Granada Parte 2

Il Generalife (in arabo giardino del sovrintendente) è una villa ed un insieme di giardini, orti e luogo di allevamento di bestiame e tenuta da caccia per i sultani ed i loro ospiti. Qui venivano durante i mesi più caldi, una sorta di residenza estiva, però a due passi da quella principale.

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Il quartiere più antico è quello dell’Albaicìn, separato dall’Alhambra dal fiume Darro. Ha strade strette ed anguste, cortili con alberi e fiori, terrazze, cisterne e fontane pubbliche.

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La città ha anche varie chiese, tra cui la Cattedrale della Certosa, e vari monasteri, ma io non li ho visti. La mia è stata una visita di passaggio e purtroppo mi sono persa tutta la città poiché ho passato l’unico giorno disponibile all’Alhambra. Ma ne è valsa la pena ed è comunque una scusa per poterci tornare, magari per un po’ più di un solo giorno dato che l’Alhambra la vorrei rivedere.

Nel post precedente vi ho parlato dello scrittore Washington Irving che ha soggiornato nell’Alhambra per un periodo di tempo e vi ha scritto una serie di racconti intitolati: Racconti dell’Alhambra. Ho conosciuto questo libro grazie alla guida che ci ha accompagnato nella visita e l’ho acquistato in uno dei negozietti di souvenir appena fuori il complesso monumentale. Si trovano versioni in quasi tutte le lingue, non preoccupatevi.

Seconda di copertina:

“Molti libri invecchiano; altri conservano intatta la loro bellezza nel tempo.

E’ il caso dei “Racconti dell’Alhambra”, scritto da Washington Irving, diplomatico, storico, viaggiatore americano che visse per un certo periodo nell’Alhambra stessa.

L’opera, edita per la prima volta nel 1832, fu subito tradotta in varie lingue ed attirò a Granada pellegrini da tutte le latitudini. Vi ritroviamo un’atmosfera, una prospettiva, un colore tipicamente romantici e impressioni dal vero piene di sfumature, di spirito, di emozioni. Vi scopriamo da un lato leggende e tradizioni locali, dall’altro uno schizzo superbo e realista dell’Alhambra del secolo scorso e del suo strano mondo; un mondo vivo, reale: uomini e donne del popolo, soldati, invalidi, mendicanti. E sono queste, forse, le pagine più evocative del libro”

La cosa bella della mia edizione (Ediciones Miguel Sànchez) sono le illustrazioni: delle incisioni dell’epoca, 1800. Molto, molto belle e dettagliate.

Questa è la copertina:

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Terza di copertina:

“Per illustrare il nostro libro vi abbiamo intercalato molte incisioni dell’epoca, che rivelano tutto il fascino romantico dello sfondo e della gente dell’Alhambra del tempo. Era il periodo in cui grandi artisti come Roberts, Lewis, Doré riscoprivano e ricreavano la sua atmosfera. Illustrare l’opera di Irving con queste tavole, significa non solo rendere più prezioso il libro, ma in certo senso completarlo”

Mchan

 

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