Il giardino delle parole

Il giardino delle parole

anime by Makoto Shinkai

manga by Makoto Shinkai e Midori Motohashi

ilgiardinodelleparole

Ho letto prima il manga e poi visto l’anime (al contrario di come sono stati realizzati). Mi è piaciuto di più il manga. Il film l’ho trovato troppo lento e privo di dialoghi interessanti. E sebbene il manga lo riprenda alquanto fedelmente, ho trovato più profondità nei pensieri e nei dialoghi di questo. Anche il finale mi è piaciuto di più.

Trama: Takao è un ragazzo insoddisfatto, che ha fretta di crescere e ben pochi amici. In un giorno di pioggia decide di saltare la lezione scolastica e di fermarsi in un giardino. Qui, sotto un gazebo, conoscerà Yukino, che ha qualche anno più di lui ma lo colpisce immediatamente per il suo fascino malinconico. Proprio quando tra i due comincerà a nascere un sentimento vero, Takao farà delle scoperte sorprendenti sull’identità di Yukino.

Lo consiglio a chi è amante del genere. I panorami, i fondali, la pioggia che cade, sono tutti realizzati magnificamente. Ipnotizzante la pioggia che cade sul lago…

Mchan

Ps: in un commento in rete ho letto questa chicca: “Shinkai sviluppa un mediometraggio che racconta una storia in cui (come ha detto lui stesso) cerca di rappresentare il valore originario della parola amore in giapponese: solitaria tristezza, oppure, desiderare qualcuno in solitudine” Che poesia che è la lingua giapponese!

7 thoughts on “Il giardino delle parole

  1. kasabake ha detto:

    Il manga edito dalla Star Comics è carino, molto, ma per me non quanto il mediometraggio di cui come hai giustamente precisato ne è l’adattamento in fumetto.
    Makoto Shinkai è un poeta, un poeta del cinema animato, come è certamente impossibile trovare in Occidente e questo non perché da noi non ci sarebbe virtualmente abbastanza estro o creatività, ma perché in Giappone l’industria dell’animazione è talmente vasta e ricca ed articolata da creare gli spazi per far vivere anche opere come quelle del giovanissimo maestro di Nagano: ciò che intendo è, aldilà del diverso stile narrativo o sintattico del cinema giapponese in generale, il mercato degli anime è così tanto variegato da avere opere adatte a qualsiasi pubblico e questo permette la convivenza di serial come Naruto, One Piece, Dragonball (scritte e pensate per un target adolescenziale più “Shonen Jump”) assieme ad opere più adulte come quelle del nostro Shinkai.
    Definire queste liriche animate degli shojo sarebbe atrocemente sbagliato ed anche riduttivo (anche se in altre recensioni è stato fatto…), perché il sentimento che viene espresso nei suoi lavori è più contemplativo che non comportamentale e molto, moltissimo è lasciato all’immaginazione (cosa che, ahimè, la Motohashi, autrice del manga creato in adattamento dalla pellicola, non ha potuto permettersi, essendo costretta dal target di pubblico diverso, a raccontare in modo esplicito parole e pensieri che nel film sono solo sottintesi).
    Dopo la tragica scomparsa del genio assoluto Satoshi Kon, in molti hanno ravvisato in Shinkai l’erede più degno di Hayao Miyazaki (foss’altro per la sua grande ammirazione per il maestro e per i suoi primissimi film), ma per quanto Makoto sia davvero bravissimo, il paragone mi è sempre sembrato troppo azzardato.
    Il suo cortometraggio d’esordio del 1999 “Kanojo per Kanojo no Neko? (Lei e il suo gatto)” è una delizia per il cuore ed una gioia per gli occhi, così come il meraviglioso suo secondo cortometraggio del 2002 “Hoshi no koe (La voce delle stelle)” e certamante, sia il lungometraggio del 2007 ”Byōsoku Go Senchimētoru? (5 centimetri al secondo)”, dentro al cui Blu-Ray italiano trovate proprio il cortometraggio sopra citato, sia il mediometraggio qui recensito “Kotonoha no niwa (Il giardino delle parole)” sono di fatto la conferma della grande promessa fatta al pubblico internazionale.
    Tuttavia parlare di capolavori è per me eccessivo.
    E’ vero che il film non contiene dialoghi interessanti (come hai giustamente detto), ma questo perché per scelta non contiene quasi affatto, essendo giocato più sul levare che sul mettere, più sull’assenza e la solitudine che non sulla presenza: pensa a quella bellissima scena di attesa sotto la pioggia in “Tonari no Totoro”, lunga e silenziosa, con Satsuki e Mei che attendono pazienti l’arrivo dell’autobus in ritardo che deve portare a casa il loro padre dal lavoro, con il regista che ritrae il senso di inquietudine delle due ragazzine da sole, senza quasi una parola ed il sonno che sopraggiunge ed anche la magia della notte e dei suoi demoni (benigni in questo caso): c’è molto effettivamente della poetica di Miyazaki, ma in Shinkai prevale l’estetizzazione dei fondali, ritratti photoshoppando con grazia panorami e scorci fotografici reali e facendoli assurgere a luoghi dello spirito e non più a luoghi fisici.
    Sono certo che se gli darai un’altra chance, mchan, l’anime ti saprà dare emozioni più intense, ma quello che hai detto del manga è semplicemente perfetto!

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    • mchan84 ha detto:

      Hallo! Come sempre sei molto esaustivo nei tuoi commenti. Probabilmente avrei dovuto prima vedere l’anime e poi leggere il manga, forse ne avrei tratto considerazioni differenti, ma è anche vero che sono più abituata a leggere manga che a vedere anime, per cui non saprei…
      Andrò sicuramente a recuperare gli altri anime che hai citato. 5 centimetri al secondo l’ho già visto, aspetto di recuperare il manga per poi parlarne.
      Il mondo dell’animazione (ma anche dei manga) giapponese è complesso e poco valutato qui in Italia. Si pensa ai manga (scusa se mi riferisco soprattutto ad essi, ma è il campo che conosco un pochino meglio) come a dei fumetti per bambini, quando invece sono molto di più. Innanzitutto la maggior parte di loro non sono affatto per bambini, come gli anime del resto. In Giappone hanno una cultura completamente diversa dalla nostra ed anche questo campo ne è un esempio.
      Basti pensare anche a come trattano gli anime al cinema. Li programmano solamente per una giornata, si è fortunati quando diventano due, e la maggior parte delle volte aumentano anche il prezzo del biglietto causa “evento”, quando poi l’80% dei film sono vecchi di anni e si trovano benissimo in dvd. Certo, vederli su di un maxischermo è un’altra cosa, però…
      Riguardo al non produrre film del genere in Occidente la questione si collega al considerare il genere solo per bambini. Stavo facendo un discorso del genere con Lapinsù, non siamo abituati (qui in Italia) a considerare il mercato così detto Young adult, sia per quanto riguarda i film con attori in carne ed ossa che quelli d’animazione. Non esiste la fascia di transizione tra infanzia ed età adulta. Quando andavo al cinema più di frequente mi capitava spessissimo di ritrovarmi in sala ragazzini all’inizio dell’adolescenza (12-13-14anni) con proiettati film da più adulti. Conseguenza? Non facevano altro che chiacchierare, giocare con il cellulare e riempirsi di cibo da cinema, si alzavano addirittura a film già iniziato per andare a comprarlo. Non gli interessava più di tanto il film, solo che l’alternativa erano i cartoni per bambini e loro non lo erano più. Un po’ come quando a 14 anni fumi le sigarette perché fanno tanto “grande”.
      Infatti poi a vedere gli anime durante le proiezioni “evento” sono molti di più gli adulti che non i ragazzi/adolescenti.
      Mi pare che tu prima avessi una fumetteria, vero? Quindi puoi capire bene il mio discorso. Io ogni volta che vi entro incontro persone della mia generazione o più grandi. I pochi ragazzini li vedo appresso ai padri che comunque comprano i fumetti americani.
      Ora mi blocco che sta diventando un saggio ‘sto commento 😛
      Mchan

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      • kasabake ha detto:

        Non penso che tu sappia davvero mchan quanto piacere mi fanno commenti come questi, dove non c’è la paura di parlare o di essere prolissi, perché sappi che io più i tuoi commenti sono lunghi più li leggo con gusto… allo stesso modo per cui amo ascoltare quando parla una persona che stimo e con cui condivido delle passioni ed è esattamente quello che accade tra noi in questi momenti: vuoi un manga, vuoi un anime o un film o un biscotto o un piatto di ribollita toscana, non importa.
        Io mi diverto a leggere quello che dici e mi ci ritrovo e se ho da aggiungere le mie idee o di completare un’analisi che hai fatto, semplicemente te lo scrivo.
        Per altro, il mio modo di fare su WordPress è sotto gli occhi di chiunque leggo non solo i mie post ma anche i miei commenti e voglio ripeterlo allo sfinimento: ogni volta che avrai voglia di scrivere tanto, ma proprio tanto, io leggerò sempre tutto!
        Sai che ho immaginato che fossi venuta in fumetteria da me, qualche volta? Ovviamente non è capitato davvero, ma poteva e magari avevamo chiacchierato di qualche bell’anime appena uscito o di qualche manga che aveva deluso entrambi, chissà, in un altrodove ed in un altroquando… chi può dirlo?
        Lo hai visto “Toki wo kakeru shōjo (La ragazza c he saltava nel tempo)”?
        Se si, ti è piaciuto?
        Se invece non lo hai visto, come puoi vivere senza?

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      • mchan84 ha detto:

        Ma grazie! ^-^
        Fa piacere anche a me chiacchierare con te. 😉
        Mi sarebbe piaciuto molto venire nella tua fumetteria… Purtroppo quelle più vicine a casa mia distano comunque una decina di fermate di autobus ed ogni volta che riesco a passarci mi fermo giusto il tempo necessario a trovare ciò che mi serve con mia madre che mi aspetta in doppia fila. Per cui non mi resta che documentarmi in rete.
        La ragazza che saltava nel tempo… Ne ho sentito parlare, ma mi manca. Recupererò anche questo. Fortuna che c’è internet! 😉
        Mchan

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      • kasabake ha detto:

        Manca anche a me il piccolo mondo della fumetteria… dopo tanti… ma come dici tu, fortuna che da tempo il web aiuta…

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  2. mammaranocchio ha detto:

    Ecco, me l’ero segnato per vederlo!! 🙂

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  3. fruttasdibosco ha detto:

    A me è piaciuto l’anime,un poco lento con le scene, però insegna tanto! ^-^

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