieme, ma poi si sono lasciati, solo che tendono a comportarsi come se stessero ancora insieme preoccupandosi l’uno dell’altro anche se lei continua a respingerlo ogni volta che lui fa un passetto in più, cosa di cui invece pareva lamentarsi durante la relazione. Ci sono cose non dette anche se si incontrano tutti i giorni sul lavoro ed interagiscono. Lei addirittura continua ad indossare un anello che le ha regalato lui e cade dal pero quando una ex di lui le dice che è l’anello della madre e che è importante. Ok, non glielo avrà detto che era l’anello della madre, ma si poteva intuire dato che era antico e comunque regalare un anello significa qualcosa di importante oppure al giorno d’oggi è una cosa banale? Sono io troppo antica? Vabbè… Questo ospedale ha una marea di difetti, a cominciare dalle molteplici morti sospette, eppure continua ad avere pazienti, soprattutto quelli facoltosi che potrebbero andare da qualche altra parte. I medici fatti e finiti, non gli specializzandi, sono tutti interessati solamente ai profitti e non alla salute dei pazienti, non ce ne è uno a cui i nostri paladini possano chiedere aiuto. Mah…       

Mchan

Ps: ho capito perché ai pronti soccorsi degli ospedali statunitensi arrivano sempre in fin di vita: una risonanza magnetica, che qui da noi prescrive anche il medico di famiglia, costa ben $10,000. Diecimila. Certo che una persona della medio borghesia, per non parlare di quelli di fascia più bassa, non si fa curare se non arrivata al limite della sopportazione del dolore.

2 thoughts on “The Resident

  1. illettorecurioso ha detto:

    Ho visto metà della prima stagione ma poi l’ho interrotta, non mi intrigava granché.
    Bella recensione!

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  2. Giovanni Di Rosa ha detto:

    Prima o poi me la recupero!

    "Mi piace"

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