Libri parte 13

Giorni giapponesi by  Angela Terzani Staude

“Pochi giorni ci erano bastati per capire che il Giappone non era certo un paese in cui uno sogna di vivere. Ci rendevamo però conto che il Giappone è anche un paese in cui sarebbe opportuno vivere perché quanto vi accade determinerà in qualche modo il nostro futuro e quello dei nostri figli”

“Frutto di cinque anni intensi di vita, lavoro di esperienze, il diario giapponese di Angela Terzani Staude ci offre la straordinaria opportunità di osservare “dall’interno” i complessi meccanismi della società nipponica contemporanea, di tentare di scoprire cosa si nasconde sotto un’apparenza tanto affascinante quanto impenetrabile. I piccoli e grandi problemi della vita quotidiana si alternano ai momenti “ufficiali”, i viaggi nei luoghi della natura e della storia alle frequentazioni di quelli del potere, in una sorta di avvincente vagabondaggio nello spazio e nel tempo, tra continue scoperte, incontri, visite, letture, felici intuizioni e riflessioni profonde. La cultura, l’organizzazione, la mentalità, il comportamento, tutto cià che fa della società giapponese un modello di straordinaria efficienza, ma anche di inquietante desolazione, rivive in queste pagine che hanno la qualità rara di dischiuderci un mondo per molti aspetti ancora inesplorato”

“Il mondo che abbiamo visto qui è un mondo duro in cui la storia, la tradizione, la natura e l’individuo non contano quasi più. E’ un mondo come forse può volerlo solo un popolo che cento anni fa si è staccato dalle proprie radici e che sostiene che il suo migliore amico è la macchina del pachinko. Tokyo, giugno 1990”

“Lunghi sono stati i giorni giapponesi di Angela Terzani Staude. Neanche uno – a leggere il suo diario – è andato sprecato grazie al fervore di una curiosità inesauribile: incontri, colloqui, visite, escursioni, viaggi, libri, mostre, conferenze… E’ impietoso il ritratto, ma l’autrice non se ne compiace, mostrando anzi una partecipazione a tratti accorata. E se la diagnosi è drastica, si preoccupa di documentarla: con richiami storici, notazioni acute, descrizioni vivissime” Corriere della Sera.

Mchan

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